Altre Economie

Madrid è una piazza sociale

Nella capitale spagnola orti urbani e spazi culturali autogestiti occupano gli scheletri dei palazzi mai venduti “causa crisi” —

Tratto da Altreconomia 158 — Marzo 2014

A un chilometro da Puerta del Sol, centro nevralgico di Madrid, si trova il quartiere di Lavapiés che, come una matrioska, sembra contenere parti di città diverse. Pezzi di Cina, Senegal, India s’incastrano per formare quello che fu l’antico quartiere ebraico della città. Le 50 nazionalità distinte che popolano Lavapiés si mostrano ai turisti attraverso le insegne dei negozi in doppia lingua, i commercianti che cercano di attrarre i clienti nei loro negozi esotici, i vestiti colorati delle pakistane e l’odore acre dei ristoranti indiani. Anche gli spagnoli sono tanti, per lo più anziani e giovani professionisti. Da quattro anni la multiculturalità del quartiere può ritrovarsi in un nuovo spazio, conosciuto come “Esta es una plaza” (estaesunaplaza.blogspot.com.es). Fra le alte mura di due edifici, questa grande area, abbandonata per più di trent’anni, ospita oggi un orto urbano. Capace di attrarre i più giovani ma anche gli anziani, sempre pronti a dispensare consigli, “Esta es una plaza” è uno dei circa 15 orti urbani che permette la coltivazione di frutta e verdura in una grande metropoli come Madrid. Fra le piante e il laboratorio di bici c’è Alessandro, che è italiano e membro attivo dell’orto.Ci racconta la storia dello spazio: “L’idea dell’orto nacque dalla collaborazione fra un gruppo spagnolo e quello di ‘Esterni”, di Milano. Tuttavia il Comune non accettava l’occupazione dello spazio e dopo qualche mese le ruspe rasero al suolo ciò che era stato creato. Sembrava assurdo che questo posto appena scoperto potesse chiudere. Poi, dopo aver promosso diverse rivendicazioni e raccolto firme, nel 2010 è nata l’associazione ‘Esta es una plaza’”.

A febbraio mentre l’orto è a riposo, lo spazio è aperto al pubblico: la plaza ospita pranzi, che vengono preparati utilizzando i prodotti raccolti nell’orto e conservati. Durante queste giornate si riuniscono il gruppo che porta avanti l’autogestione dello spazio ma anche chiunque si trovi a passare: mentre gli adulti chiacchierano sotto il porticato, costruito con le canne donate da un agricoltore, i bambini si rincorrono per il giardino e si dondolano sull’altalena. Tutto ciò che si trova nello spazio è stato donato da altre associazioni, come il centro culturale Matadero, che ha regalato una struttura per conservare gli strumenti da lavoro.

La storia di “Esta es una plaza” è simile a quella di molti altri orti urbani a Madrid, nati tra gli stessi edifici abbandonati simbolo della bolla immobiliare spagnola scoppiata a cavallo fra 2007 e 2008. Gli scheletri di palazzi incompleti o abbandonati nelle periferie delle città spagnole mostrano la grande quantità di suolo che è stata destinata all’urbanizzazione con i cambi legislativi del ’98. Nel 2000, ad esempio, la Spagna cominciò a costruire circa 530mila immobili, quasi il doppio della Germania e tre volte più dell’Italia secondo l’European Mortgage Federation, organizzazione che studia l’andamento del settore dei mutui nell’Unione europea. I prezzi molto alti degli immobili hanno però causato la caduta della domanda, e l’impossibilità di pagare i prestiti senza garanzie delle banche facendo scoppiare la bolla immobiliare.

Uscendo dalla piazza e inerpicandosi per le strade strette del quartiere c’è “La Marabunta” (lamarabunta.info): è un caffè-libreria, ma anche uno spazio autogestito che ospita eventi e iniziative dei giovani del quartiere. Se si entra il martedì, ad esempio, ad aspettare i clienti non sono solo i libri ma anche le ceste colorate di prodotti biologici riservati al “Grupo de Consumo Agroecológico” (lamarabunta.info/proyecto/consumo-ecologico).
Ogni settimana molti universitari e professionisti raggiungono la libreria per ordinare, per il martedì seguente, verdure, carne, frutta e legumi, tutti biologici e comprati direttamente dai produttori locali della zona. Secondo Carlos, responsabile del progetto, dalle 20 alle 80 persone si rivolgono alla Marabunta per cambiare le proprie abitudini alimentari e di consumo.

Dai libri sugli scaffali e dal quartiere Lavapiés ci spostiamo a calle Ponciano nella zona centrale di Conde Duque: qui, da circa 15 anni, si riuniscono i consumatori del gruppo “Subiendo al Sur”. Sonia Rubio è una delle responsabili del progetto: “I produttori locali sono stati inizialmente contattati grazie all’aiuto di altri gruppi di consumo. Ci portano frutta, verdura, legumi, pane, latte, farina, olio, caffè, pasta e anche cosmetici. I prezzi sono più alti rispetto a un supermercato, ma sicuramente inferiori rispetto a un negozio biologico".

Ritornando verso Lavapiés, ci ritroviamo nell’antico quartiere de “La Latina” fra bar storici e caffè alternativi. Camminando per la stretta calle de la Ruda e raggiungendo una delle ultime porte, ci ritroviamo in un ex cafetín, un locale di fine ‘800 che serviva ai più poveri il caffè -quasi spremuto- dai fondi presi da altri bar. Come accadeva allora per la polvere del caffè, anche questo piccolo locale è stato riutilizzato: nel 1904 fu trasformato in un negozio di uova e poi in un alimentari. Da sette anni invece, dall’idea di un’ex segretaria di direzione di una casa di produzione cinematografica e di suo marito, maestro di judo, è nato “Como en Casa”. Fra broccoli, funghi, articoli cosmetici e per l’igiene, tutti biologici, ci si sente come in una grande cucina, con gli scaffali di legno e un grande tavolo al centro con sopra i prodotti pronti per essere cucinati. A ricordare il passato del negozio, invece, restano un orologio a pendolo d’inizio ‘900 e Teresa Rodriguez Matute, nipote del primo proprietario: “Quando ho riaperto il negozio era strano, perché ci dicevano ‘biologico? A noi queste cose non piacciono’. E io rispondevo: ‘Questi sono semplicemente prodotti naturali’. In questi 7 anni l’attività ha conosciuto una grande espansione, e sono aumentati gli agricoltori che si mettono in contatto con noi. Questa è la forma più diretta di vendita, senza passare per intermediari: aiuta a far rimanere bassi i prezzi” ricorda Teresa.
Così il costante flusso di clienti si arricchisce non solo di giovani ma anche di mamme preoccupate per l’alimentazione sana dei bambini: “C’è anche gente anziana, che ricorda i sapori di quando era giovane” aggiunge Teresa. Dal 2011 al 2013, il consumo di prodotti biologici in Spagna è aumentato del 7% secondo i dati forniti da Ecovalia, organizzazione non a scopo di lucro che promuove la produzione biologica e il consumo responsabile. La Spagna si piazza così al settimo posto nella classifica mondiale per consumo di questa tipologia di articoli, un gradino sotto l’Italia.

A pochi metri dal negozio di Teresa, però, si trova una delle mense sociali del quartiere, dedicata ai bambini dai 2 ai 14 anni. È organizzata dall’ong Mensajeros de la Paz. Sono molte le famiglie che non riescono ad assicurare i tre pasti giornalieri ai propri bambini. Secondo Caritas, dal 2007 al 2013 è duplicato il numero degli spagnoli che vivono con meno di 307 euro al mese: tre milioni di persone vivono ormai al di sotto della soglia di povertà.

Uscendo dalle strade strette de “La Latina” si apre Plaza de la Cebada con il grande mercato che svetta con le sue cupole colorate. Al lato si trova una grande voragine: è recintata dalle lamiere, ma una lunga porta scorrevole aperta tutti i giorni lascia infilare bambini e adulti. Si tratta del Campo de la Cebada (elcampodecebada.org), una sorta di grande piazza scoperta che racchiude campi di basket, orti e gradinate.
Nel 2007 il Comune di Madrid ha ancora le risorse necessarie per demolire il centro sportivo vecchio e costruirne uno nuovo. Uno dei membri più attivi del Campo racconta: “Con la crisi, il Comune non ha più soldi per portare avanti il progetto, e pensando che in questo modo le imprese private avrebbero iniziato a investire decise di buttare giù il centro sportivo. La crisi, però, peggiora, e nessuna impresa privata ha soldi sufficienti da investire. L’indignazione del vicinato cresce, perché si ritrova senza centro sportivo e con un cantiere a cielo aperto”. Oggi il Campo de la Cebada è un luogo d’incontro soprattutto durante il fine settimana. Molti turisti o curiosi si affacciano dagli oblò aperti sulle lamiere ed entrano timidamente, attratti dal vociare e dalla musica. Bambini che giocano a calcio, cantanti che si esibiscono, adolescenti che chiacchierano: questo spazio si è trasformato in una piazza nella piazza. Il Campo inoltre propone attività culturali, come la rappresentazione del “Don Juan Tenorio”, che è stato messo in scena tre volte riunendo centinaia di persone che sotto il sole o al freddo hanno aspettato pazienti formando una coda che circondava l’intera piazza. Questa è una delle attività escluse dal budget riservato alla cultura, che in Spagna si è dimezzato negli ultimi quattro anni secondo l’Observatorio de la Cultura, una onlus che promuove la cultura contemporanea spagnola (www.fundacioncontemporanea.com/observatorio-de-la-cultura).

Durante il primo anno di attività il Campo ha usufruito di aiuti comunali, mentre attualmente lo spazio si sostiene grazie all’azione volontaria dei cittadini che gestiscono lo spazio da fine 2010 e hanno donato tutto il materiale che oggi si trova nella piazza. L’autonomia finanziarie del progetto, inoltre, si deve anche ai numerosi premi vinti. Tra questi il “Golden Nica” del festival Ars Elecronica, come progetto culturale e comunitario unico al mondo.

Superando il centro storico, tra boulevard e palazzi ottocenteschi, incontriamo “Tuuu Librería”: quand’è nata, circa 2 anni fa, promuoveva la lettura attraverso il baratto. Ognuno poteva portare via i libri che preferiva e, nel caso, lasciarne altri in cambio. Ma Catalina, responsabile del progetto, ricorda di aver visto persone riempire intere valigie di tomi. Molti di questi libri venivano poi rivenduti ad altre librerie: “C’è una visione molto distorta della gratuità in Spagna. Purtroppo, in molti non si rendono conto del valore di un progetto come il nostro”. Per questo, un anno fa la libreria ha deciso di richiedere un contributo economico volontario agli utenti, oltre a cambiare la piccola sede per una più grande.

Qui s’incrocia il flusso costante dei circa 200 volontari che gestiscono la libreria. Vanno e vengono, organizzati in turni da due ore: universitari, amanti della letteratura, stranieri e pensionati. A sistemare i libri negli scaffali ci sono anche molti giovani disoccupati impegnati però in questo progetto. In Spagna, infatti, il tasso di disoccupazione tra i giovani sotto i 25 anni, a novembre 2013, era del 57,7% contro il 41,6% dell’Italia e il 23,6% della media europea, secondo l’Eurostat. —

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