Esteri / Reportage

Il monito kazako: lasciamoci il nucleare alle spalle

Viaggio nello Stato un tempo teatro di test militari sovietici. Là dove venivano sganciate bombe in grado di distruggere intere città -le cui radiazioni fanno ancora danni- oggi si punta sulle rinnovabili
Tratto da Altreconomia 194 — Giugno 2017
Il monumento all’atomo nella piazza centrale di Kurchatov, città segreta fatta costruire da Stalin per condurre esperimenti nucleari. Il suo nome è un omaggio a Igor Kurchatov, il fisico russo che fu padre della prima bomba atomica sovietica nel 1949. Un tempo polo strategico abitato da 45mila ricercatori e militari, oggi conta appena 5mila residenti - © Alberto Caspani
Il monumento all’atomo nella piazza centrale di Kurchatov, città segreta fatta costruire da Stalin per condurre esperimenti nucleari. Il suo nome è un omaggio a Igor Kurchatov, il fisico russo che fu padre della prima bomba atomica sovietica nel 1949. Un tempo polo strategico abitato da 45mila ricercatori e militari, oggi conta appena 5mila residenti - © Alberto Caspani
Percorsi una cinquantina di chilometri nella scabra steppa kazaka, coperta per lo più da pianticelle graminacee di festuca valesiaca e artemisia frigida, la jeep militare frena di colpo. L’autista intima d’indossare la mascherina a carboni attivi, il suo assistente si tampona velocemente il sudore e accende l’Atomtex, il misuratore di radiazioni dell’omonimo colosso tecnologico bielorusso. Fuori tutti: la piccola squadra distaccatasi dal Centro nucleare nazionale di Kurchatov mette piede sul terreno dove, alle 7 del mattino del 29 agosto 1949,...

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