Ambiente / Approfondimento

“Modena al cubo”, la densificazione di una città

"Le conseguenze del cemento" in Emilia

In meno di un’ora, Modena³, Modena al cubo, racconto il sacco di una città. Ed è un’inchiesta esemplare, perché il lavoro di Gabriele Veronesi ha il pregio di vivisezionare le politiche urbanistiche di una media città italiana, e non di una metropoli, l’ambito cui troppo spesso si limitano a guardare i giornalisti italiani. Ciò significa, però, che il racconto di “Modena³” potrebbe essere trasposto e applicato (con ovvi parametri di scala) in ogni realtà del Paese, dal piccolo Comune alla grande città. A partire da un dato, che è quello con cui si apre la video-inchiesta del giovane regista modenese: Modena futura prevede un’espansione della città, verso Sud, fino a “saturare” tutta l’area fino all’autostrada A1, con un aumento della popolazione da 180mila a 230mila persone. 50mila abitanti in più, pari al 27,7% in più. Sono autorevoli (geologi, architetti) i soggetti che s’interrogano su come Modena possa far fronte alle esigenze di una popolazione “più urbana”, all’approvvigionamento idrico, alla smaltimento dei rifiuti. Veronesi, però, ricostruisce col piglio del giornalista d’inchiesta l’asse trasversale, di cui fanno parte Università-maggioranza Pd in consiglio comunale-Banca popolare dell’Emilia Romagna-Lega delle cooperative, che spinge per realizzare  progetti come “Modena futura”, e anzi li anticipa acquistando fuori prezzo (basta andare al catasto per scoprirlo) terreni agricoli che “potrebbero” divenire edificabili.

 

Modena è davvero uno specchio dell’Italia, e di quelle che sono “le conseguenze del cemento”. Se nell’ambito della campagna “Salviamo il paesaggio” ogni gruppo, o comitato, realizzasse uno spaccato simile della propria città, ne verrebbe fuori un tristissimo, ma realistico, ritratto del Paese. A quel punto potremmo decidere se abbandonare ogni speranza, oppure guardare avanti. Come hanno fatto gli amici di “Libera”, la comune anarchica in una casa colonica in campagna che è stata sfrattata nell’agosto del 2008 per poter costruire, a Sud di Modena, l’autodromo di Marzaglia, una pista che -come spiega Fabrizio Ragazzi davanti alla telecamera di Veronesi- prima dello sgombero della comune era un “centro di guida sicura”. Oggi, invece, tutti lo chiamano per quel che è, a partire dal sito internet della società www.autodromodimodena.it.

p.s.: …era buonissimo quel ragù di seitan con cui gli amici di "Libera" hanno condito la pasta che ho condiviso con loro 4 anni fa. Colby e gli altri mi hanno accolto, per raccontarmi il loro progetto (un luogo aperto come spazio culturale, di autoproduzione, di agricoltura biologica, di energie rinnovabili), una storia che è finita prima tra le pagine di Altreconomia e poi (aggiornata) su quelle del libro “Le conseguenze del cemento”. Sono un pugno allo stomaco, così, le immagini di “Modena³”, con l’autodromo quasi pronto. “Libera”, il casolare che la ospitava, è stata abbattuta. Del resto l’agricoltura a due passi dalla città era il passato, oggi Modena si vede “futura”.

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