Ambiente

L’amianto oltre confine

Un traffico di rifiuti tra Varese e il Canton Ticino. Faccendieri e trasportatori fanno affari, la gente di Cantello vede il sole sorgere due ore dopo In Svizzera si costruisce e in Italia si smaltisce. Scarti di demolizioni, manutenzione di…

Tratto da Altreconomia 107 — Luglio/Agosto 2009

Un traffico di rifiuti tra Varese e il Canton Ticino. Faccendieri e trasportatori fanno affari, la gente di Cantello vede il sole sorgere due ore dopo

In Svizzera si costruisce e in Italia si smaltisce. Scarti di demolizioni, manutenzione di fabbricati e strade, eternit, ferro, amianto flocculato e catrame. A Stabio, in terra elvetica, lungo il confine che divide la Svizzera dalla provincia di Varese, c’è una collina-discarica di inerti gestita da privati. A poche decine di metri vivono 15 famiglie del comune italiano di Cantello. Dalle loro finestre hanno visto crescere dal 2002 una piccola montagna d’inerti, terra e amianto, alta 35 metri, lunga 400 e profonda 50. Mentre la collina cresceva, il sole si alzava sempre più tardi per gli abitanti di Cantello. Oggi il sole arriva due ore dopo rispetto a quando il mucchio d’inerti non esisteva.
Gli abitanti, organizzati in un comitato antidiscarica, dal 2004 hanno iniziato a reclamare. Alcuni politici locali hanno accolto la loro protesta, trasformandola in un problema del Comune di Cantello e della Provincia di Varese, poi della Regione Lombardia e, infine, in un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera.
Il 22 maggio 2007 il primo passo.
Il console italiano a Lugano comunica che “il contenzioso è stato risolto” e si è arrivati alla soluzione di riduzione del volume e dell’altezza. Dai 42 metri previsti si scende a 32, con “un minore impatto per la case a ridosso del confine”. Ma per Salvatore Boeddu, che guida il comitato, non è abbastanza: “Viviamo in un cono d’ombra perenne -incalza-, con il rumore di ruspe e camion e la polvere che entra nelle nostre case. Ogni giorno”. Qui si stoccano amianto e altre materiali che nei mesi scorsi Asl e Arpa hanno analizzato. I risultati sono secretati e in mano ai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico, che su incarico della Procura di Varese stanno effettuando le indagini. Ma la collina ha un potere enorme. Ciò che difficilmente sarebbe stato consentito sul suolo svizzero, una discarica a fianco di abitazioni, è invece concesso proprio perché le case se ne stanno al di là del confine. Una beffa giocata sui confini di Stato. Anzi, la discarica ora raddoppia. Il comune di Stabio a marzo ha autorizzato l’ampliamento richiesto dai proprietari Gedis Sa e Robbiani Sa: la discarica dovrebbe prolungarsi per tutto il crinale della Valmorea, in una zona di grande pregio naturalistico, per saldarsi sempre lungo il confine di Stato al colle di Rodero-San Maffeo (Co). Non è la mancanza di luce solare a inquietare gli abitanti. In quella discarica, in ossequio alle leggi della patria dell’impero dei fratelli Schmidheiny, la Eternit, si può depositare materiale di demolizione contenente anche amianto (vedi box).
In Italia questa pratica è invece proibita, perché l’amianto è considerato rifiuto pericoloso dal 1991, e la medicina lo considera cancerogeno (causa di tumore del polmone e mesotelioma pleurico) soprattutto per chi viene a contatto per motivi di lavoro. L’amianto flocculato è friabile e, una volta secco, facilmente sbriciolabile, stessa sorte per l’amianto-cemento che contiene milioni di microfibre che si disperdono nell’aria per chilometri. “I casi di tumori legati all’amianto sembrano in aumento -spiega Claudio Mendicino, medico del lavoro dell’Asl Milano 1-. Per chi è esposto in maniera continua è innegabile che possa crescere la probabilità di contrarre la malattia”. L’amianto sembra una costante di tutta la zona e varca il confine più facilmente dei frontalieri.
Lo scorso 15 settembre, a soli cinque chilometri da Cantello, nel comune di Viggiù (Va) la Guardia di finanza mette sotto sequestro la cava Femar. Oltre a lavorare sassi, ghiaia e pietre, i proprietari avrebbero trattato grandi quantitativi di sostanze contenenti amianto, arsenico e nichel. Una collina alta 45 metri, 133mila metri cubi trasportati in 8 anni per 2.500 viaggi stimati. Materiale che ora rischierebbe di inquinare la valle del torrente Bevera, una delle aree verdi più importanti del varesotto (candidata a diventare Patrimonio dell’umanità per l’Unesco), da dove proviene il 60% dell’acqua potabile della città. Ma la cava Femar non è l’unica discarica della zona: nell’ottobre 2006, un’indagine del sostituto procuratore di Varese Tiziano Masini porta alla luce, nel comune che confina con Cantello, 12mila metri cubi di catrame liquido, eternit e amianto nel terreno di un deposito di trasporti. Stesso copione a poche centinaia di metri, ad Arcisate: l’ex cava Rainer viene sigillata perché al suo interno due aree da 25mila metri cubi sono state riempite con materiale di demolizione e scavo classificati come speciali. Per tutti lo stesso sospetto della magistratura: i rifiuti avrebbero targa ticinese. Ma perché portare i rifiuti in Italia? La spiegazione è tutta economica: le imprese di autotrasporti quando vanno nel varesotto a prendere la sabbia, per evitare di fare il viaggio di andata a vuoto, caricano l’autocarro di materiale di scavo o di demolizione dei cantieri ticinesi e lo depositano nelle cave italiane senza nessuna autorizzazione e senza pagare per lo smaltimento.
Il risparmio è garantito e per la discarica di Stabio, che si trova proprio sulla tratta, un vantaggio notevole: si svuota in modo da poterla riempire con nuovo materiale. La pratica sarebbe diffusa e consolidata per i cittadini locali, ma non è comprovata da nessuna indagine e dalla totale disattenzione degli enti locali svizzeri ed italiani. Ora dopo le denunce, gli esposti e la richiesta di aiuto si è mossa anche la Regione Lombardia. Il consigliere Mario Agostinelli ha portato in commissione Ambiente il problema, e lo scorso 9 giugno il Consiglio ha approvato una risoluzione che “impegna la Giunta ad assumere ogni iniziativa […] affinché vengano effettuate verifiche sul rispetto delle misure di limitazione alla discarica”. Troppo poco per Agostinelli, che attacca: “Nessun controllo favorisce il viavai di rifiuti pericolosi stoccati illegalmente che ora si sono spostati solo di qualche chilometro, nella cava comasca di Faloppio”.

Cave per smaltire

Il Canton Ticino non ha sufficiente sabbia e pietra per ottenere del calcestruzzo di qualità. In questi anni di boom -dal 2000 al 2007  sono state costruite 14.735 nuove case, un’abitazione ogni 1,7 abitanti- la gran parte degli inerti necessari è arrivata proprio dalle cave vicino al confine del Varesotto. E la zona dell’Insubria (tra Varese, Como e il Canton Ticino) è anche il posto dove, una volta esaurite le cave, si può smaltire, con l’aiuto di faccendieri e trasportatori compiacenti, materiale da demolizione contente amianto.
In tutti i Paese europei ogni tipo di amianto, anche quello definito “meno pericoloso”, l’amianto-cemento, deve essere trattato come rifiuto speciale. Anche per il trasporto è necessaria un’apposita autorizzazione. In Svizzera è consentito depositare nelle discariche le pareti e i tetti ondulati senza problema, così come trasportarlo. Nella discarica di Stabio smaltire amianto-cemento costa 25 franchi al metro cubo. In Italia 150 euro, 226 franchi. Il diverso approccio di Berna è motivato dalla “pericolosità solo in caso di inalazione”, “interrato non rappresenta alcun pericolo”. La differente legislazione in materia di smaltimento ha creato un traffico internazionale in uscita ed entrata. Il primo è illegale, e si organizzano depositi abusivi, l’altro -l’import di amianto-cemento dai Paesi limitrofi- è legale. In Ticino, l’autorità federale ha scritto alle discariche cantonali, raccomandando di “non accettare amianto dall’Italia”. Si tratta però solo di una raccomandazione, senza sanzioni in caso di violazioni.

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