Ambiente

L’arsenico nell’acqua lo pagano i Comuni

Corchiano ha ricevuto una multa di oltre 20mila euro dall’Asl di Viterbo. L’amministrazione non ha chiuso l’acquedotto, che immette in rete acqua ricca di un minerale pericoloso per la salute. Ma il sindaco Bengasi Battisti non ci sta: l’acquedotto è gestito da una spa, non dal Comune, e ha scritto al presidente della Regione. Che, dopo un mese, non ha ancora risposto

Bengasi Battisti è sindaco di Corchiano, in provincia di Viterbo. Quello che amministra -che fa parte dell’associazione dei “Comuni virtuosi”– è uno degli enti coinvolti, suo malgrado, nell “emergenza dell’acqua all’arsenico” che per pochi giorni infiammò i media mainstream nell’autunno del 2010 (noi lo raccontammo così), quando l’Ue disse all’Italia ciò che era ovvio: un Paese membro non può chiederci, per il terzo triennio consecutivo, di immettere in rete acque non potabile, grazie a una deroga rispetto ai valori di concentrazione dell’arsenico; avete avuto sei anni per investire ed eliminare questo problema, che è legato alla natura del territorio e non di origine antropica. 

Nessuna emergenza, insomma.
A non risolvere il problema è stato il gestore della rete (che nel  viterbese è Talete spa, società per azioni a totale controllo pubblico), ma adesso tocca ai Comuni pagare: il 6 giugno, il Comune di Corchiano ha ricevuto un verbale di accertamento di violazioni amministrativa per oltre 20mila euro.
Battisti, allora, ha scritto al presidente della Regione, Nicola Zingaretti. La lettera (la pubblichiamo integralmente) è stata inviata il 14 giugno, ed è rimasta senza risposta.

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Egregio Presidente,



con l’entrata in vigore del decreto legislativo 31/2001, che recepisce la direttiva comunitaria 98/83 sulla potabilità delle acque, dal primo gennaio di quest’anno buona parte della provincia di Viterbo è piombata nell’emergenza idrica. Una grave emergenza determinata dalla presenza nelle acque destinate al consumo umano di concentrazioni di arsenico e fluoruri superiori ai parametri fissati dalla legge. Cinquantasette sono i Comuni della Regione Lazio interessati al problema arsenico. Ben trentotto sono viterbesi.
Ora, la questione quanto mai seria e delicata della concentrazione di arsenico nelle acque sta diventando invero grottesca e imbarazzante.  
Nella mia qualità di sindaco del Comune di Corchiano, ho ricevuto un verbale di accertamento che mi condanna a una sanzione amministrativa per violazione dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 31/2001, che recita: "Chiunque fornisce acqua destinata al consumo umano, in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 4, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a lire centoventi milioni".
Pertanto, sono stato ritenuto responsabile di non aver interrotto la fornitura di acqua, quando l’Istituto superiore di sanità somministra consigli e raccomandazioni stringenti in merito alle limitazioni d’uso, senza tuttavia fare riferimento alla chiusura degli acquedotti. Questo perché, semplicemente, l’interruzione del servizio idrico causerebbe maggiori danni come la diffusione di epidemie.

L’amministrazione comunale e la sua comunità si sono impegnate e si impegnano nell’affermazione del principio "acqua bene comune" e, soprattutto, nel proporre una diversa gestione del servizio idrico, pubblica, trasparente e partecipata, anche per dare risposte concrete e sostenibili, sia sul piano ambientale sia su quello economico, all’emergenza, di proporzioni inaccettabili, in atto nel nostro territorio.  
Non solo. Oltre a informare compiutamente la popolazione e dotare le fontanelle pubbliche di dearsenificatori per garantire le fasce più sensibili e il minimo giornaliero per il consumo umano, che cosa avremmo potuto fare, non essendo peraltro gestori del servizio? A tale proposito, ci siamo rivolti ai tribunali per rescindere il contratto con la società di gestione per manifesta inadempienza. Come se non bastasse, poi, subiamo l’ingiustizia di pagare per buona acqua non potabile. Siamo dunque considerati corresponsabili quanto coloro che hanno sottratto acqua e diritti. Non mi sento e non ci sentiamo corresponsabili. Interpreto questo atto come un’offesa all’impegno di un’intera comunità da sempre attenta e sensibile ai diritti umani, in particolare al diritto di accesso all’acqua. Una comunità, quella di Corchiano, che ha promosso con il suo Consiglio comunale la proposta di legge d’iniziativa popolare dal titolo "Tutela, governo e gestione pubblica delle acque" e richiesto alla Corte d’Appello di Roma l’ammissibilità, ottenuta, del referendum propositivo regionale. Ricorreremo a questa ingiusta sanzione e ci impegneremo per evitare che questa assurda diluizione di responsabilità conduca a una diffusa impunità.
Dopo quattordici anni d’ignavia da parte delle istituzioni preposte e superiori, che non sono riuscite a destinare i fondi necessari per l’ammodernamento e l’adeguamento delle reti idriche nazionali, i Comuni sono rimasti soli a fronteggiare l’emergenza. Abbandonati al loro destino, privati delle risorse finanziarie, umane e strumentali. Costretti a contenere le spese per le politiche sociali e per le infrastrutture.  

Ritengo che occorra affrontare con vigore e nel modo più adeguato una situazione ormai insostenibile, anche perché dal primo luglio tutti i Comuni con concentrazioni di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro non potranno più erogare acqua.
Pertanto, Presidente, confidando nella sua sensibilità e nella sua azione, non possiamo non affermare giustizia e democrazia, partendo dall’articolo 32 della Costituzione repubblicana che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

Bengasi Battisti, Sindaco di Corchiano

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