Altre Economie / Varie

Le parole per comunicare

Gli utenti del Laboratorio Zanzara sono 16 persone che vivono una condizione di disagio mentale: i loro aforismi -come "Se uno non si ribella si scompare”, o “Ogni domani è un mondo migliore”- vengono stampati su t-shirt (equosolidali), oggetti e confezioni, e venduti all’interno di un negozio. Tra le collaborazioni avviate anche quelle con Amnesty International Italia e Pastiglie Leone

Tratto da Altreconomia 173 — Luglio/Agosto 2015

“Se uno non si ribella si scompare” è uno degli aforismi ideati da Antonino, ospite fisso del Laboratorio Zanzara di Torino. Assieme a lui, altri 15 “ragazzi” che vivono in condizione di disagio mentale sono i co-creatori di una serie di oggetti di arredamento di notevole cura estetica. Chi entra nello spazio espositivo della Zanzara, infatti, viene circondato da pinguini, robot, uccelli appesi alle pareti e tante lettere di varie dimensioni, composte a partire dalle frasi dei diversi utenti. E poi ancora lampade, vasi colorati in cartapesta, t-shirt, bavaglini e tazze su cui si possono leggere frasi come “c’è chi nasce stupito, c’è chi nasce dopo tanto tempo” oppure “quando si litiga è meglio cambiare discorso” o ancora “il gusto della vita va assaporato in pausa” e “mi darò dei vizi ammessi dalla legge”.  Antonino è l’aforista di punta, come sottolinea Gianluca Cannizzo, direttore artistico del Laboratorio Zanzara (http://laboratoriozanzara.it),  che nasce ufficialmente come cooperativa sociale nel 2010, con 6 soci (di cui 4 lavoratori), sebbene in modo informale esista dal 1998, all’interno di un’altra cooperativa.
L’hanno fondata Carmela, Elena, Gianluca e Igor. Tutti e quattro provengono da altri settori: Elena è una educatrice, con un percorso d’arte alle spalle, Carmela educatrice e cuore fondante dei vari laboratori creativi, Gianluca grafico pubblicitario, mentre Igor è un amministratore. “Non facciamo inserimento lavorativo -precisa Gianluca-: siamo una cooperativa sociale di tipo A, che si occupa di servizi alla persona, convenzionata con la Città di Torino. Possiamo però anche fare attività commerciale”. Ed è così che in via Franco Bonelli 3/a si possono vedere i ragazzi all’opera e contemporaneamente fare acquisti delle loro creazioni. Il Laboratorio Zanzara è un progetto che si sostiene da solo, senza finanziamenti a fondo perduto. “Le attività della cooperativa portano un fatturato di circa 300mila euro l’anno -chiarisce Gianluca-, e con questi soldi riusciamo a pagare, oltre a tutte le spese di gestione, quali affitti e utenze, anche 5 part-time, 3 full-time, garantendo anche un piccolo contributo mensile agli utenti del Laboratorio Zanzara”.
Sono quattro, in realtà, i “laboratori”, sui quali turnano i 16 ospiti del Laboratorio. Uno di grafica e comunicazione visiva, in cui si producono le frasi e i disegni sui quali costruire poi manifesti e sculture; uno di cartapesta e decorazione d’interni, dove viene data la forma ai disegni prescelti; uno di serigrafia, dove si creano i quadri e e stampe su bavaglini e magliette; e infine un laboratorio teatrale, due ore ogni settimana.
Solo alcuni oggetti, come le tazze, sono realizzati all’esterno. Se possibile, prestano attenzione all’impatto ambientale della produzione di ciò che non riescono a creare internamente, come le t-shirt, che provengono da una filiera equo-solidale.

“Come cooperativa sociale di tipo A potremmo limitarci a offrire un servizio socio-­assistenziale -spiega Gianluca-, ma noi abbiamo scelto di mettere in piedi una attività imprenditoriale, e le persone che partecipano come utenti ai laboratori devono rispettare gli orari, come farebbero per un lavoro, firmare all’entrata e all’uscita. A fine mese ricevono un compenso, per quanto simbolico. Questo tipo di struttura dell’attività ha un valore educativo molto importante: vedere le persone che entrano ed apprezzano (e comprano) le loro creazioni fa sentire gli ospiti dei laboratori protagonisti, e li riempie di orgoglio”.
Il processo creativo, infatti, coinvolge tutte le persone che lavorano al Laboratorio Zanzara. Lo staff di progettazione stabilisce che cosa realizzare, sulla base di considerazioni anche “di mercato”. “Abbiamo visto che funzionano molto di più gli oggetti da appendere, piuttosto che quelli da appoggiare -racconta Gianluca-, e quindi per le nuove idee procederemo in questo senso”. Una volta stabilita la direzione, la parte espressiva viene affidata agli utenti, che creano disegni o frasi, da cui poi partire per realizzare gli oggetti da rivendere. “Quello che facciamo poi noi grafici -prosegue Gianluca- è di rendere omogenee le caratteristiche formali, che abbiamo scelto come lo stile del Laboratorio Zanzara. Non tocchiamo il segno realizzato dai ragazzi. Lo adattiamo solo, aggiungendo magari colori e strutturandolo in maniera da poterlo utilizzare per le necessità che ci eravamo prefissati”.

Il Laboratorio lavora anche conto terzi. Offre i propri servizi a privati, che vogliono partecipazioni o bomboniere per i matrimoni, frasi personalizzate da appendere in casa, oppure proprie frasi da realizzare con lo stile della Zanzara, ma si occupa anche di comunicazione grafica per realtà importanti. Tra i committenti ci sono, ad esempio, il Torino Jazz Festival (www.torinojazzfestival.it), o -ed è l’ultima collaborazione nata- Amnesty International Italia e Pastiglie Leone, sulle cui confezioni si possono leggere gli aforismi di Antonino, come “L’amore è una cosa potente che attraversa ogni immagine”, oppure “Ogni domani è un mondo migliore”. Si tratta di tre scatolette di latta in edizione limitata, acquistando le quali si sostiene anche il lavoro Amnesty International Italia. Il Laboratorio Zanzara ha anche curato l’immagine coordinata della nuova Libreria Bodoni Spazio B, inaugurata a Torino nel maggio di quest’anno. “Sarebbe bello che una realtà come la nostra fosse replicabile, ma finora le persone che sono venute a trovarci non ce l’hanno fatta -ammette Gianluca-: è difficile che professionisti della comunicazione investano in una cooperativa sociale. Di solito le coop si avvalgono di professionisti esterni, che ‘a freddo’ propongono i loro progetti, oppure gli educatori si trasformano in designer o grafici. Tra di noi invece ci sono dei creativi e dei grafici diventati educatori. E la cosa funziona, ufficialmente da 5 anni, ma di anni ne consideriamo almeno 15”.
Un evento che verrà celebrato con una pubblicazione, edita da ADD editore di Torino. Un libro oggetto con racconti, frasi e disegni, che raccolga l’attività fatta finora. Dovrebbe essere pronto prima di Natale 2015. —
 

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia