Ambiente / Opinioni

L’esplosione di Verona

Un dossier di Legambiente evidenzia che la popolazione, cresciuta del 4,97% tra il 2001 e il 2011, dovrebbe aumentare del 25,2% in dieci anni se si realizzaro tutte le previsioni dei Piani di assetto territoriale approvati dai Comuni del territorio. L’associazione ambientalista esprime dubbi, come se demografia e statistica contassero qualcosa nella pianificazione

Legambiente Verona ha presentato pochi giorni fa un ricco e articolato dossier sulla cementificazione del territorio provinciale e sulle previsioni urbanistiche dei Comuni ("Mattone e finanza", lo trovate qui sotto).
I dati raccolti, evidenziano in modo palese ciò che i maggiori studi di urbanistica applicata spiegano da anni: la demografia e la statistica non sono scienze; i numeri non contano e l’Istituto nazionale di statistica (Istat) rappresenta un terribile freno allo sviluppo.

Perché ad analizzare i piani di assetto territoriale e i piani di assetto territoriale intercomunali approvati si scopre che questi sono guidati da un "costante attestato di fiducia su un andamento della popolazione costantemente positivo che prevede, su scala provinciale, a fronte di un + 4,97% nel periodo dal 2001 al 2011 (+ 6,98% di incremento come media tra i comuni nello stesso periodo), un incremento per i successivi 10 anni (arco temporale di attuazione e previsione del PAT) del 25,2% tra i comuni che alla data odierna hanno già adottato o approvato il PAT". La popolazione dovrebbe aumentare di un quarto.

Legambiente Verona ha presto i Piani uno per uno. E li descrive: "Il capoluogo, Verona, vede approvato a dicembre 2007 il PAT che dichiara 268.100 abitanti e prevede un aumento del 9,32% con una popolazione stimata, a scadenza del Piano (2016), di 293.100 abitanti. L’Istat certifica al 2011, quindi a metà percorso del PAT, solo 254.607 abitanti, ovvero quasi 40 mila abitanti in meno di quelli previsti al 2017".
"È più realistico che ci sia stato un abbondante errore di valutazione o che in cinque anni arrivino 40 mila nuovi abitanti?" si chiedono gli ambientalisti.

Che poi passano in rassegna i Comuni più piccoli, consapevoli che se le grandi opere fanno notizia, il consumo di suolo in Italia è collegato alla miriade di piccoli, minuscoli interventi, tra sprawl urbano e "rotondificazione" del Paese.
Il riferimento è sempre ai dati dell’Istat, nei censimenti 2001 e 2011.
"Albaredo, con una variazione di popolazione tra il 2001 e il 2011, del 2,00%, vede, secondo i calcoli del suo PAT, un aumento del 15%. Arcole salta dal 7,94% del decennio passato a un 30,17%. Bosco Chiesanuova dal 5,11% al 24,95%. Brentino Belluno dal 5,55% al 24,45%. Cerea dal 5,11 al 32,87%.
Cerro dal 7,17% al 34,94%.
Più o meno con le stesse percentuali Cologna Veneta, Colognola ai Colli, Concamarise, Costermano, Dolcé, Garda, Grezzana, Isola della Scala, Isola Rizza, Lazise, Nogara, Rivoli, Roveré, San Pietro di Morubio, Tregnago e Zimella.
Casaleone, addirittura, inverte la tendenza e da -1,08% schizza al 31,04%. Così come Bevilacqua da -0,72 nel decennio passato a 26,14. Gazzo da -1,77% a 36,01. Salizzole da -1,14% a 21,61%. Terrazzo da -1,84% a 14,55%.
Per giungere poi a degli autentici exploit: San Mauro di Saline che da un’emorragia di -2,46% tra il 2001 e il 2011 vede l’esplosione del 66,67%, in buona compagnia con Velo Veronese che da un -0,76% corre a un 62,84%. In termini assoluti San Mauro passerebbe da 556 abitanti a 950; Velo da 786 e 1356, quasi un raddoppio".

Ecco pianificato lo "sterminio dei campi", quello descritto in uno scritto del poeta Andrea Zanzotto che Carlin Petrini cita nell’introduzione a "Salviamo il paesaggio!", il manuale per difendere l’Italia dal cemento di Altreconomia edizioni in uscita a breve con l’edizione aggiornata 2013. 

 

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