Ambiente / Opinioni

L’invincibile armata che minaccia il biologico

Industria, scienza, politica e mercato spingono per usare i nuovi Ogm nelle coltivazioni bio. È una battaglia da combattere in campo. La rubrica di Riccardo Bocci di Rete Semi Rurali

Tratto da Altreconomia 246 — Marzo 2022
© Maria Teneva - Unsplash

Se la forza di un settore e la sua capacità di innovazione si vedono nei momenti difficili, i prossimi mesi saranno cruciali per il biologico. Una pericolosa insidia si nasconde dietro il suo successo. L’Unione europea ha stabilito nella strategia “From farm to fork” l’obiettivo del 25% della superficie a biologico nel 2030: significa un quarto dell’agricoltura europea che smette di usare prodotti chimici di sintesi. Il mondo industriale ha già risposto sottolineando come non sia possibile questo cambiamento senza mettere a rischio la produttività e sta, con sempre più forza, proponendo l’alternativa: al posto della chimica è necessaria l’innovazione tecnologica legata alle biotecnologie.

Solo usando quelle che si definiscono come Tecnologie per l’evoluzione assistita, Nuove tecnologie di miglioramento genetico o più semplicemente nuovi Ogm, a seconda del punto di vista di chi ne parla, l’agricoltura europea potrà essere produttiva, sostenibile e competitiva. È una narrazione potente che, saldando industria e scienza, ha già convinto i sindacati agricoli. C’è solo un piccolo problema, a oggi il biologico non può far uso di Ogm, così dice la legge e così vogliono le organizzazioni di settore rappresentate dalla Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica. Per risolvere questo dettaglio stiamo assistendo a due operazioni con l’obiettivo di mettere in un angolo il biologico e costringerlo ad accettare questa tecnologia. La prima lavora sul piano politico. In questi mesi a Bruxelles si deciderà se i nuovi Ogm saranno regolamentati come i vecchi (controlli stringenti basati sul principio di precauzione) o se avranno un loro sistema semplificato. In tal caso, non essendo Ogm, potranno essere usati nel biologico.

È pari al 25% la percentuale di superficie a biologico, stabilita dalla strategia “From farm to fork”, da raggiungere nel 2030

La seconda operazione è culturale. Nelle varie conferenze sul tema sono invitate a partecipare singole voci del biologico che, senza rappresentare nessuno se non loro stessi, esprimono il loro favore alle nuove tecnologie con le motivazioni di sempre: non si può perdere il treno del progresso, senza tecnologia non saremo in grado di competere con Paesi come la Cina, queste tecnologie risolveranno il problema della fame nel mondo. L’obiettivo è incrinare dall’interno le resistenze del biologico agli Ogm, vecchi e nuovi, e presentare ai decisori politici un biologico moderno e innovativo, pronto a lanciarsi nelle sfide tecnologiche, e uno passatista e antiscientifico. Non sarà facile resistere alla doppia morsa.

Nella peggiore delle ipotesi il biologico dovrà darsi degli standard privati per garantire l’assenza di nuovi Ogm dalle sue coltivazioni, ma come tracciarli se saranno deregolamentati? Quando sono arrivati i primi Ogm, a metà anni Novanta del secolo scorso, la mobilitazione sociale ha forzato la mano della politica portando di fatto a una moratoria della coltivazione in Europa. A quei tempi uno dei motori nascosti di questo successo è stata la grande distribuzione organizzata (Gdo), che da subito ha percepito il malessere dei cittadini e ha promosso campagne pubblicitarie contro gli Ogm.

Il risultato delle campagne ha portato al blocco degli Ogm, ma allo stesso tempo ha consentito alla Gdo di lanciare i prodotti a marchi proprio (private label), gli unici garantiti come Ogm free. Dietro gli Ogm è avvenuta una battaglia nella filiera agroindustriale che ha portato al consolidamento della Gdo. Sui nuovi Ogm, fino a oggi, nessun gigante dell’agroalimentare si è mosso ma sembra che questa volta la Gdo resterà a guardare la partita da spettatore, il suo risultato l’ha già ottenuto. Come potrà il biologico da solo con il suo mondo sociale di riferimento vincere l’invincibile armata, composta da industria, scienza, politica e mercato?

Riccardo Bocci è agronomo. Dal 2014 è direttore tecnico della Rete Semi Rurali, rete di associazioni attive nella gestione dinamica della biodiversità agricola

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