Altre Economie

L’un per cento degli europei è celiaco

In ogni Paese è diversa la tutela a favore dei malati: la legge italiana risulta all’avanguardia, in particolare per i “buoni spesa”

Tratto da Altreconomia 145 — Gennaio 2013

L’Associazione italiana celiachia (Aic) è socia dell’Association of european coeliac societies (Aoecs, www.aoecs.org), la rete europea delle associazioni di celiaci presenti in 39 paesi. Fondata nel 1988, l’Aoecs è un’organizzazione indipendente e no-profit con sede a Bruxelles che lavora a livello europeo per ottenere normative e regolamenti riguardanti i celiaci e coordina lo scambio di informazioni tra Paesi per favorire la costituzione di nuove associazioni per la celiachia nei Paesi dove oggi non esistono.
L’incidenza della celiachia in Europa è stimata nell’1% della popolazione, ma ci sono differenze significative tra Paesi: negli adulti tra i 30 e i 64 anni d’età la celiachia è 8 volte più alta in Finlandia (con un’incidenza del 2,4%, raddoppiata in 20 anni) rispetto alla Germania (0,3%). Diverse sono anche le tutele previste dalle normative nazionali per la popolazione celiaca. Da questo punto di vista, in base a una comparazione fatta dall’Aic (si tratta di dati indicativi in quanto non ne esistono di ufficiali al di fuori di quelli governativi) la legge italiana è all’avanguardia: solo la Norvegia (dove la malattia ha un’incidenza del 6,75%) copre un tetto di spesa superiore a quello previsto dalla normativa del nostro Paese, pari a 130 euro al mese per i bambini fino a 3 anni e 250 euro al mese per i maggiori di 3 anni. Anche il governo irlandese eroga dei buoni per l’acquisto in farmacia di prodotti senza glutine, del valore massimo di 132 euro.
In Austria -solo per i maggiorenni- e Olanda -in base al reddito- le spese sostenute per l’acquisto di prodotti senza glutine sono deducibili dalle tasse. In Serbia il governo distribuisce gratuitamente fino a 5 chili al mese di farina per i minori di 18 anni celiaci o sensibili al glutine; nel Regno Unito e in Slovacchia l’erogazione gratuita viene conteggiata, rispettivamente, sulla base del numero di confezioni acquistate e del peso dei prodotti, anziché sulla base del valore economico.
In Spagna e Portogallo, invece, oggi non esistono leggi nazionali sul tema, né sostegni economici. In Spagna è in discussione la “Ley celiaca” (plataformaleyceliaca.org); nel frattempo i governi di alcune Comunità autonome del Paese (Castilla La Mancha, Valencia, Navarra, Extremadura) stanno praticando delle forme di sostegno ai celiaci (rappresentati dalla Federación de asociaciones de celiacos de España, celiacos.org). Da settembre 2012, intanto, il ministero della Sanità ha stabilito che al pane senza glutine sarà applicata un’Iva del 4%, la stessa del pane comune. Dal punto di vista normativo, ha compiuto un anno il Regolamento europeo 41/2009 “relativo alla composizione e all’etichettatura dei prodotti alimentari adatti alle persone intolleranti al glutine”: in tutta Europa, i prodotti che vogliano essere considerati “senza glutine” devono avere un contenuto di glutine inferiore ai 20 milligrammi per chilogrammo. —
 

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