Altre Economie

Lo sfratto alla casa dell’altra economia romana

La “Città dell’Altra Economia” sta per chiudere le porte. Il prossimo 29 settembre, infatti, scade ufficialmente la concessione triennale degli spazi dell’ex Mattatoio del Testaccio al Consorzio dell’Altra Economia. Come abbiamo anticipato sul numero di settembre di Ae, la giunta…

La “Città dell’Altra Economia” sta per chiudere le porte. Il prossimo 29 settembre, infatti, scade ufficialmente la concessione triennale degli spazi dell’ex Mattatoio del Testaccio al Consorzio dell’Altra Economia. Come abbiamo anticipato sul numero di settembre di Ae, la giunta comunale non solo non ha nessuna intenzione di rinnovarla, ma ha annunciato due nuovi bandi per la “messa a reddito” dell’area. Il che significa, per il Comune, aprire la partecipazione a nuovi esercenti -possibilmente senza il vincolo di essere no profit- e sbarazzarsi degli oneri di co-gestione e manutenzione degli spazi comuni, come la sala conferenza, spazi espositivi e piazzale, che saranno assegnati completamente a gestori privati.
Dei 3.500 metri quadrati coperti dall’intera area il Consorzio dell’Altra Economia potrà mantenerne di diritto solo 500, corrispondenti ai  due settori del biologico e delle energie rinnovabili; per gli altri dovrà lasciare il posto a imprese meno “alternative”, per usare l’espressione della giunta comunale.
La data di pubblicazione del bando è ancora dubbia. Nel frattempo il Cae ha lanciato una petizione pubblica in rete (www.cittadellaltraeconomia.org), per raccogliere le adesioni dei cittadini e mobilitare l’opinione pubblica: in poche ore l’iniziativa che ha raccolto 1.300 adesioni. Nel corso della prossima settimana, il Consorzio ha inoltre previsto incontri con diversi esponenti delle istituzioni romane, sia a livello comunale che regionale, in modo da avere l’opportunità di esprimersi per la prima volta sulla decisione subita. Nelle domeniche 19 e 26 settembre sono state invece organizzate due iniziative pubbliche con le realtà solidali, più una terza “assemblea cittadina” che avrà luogo il 29 settembre, con la partecipazione di cittadini, artisti e personaggi pubblici sensibili al mondo dell’altra economia.
Nell’attesa dell’uscita del bando, ancora poco chiara, le diverse realtà economiche, sociali e culturali che nell’ex Mattatoio avevano costruito una comunione -anche territoriale- d’intenti e di iniziative saranno costrette a smantellare le proprie attività, alcune per trasferirsi altrove, altre per aspettare il bando e decidere il da farsi.
Le due cooperative del settore energie rinnovabili, che avrebbero il diritto di partecipare al bando, hanno dichiarato il loro rifiuto di sottoscriverlo, come segno di protesta e solidarietà verso i “concittadini”. L’intento del Consorzio rimane comunque quello di  mantenere la propria presenza e rafforzare, attraverso nuove iniziative come AlterMap, la rete dei soggetti dislocati dell’altra economia.
"La giunta Alemanno si è mostrato totalmente indifferente nei confronti di un progetto ancora giovane e molto all’avanguardia nel campo della sostenibilità ambientale ed economica" spiega Riccardo Troisi, presidente del Cae. La Città dell’Altra Economia raggruppa ad oggi 30 linee di attività no profit, suddivise nei diversi settori di agricoltura biologica, commercio equo, energie rinnovabili, riuso e riciclo, turismo responsabile, finanza etica, comunicazione aperta e bioequoristorazione. La struttura in cui è si è insediata il 29 settembre 2007, dopo un lungo lavoro di ristrutturazione costato 5 milioni di euro, è stata recentemente premiata come una delle più competitive in termini di impatto ambientale.Allo scadere della concessione triennale era prevista per il Cae la possibilità, previa presentazione di un progetto integrato di sviluppo, di rinnovare la propria presenza per i successivi sei anni. Oggi il progetto c’è, ma a venir meno sono i fondi. Sottoscrivere l’appello può servire quantomeno a comprendere il perché di questa decisione.

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