Ambiente

Nelson, morto per una diga (in Colombia)

Nel Paese sudamericano un giovane attivista del movimento Rios Vivos è stato assasinato: era uno dei leader della protesta contro Hydro Ituango, era stato minacciato e aveva inutilmente chiesto una scorta. Intanto, dall’Italia è in partenza (il 7 ottobre) la ‘Carovana internazionale NO al Quimbo’, per portare solidarietà ai movimenti in lotta contro un altro progetto nel dipartimento di Huila (qui il reportage da Ae 148)

Il cadavere di Nelson Geraldo Posada, 31 anni, è stato trovato nel municipio di Ituango, in Colombia. Il giovane, colpito da colpi di arma da fuoco e sgozzato, era uno dei leader del movimento Rios Vivos, e partecipava al movimento in lotta contro la costruzione della diga Hidro Ituango, nella regione di Antioquia.
Secondo la denuncia dell’associazione colombiana Rios Vivos, l’efferato delitto sarebbe politico.

Hydro Ituango è un megaprogetto idroelettrico, che si fregia di esser “il più grande della Colombia, grazie alla produzione di 2400 MW di energia con otto turbine”. Molte famiglie perderanno la propria abitazione e la propria terra, e alcuni lo hanno già fatto: Posada, che viveva sotto minaccia, negli ultimi mesi, insieme a sua moglie e ai due figli piccoli, condivideva la protesta dei contadini sfollati per il progetto (più di 300 famiglie), che si erano accampati nella palestra dell’Università di Antioquia. Aspettava, Nelson, la protezione che tanto aveva richiesto al tribunale locale, e che un giudice, lo scorso 9 settembre, gli aveva per l’ennesima volta rifiutato.
Unanime il cordoglio delle associazioni colombiane, impegnate nelle tante vertenze che nel Paese vedono comunità indigene, contadine e afrodiscendenti sfollate per costruzioni di megaprogetti idroelettrici, minerari, estrattivisti.

La Colombia è il secondo Paese al mondo per sfollamenti interni: si calcola che siano almeno 7 milioni i colombiani che sono costretti a lasciare le proprie terre con la violenza. I megaprogetti in Colombia –ma non solo– parlano troppo spesso di connessioni con il paramilitarismo e la violenza di Stato, condizioni che affiancano la distruzione di habitat di inestimabile valore in termini di biodiversità e di cultura.
"Ecco perché dal 7 al 18 ottobre -spiega in un comunicato l’associazione Yaku- saremo al fianco delle comunità colpite dalla costruzione della diga de El Quimbo, nel Huila colombiano, con la ‘Carovana internazionale NO al Quimbo’, promossa da Yaku e Forum italiano dei movimenti per l’acqua fra gli altri, cui prenderanno parte attivisti di tutta Italia": una solidarietà umana e politica con le comunità e le associazioni locali, i cui territori -oltre 8000 ettari di fertile terreno– sarebbero inondati dall’invaso necessario ad alimentare una diga che produrrebbe energia elettrica di cui non beneficeranno. "Dieci giorni di solidarietà ed incontri per riflettere insieme alle comunità e alle associazioni colombiane su un modello energetico dalla doppia faccia -spiega ancora il comunicato di Yaku-: green power per l’Occidente, ‘violento’ per i Paesi del Sud del mondo".
 
(Leggi qui il reportage di Altrecnomia dal Dipartimento del Huila, dov’è in costruzione la diga di El Quimbo.)

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