Altre Economie / Approfondimento

Le leggi dal basso per dare slancio all’economia sociale e solidale

Le Regioni possono valorizzare e promuovere circuiti di “altra economia”. In Lombardia è in corso una raccolta firme a sostegno di una proposta di iniziativa popolare. Le esperienze di Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Trentino

Tratto da Altreconomia 216 — Giugno 2019
© Res Fvg

“Trenta firme per ogni Gas”. Recita così lo slogan della campagna rivolta agli oltre 500 Gruppi d’acquisto solidale lombardi a sostegno della legge d’iniziativa popolare per l’economia sociale e solidale in Lombardia (economiasocialesolidalelombardia.it). Servono almeno 5mila firme entro settembre per presentare la legge, che ha radici nel 2013, con un primo tentativo fallito, e che ha trovato nuovo impulso nel 2018 dal presidente della Provincia di Bergamo. Al tempo era Matteo Rossi, che “aveva coinvolto le reti bergamasche Cittadinanza sostenibile, il Biodistretto per l’agricoltura sociale, la Rete di economia solidale (Res) della Lombardia -che rappresenta otto Distretti di economia solidale (Des)- e il Forum del terzo settore Lombardia”, come racconta Davide Biolghini di Res Lombardia e Res Italia, con l’obiettivo di “studiare le leggi già esistenti in Italia su questo tema e prefigurare un percorso per la Lombardia”. La proposta di legge “Norme per la valorizzazione, la promozione e il sostegno dell’economia sociale e solidale” è il frutto del lavoro di questo tavolo trasversale. Attraverso un riconoscimento giuridico, si vuole promuovere l’economia sociale e solidale nella Regione, “creando nuovi spazi di confronto per le sue diverse componenti, affinché questo modello economico sia una più visibile opportunità di alternativa al mercato dominante”. La speranza è anche di “riuscire a ricostruire relazioni socio-solidali lì dove si sono allentate e attivarle dove ancora non sono riuscite”, sottolinea Biolghini.

111, gli iscritti ai disciplinari dell’economia solidale trentina -al 90% soggetti economici e per il 10% culturali-, per 104 milioni di fatturato e 2.500 occupati nel settore

Per farlo, la proposta di legge prevede l’istituzione di un Forum regionale dell’economia sociale e solidale con il compito di elaborare pareri e proposte, e organizzare attività di divulgazione e sensibilizzazione; e di un comitato scientifico che svolga ricerche e indagini di settore su richiesta del Forum. Un ruolo centrale per favorire l’incontro tra la società civile e l’offerta di beni e servizi dell’economia socio-solidale spetta poi ai Distretti territoriali, che dovranno fare da ponte con gli enti locali, le scuole e altri attori per promuovere iniziative diffuse sul territorio. Il modello a cui s’ispira la Lombardia è la legge 4/2017 del Friuli-Venezia Giulia: “Norme per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale”, con cui la Regione riconosce questo modello economico e lo sostiene con contributi per iniziative che diffondano le buone pratiche, con una particolare attenzione all’ambito formativo e della ricerca. “È un percorso avviato nel 2005 con l’associazione per la Decrescita -racconta il sociologo Ferruccio Nilia, della Res Fvg-, che nel 2008 ha costituito la Rete di economia solidale regionale, per continuare nel 2012 con il Forum dei beni comuni e dell’economia solidale”. Allora i promotori avevano deciso di agire su un doppio fronte: “Il primo con i Comuni, per avere delle delibere a favore dello sviluppo di buone pratiche di economia solidale; l’altro con la Regione, per avere un confronto con dei consiglieri regionali che potessero sostenere una legge su questi temi”. Nel frattempo sono nate sul territorio delle filiere produttive solidali -come il patto “Pan e farine dal Friûl di mieç” a Mereto di Tomba (UD) con il sostegno del Des medio Friuli (des-mediofriuli.it)- che hanno dato una spinta alla legge, approvata senza nessun voto contrario. “In un anno è stato fatto il regolamento attuativo e ora siamo al lavoro per coinvolgere i cittadini nelle assemblee delle ‘Comunità dell’economia solidale’, che sono il cuore della nostra proposta”, racconta Nilia. Le Comunità -i cui territori coincidono con le 18 Unioni territoriali intercomunali (Uti)- sono infatti un tassello fondamentale per dare concretezza alla legge: sono costituite dai cittadini, uniti nell’interesse di avere cura del bene comune. Possono “avanzare proposte e approvare i programmi delle attività che favoriscano lo sviluppo e la diffusione di imprese, filiere e buone pratiche di economia solidale e sinergie tra i diversi soggetti interessati”. E ogni tre anni eleggono due rappresentanti per il Forum dell’economia solidale del Friuli Venezia Giulia, che fa da ponte tra gli enti locali e i rappresentati dei territori. “C’è poi un terzo soggetto -spiega Nilia-, un nuovo strumento istituzionale che, attraverso pareri e proposte alla Giunta regionale, ha l’obiettivo di orientare la legislazione a favore dell’altra economia”: è il “Tavolo regionale permanente per l’economia solidale”. “La scelta di creare questa nuova istituzione è dettata dalla volontà di non generare dipendenza dalle istituzioni tradizionali e costruire invece un dialogo alla pari tra la democrazia rappresentativa e quella diretta”. Un percorso impegnativo che da due anni viene accompagnato con dei corsi di formazione sui temi dell’economia solidale. “Rafforzare in partenza questo percorso di coinvolgimento dei cittadini, infatti, è fondamentale perché la legge abbia un esito positivo -dice Nilia-. Per riuscirci, è fondamentale unire le forze abbandonando le gelosie delle proprie esperienze e la paura di essere fagocitati in un percorso più grande. Perché si tratta comunque di un processo governato dal basso”.

“Rafforzare in partenza questo percorso di coinvolgimento dei cittadini, infatti, è fondamentale perché la legge abbia un esito positivo” – Ferruccio Nilia

Anche secondo Mario Simoni del Tavolo dell’economia solidale trentina (economiasolidaletrentina.it), per abbracciare una visione ampia degli stili di vita responsabili è necessario lavorare insieme e uscire dall’autoreferenzialità. “Anche se questo è uno degli aspetti più difficili -dice-, che in Trentino abbiamo costruito in numerose assemblee, per arrivare a una definizione condivisa dei disciplinari” che facilitano l’attuazione della legge 13/2010, “Promozione e sviluppo dell’economia solidale e della responsabilità sociale delle imprese”. Da nove anni, grazie alle proposte di due consiglieri provinciali e alla regia di Trentino Arcobaleno, il Trentino ha una legge provinciale che riconosce l’economia solidale come “lo svolgimento dell’attività economica e culturale che consente il conseguimento di obiettivi d’interesse collettivo più elevati rispetto alle soglie fissate dalla normativa vigente”, attraverso sei principi: ecocompatibilità, trasparenza, equità e solidarietà, buona occupazione, partecipazione, consapevolezza del limite umano e naturale. Per concretizzarla, la Provincia ha messo a disposizione un Tavolo permanente di coordinamento con la Giunta provinciale, un soggetto istituzionale a partecipazione gratuita che dura il tempo di una legislatura, una Segreteria organizzativa dedicata e risorse economiche crescenti con l’aumentare delle attività (da 60mila euro nel primo anno a 100mila nel 2018). Sono serviti quattro anni perché la legge diventasse operativa: nel 2014 Trentino Arcobaleno ha vinto il bando per la costituzione della Segreteria e nel 2018 aveva due dipendenti (uno a tempo pieno e l’altro part time) dedicati a questo progetto. Nello stesso anno erano 111 gli iscritti ai disciplinari dell’economia solidale trentina -al 90% soggetti economici e per il 10% culturali-, per 104 milioni di fatturato e 2.500 occupati nel settore. Il cambio della Giunta alla fine del 2018 ha determinato una proroga al bando in scadenza e ora è ripresa l’attività del Tavolo, presieduto da Achille Spinelli, assessore allo Sviluppo economico della Provincia. A dimostrazione che la costruzione dei percorsi di economia solidale necessita dei giusti tempi, anche all’Emilia-Romagna sono serviti tre anni di coordinamento regionale, per trovare un linguaggio comune su cui porre le fondamenta della legge 19/2014, “Norme per la promozione e il sostegno dell’economia solidale”. Un percorso nato nel 2011 al festival Kuminda, a Parma, quando ancora non esisteva una rete regionale. “Da una trentina di incontri con la Regione siamo arrivati alla stesura della proposta di legge, che è poi stata approvata quasi senza modifiche”, racconta Pietro Passarella del Creser, il coordinamento di attori dell’Emilia-Romagna che si riconoscono nell’economia solidale (creser.it).

“Da una trentina di incontri con la Regione siamo arrivati alla stesura della proposta di legge, che è poi stata approvata quasi senza modifiche” – Pietro Passarella

A oggi la Regione ha organizzato tre Forum su richiesta delle associazioni aderenti, che si confrontano tra loro in assemblee periodiche. “Il Forum regionale è uno degli organismi con cui i partecipanti possono esprimere i propri bisogni e definire le linee progettuali da sviluppare in successivi incontri nei gruppi di lavoro tematici”, spiega Passarella. I progetti elaborati dai gruppi di lavoro sono poi approvati dall’assemblea del Creser e quindi portati al “Tavolo permanente per l’economia solidale”, che è l’altro strumento istituzionale di cui ci si è voluti dotare a sostegno dell’altra economia, deputato a dare attuazione alle proposte del Forum. C’è infine l’Osservatorio dell’economia solidale che ha il compito di monitorare e verificare le attività realizzate e ricavarne dei report. Uno degli ultimi obiettivi raggiunti dal gruppo di lavoro sulla finanza etica è aver ottenuto un contributo di 100mila euro per l’abbattimento degli interessi passivi sui mutui erogati dai soggetti dell’economia solidale che rispettano i principi definiti dalla legge. “L’obiettivo è che questo fondo possa sostenere anche la richiesta di mutui per progetti di rete con una valenza locale -spiega Passarella-, che abbiano cioè delle ricadute sul territorio in termini di ‘ben vivere’”. L’intento della legge, infatti, è di “superare i localismi e gli interessi personali, per portare un beneficio di rete, diffuso sul territorio”, conclude.

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