Altre Economie

L’officina del vino di relazione

"La cosa più importante di ogni bottiglia è la storia del produttore, come lavora in campagna o in cantina". La filosofia e l’universo valoriale di Officina Enoica, l’associazione culturale che cura la nostra "Guida al vino critico" e -da oggi- il blog Vino critico, in una intervista a Gianni Camocardi

“La cosa più importante in un vino è la storia del produttore, come lavora in campagna o in cantina. Quando il prodotto è davvero artigianale, e quindi il suo gusto non è omologato, non può necessariamente andare bene a tutti, ma la vicenda umana che racconta, quella è un’altra cosa”. Gianni Camocardi è il presidente e l’anima di Officina Enoica, associazione culturale nata a Milano 8 anni fa “per parlare di vino in modo diverso, e farlo tutto l’anno, quando ancora lo facevano in pochi, e il mondo del ‘critical wine’ era limitato ad alcune fiere -la Terra Trema al Leoncavallo di Milano, Enotica al Forte Prenestino di Roma- e a percorsi finalizzati alla durata delle manifestazioni”. Da due anni, Officina Enoica cura per Altreconomia edizioni la redazione della “Guida al vino critico”, un “raccolto” di queste storie, la prima guida al “vino di relazione”.

Quest’ultima è una parola centrale nella scala valoriale di Officina Enoica, un centinaio di soci tra vignaioli e amici in tutta Italia. Intanto, spiega Gianni, “eravamo e siamo un gruppo di persone che condividono un interesse all’incontro con le persone, nel costruire reti, a partire dai vini. Ci invitano, ad esempio, i gruppi d’acquisto solidali (Gas). Raccontiamo loro che c’è un modo di bere diverso; andiamo ovunque ci ospitino, parlando rigorosamente di vini italiani”.

Tra gli ultimi incontri, c’è quello con il Gas “Filo di paglia”, uno dei gruppi d’acquisto solidali di Milano, composto da 80 famiglie. “Prima di scegliere un produttore ci siamo presi un impegno di girare insieme le aziende per un anno, una al mese” racconta Gianni. È questo, del resto, un altro degli obiettivi di Officina Enoica: “Portare una parte di città in campagna, e viceversa; portare i produttori, specie i più piccoli e sconosciuti, a incontrare direttamente chi potrebbe avere necessità di acquistare i suoi prodotti, saltando la filiera della distribuzione. La finalità di questo tipo di azione non è solo economica, ma è un percorso culturale”.

Che dovrebbe portare a cercare, per le bottiglie che entrano nella propria cantina, la naturalità del vino, cioè un prodotto che -prima di tutto- si fa in  campagna, con il diradamento, senza cercare alte rese, evitando l’utilizzo di prodotti chimici, e poi in cantina, usando le tecniche meno invasive possibili, non solo dal punto di vista chimico ma anche meccaniche. “Crediamo nella certificazione biologica e biodinamica come punto di partenza, non di arrivo” riassume Gianni.

Queste caratteristiche sono chiare sfogliando la “Guida al vino critico”, che è senz’altro un prodotto atipico tra le tante pubblicazioni che escono puntuali ogni autunno: “Non abbiamo voluto parlare di vini, perché la storia del vignaiolo è più importante, così come conoscere il suo territorio, seguire il suo percorso. Conosciamo i prodotti di tutte le cantine recensite, che abbiamo provato in un periodo degustazione durato anni, frequentando cantine e fiere, perciò non avrebbe senso ‘classificare’ le etichette. Anche perché, ed è una cosa che non abbiamo mai voluto fare, non ci facciamo inviare campioni”. Officina Enoica è un’associazione di volontariato. Le relazioni con i vignaioli sono reali. 
“A noi non serve dare premi, giudizi: tutte le cantine in guida sono buone. Per noi la cosa più importante è proprio il feedback dai produttori: alcuni ci raccontano di persone arrivate a visitarli in cantina con la ‘Guida al vino critico’ in mano”.

La guida ha una gemella, ovvero la fiera Vinissage, che da 9 anni si svolge ad Asti. La prossima edizione è in programma il 23 e 24 maggio. “Da 7 anni, siamo a fianco del Comune di Asti per questa che è una operazione culturale. Si tratta della manifestazione meno cara per i vignaioli, che pagano 100 euro per l’ingresso. Il Comune lascia ad Officina Enoica carta bianca sulla scelta dei produttori, selezionati secondo i criteri della ‘Guida al vino critico’: intanto sono biologici o biodinamici certificati o in conversione; poi sono produttori artigiani, in quanto producono o trasformano esclusivamente le proprie uve, non acquistandone da terzi. Per molti produttori Vinissage è stato un trampolino, una sorta di palestra prima di affacciarsi sul mercato nazionale”. Quest’anno l’ingresso costa 10 euro. Compreso nel prezzo anche un buono sconto -da 5 euro- da spendere all’interno della manifestazione.

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