Altre Economie

“L’albero della vita” dà frutti

Un progetto del commercio equo importa in Italia dal Benin farina e olio di baobab. Nelle botteghe arrivano trasformati in dolci e cosmetici

Tratto da Altreconomia 130 — Settembre 2011

“Il pullman parte all’alba, dalla stazione degli autobus di Cotonou. Per Natitingou sono circa 800 chilometri, 12 ore almeno di viaggio, con qualche breve sosta per rifocillarsi e i bisogni essenziali nei tipici ‘autogrill’ africani.
Si percorre una strada che attraversa tutto il Benin, da Sud a Nord, attraversando la zona delle foreste e delle piantagioni, fino a entrare nella savana, fin quasi al confine con il Burkina. È un viaggio lungo e faticoso, ma lo affronto volentieri.
A Natitingou mi aspetta Brice Gbaguidi, nella sua casa, che è anche la sede della cooperativa Baobab.
Incontrare Brice e visitare la cooperativa è il coronamento di un lungo anno di lavoro, iniziato quando Brice è arrivato a Equo Mercato portandoci una sporta con sacchetti di farina di baobab, assieme a polpa essiccata e alcuni di questi frutti dalla forma allungata, come palloni da football americano.
Ora da Natitangou stanno per partire i primi sacchi di farina di baobab e i primi litri di olio ricavato dai semi, e sono ansioso di vedere come è stata organizzata la spedizione.
Lungo la strada, come sempre in queste regioni sub sahariane, si stagliano dietro i finestrini del bus grandi baobab, isolati e maestosi, o in piccoli gruppi, attorno ai villaggi o vicino a capanne che sembrano spuntare dal nulla. E mi tornano alla mente tutte le cose che Brice ci ha raccontato e ci ha fatto studiare in questi mesi”.
Le parole sono di Fabio Cattaneo, responsabile progetti della centrale di importazione di prodotti del commercio equo Equo Mercato di Cantù (Co).
Il baobab lo chiamano “il gigante buono” o “albero della vita”: è la maestosa pianta centenaria che riveste un ruolo vitale, oltre che rituale, per molti villaggi africani. Frutti, foglie, radici e corteccia sono impiegati per ricavare alimenti dall’alto potere nutritivo (minerali e vitamine) e rimedi medicinali conosciuti da generazioni. Nella zona di Natitingou, Nord del Benin, contesto rurale definito a “povertà diffusa” in cui si registrano redditi inferiori ai 2 dollari al giorno, la preziosa tradizione della raccolta e lavorazione del frutto del baobab rischia di estinguersi. Le donne che se ne occupano normalmente vendono i prodotti agli intermediari locali, che le pagano così poco da indurle ad abbandonare l’attività. Convinto che la situazione possa cambiare, il parroco di Materi, un piccolo villaggio, ha chiesto aiuto ad alcune persone del luogo e al fratello Brice -emigrato in Italia- per aiutare le donne del villaggio a riorganizzare la produzione e commercializzazione dei prodotti del baobab, rivolgendosi anche al circuito equo e solidale italiano tramite la cooperativa Equo Mercato. Nel 2010, dopo due anni di attività informale, nasce la Cooperativa Baobab di Natitingou. Formata da 39 soci, coinvolge nel lavoro di raccolta 136 donne in tre villaggi e 31 ragazzi della parrocchia di Materi. Dispone di due semplici macchinari per spolpare i frutti e pressarli per ottenere l’olio. Tutto il lavoro di preparazione, essiccazione e confezionamento è svolto dai soci lavoratori e l’affitto di un pick-up consente di gestire autonomamente anche il trasporto. La cooperativa garantisce alle raccoglitrici un prezzo di 100 cfa (0,15 euro) al chilo, circa il doppio di quanto pagato dagli intermediari, offre un prefinanziamento pari al 30% del valore del raccolto e impiega il 10% dei ricavi in progetti di educazione sanitaria e agro-alimentare. Il 10 settembre Equo Mercato apre le porte della propria sede di Cantù per presentare i nuovi prodotti a base di baobab: la farina, utilizzabile per la preparazione di dolci o come integratore, i Canestrelli realizzati dalla Fattoria Casanova di San Miniato (Pi) e inseriti nella linea di biscotti “equotradizionali” e infine l’olio di baobab per uso cosmetico, dagli effetti antiossidanti e antietà. “Lo scorso anno -scrive Fabio-, vendendo la farina solo sul mercato locale, le donne dei villaggi hanno potuto ricavare qualche centinaio di euro, e il fatto di ricevere un anticipo sul compenso pattuito è per loro una novità portata proprio dal commercio equo. È poco, ma ha un valore già significativo nella povera economia locale, dove non serve molto per uscire dalla miseria. Quest’anno, con le esportazioni verso l’Italia le loro entrate sono già raddoppiate e il futuro è da costruire assieme”. Info: www.equomercato.it

“Safylla”, i detersivi equi che non sprecano nemmeno spazio
Safì significa “pulito” in Swahili, fylla significa “riempire” in alcune lingue nordiche: di qui Safylla, il nome scelto da Ctm altromercato, con l’idea di unire simbolicamente Sud e Nord del mondo, per la nuova linea di prodotti per la detergenza della casa. Tre tipi di detersivi -bucato, piatti e superfici- equosolidali e certificati “detergenti ecologici” Eco Bio Icea, che trovano spazio in bottega nei “Punti eco Safylla”, spazi dedicati in cui è possibile acquistare il prodotto sfuso. La produzione è realizzata nel “Laboratorio dei sensi” di Biassono (Mi), un piccolo laboratorio gestito da Sanecovit srl dedicato all’ecobio cosmesi e alla detergenza ecologica,  officina certificata Icea e “Stop ai test sugli animali”. I tensioattivi impiegati, gli oli essenziali per la profumazione e gli estratti per la colorazione sono di origine vegetale e rapidamente biodegradabili. Molti provengono da progetti del commercio equo e solidale: olio di sesamo bio dal Nicaragua (cooperativa del Campo), olio di cocco dalle Filippine (Spftc), sapone all’olio di oliva dalla Palestina (Aowa), oli essenziali di menta e lemongrass dal Nepal (Hymalayan Bio Trade), curcuma dallo Sri Lanka (Podie), spirulina da Cuba (Genix), aloe vera dalla Thailandia (Green net). La percentuale di ingredienti equosolidali, calcolata in base al peso nel rispetto delle regole Agices, è del 56% per i detergenti bucato e superfici e del 51% per il detersivo piatti. Con questo progetto Altromercato intende aumentare in modo significativo gli acquisti dai produttori coinvolti, per sostenerne il lavoro, offrendo allo stesso tempo a chi frequenta le botteghe un prodotto che garantisca il rispetto dell’ambiente attraverso una serie di attenzioni. Di qui la scelta di rendere disponibili i detersivi in forma sfusa e il design particolare dei flaconi riutilizzabili: realizzati al 50% con PE riciclato post consumo, hanno una forma studiata per garantire l’impilabilità e ridurre l’ingombro in fase di trasporto (su un pallet è possibile trasportarne circa il 50% in più rispetto ad un flacone cilindrico di pari capienza), al fine di ridurre il numero di viaggi su strada per raggiungere il punto vendita.
Il riutilizzo del flacone da parte degli acquirenti viene incentivato con un risparmio del 15-16% rispetto al prezzo di acquisto di un nuovo flacone pieno.
Per il trasporto alle botteghe, onde evitare di raddoppiare i viaggi per far tornare indietro i contenitori vuoti, si è optato per una sacca da 20 litri pari a 100 grammi di plastica, che va smaltita dopo l’uso: tenendo conto di questo, il consorzio calcola un risparmio del 90% di plastica immessa nell’ambiente ogni 20 flaconi ricaricati.
Info su www.altromercato.it/it/prodotti/detergenza-casa/safylla/

“Talybe”, dal brasile un petalo bio ed equo
Talybe è in evoluzione. Il progetto di biodetersivi equo e solidali che ha di recente cambiato nome (taly ha origine indiana e significa “petalo”, “be” sta per “bioequo”, e Talybe ha preso il posto di Lympha), amplia la gamma di prodotti. La linea persona è cresciuta con il detergente per l’igiene intima alla lavanda e tea tree, mentre la linea casa si arricchisce con il gel lavastoviglie. Il progetto Talybe è nato dalla collaborazione tra differenti organizzazioni dell’economia solidale italiana (Mondo Solidale, Equo Mercato, Fair e LiberoMondo) e brasiliana (Cooperativa dos pequenos produtores agroextrativistas de Lago do Junco, Coppalj). L’iniziativa coinvolge direttamente 158 famiglie e indirettamente mille famiglie di produttori agroestrattivisti e quebradeiras di cocco babaçu, per la maggior parte donne.
Nel progetto il lavoro delle donne svolge un ruolo fondamentale: i frutti duri e fibrosi, raccolti dopo la loro caduta naturale, vengono depositati presso le nove cantine della Coppalj (che funzionano anche come mini-market per vari generi di articoli di prima necessità); solo le noci di prima qualità e con la certificazione biologica vengono rotte dalle donne stesse per l’estrazione dei semi.
Il lavoro di trasformazione prosegue con la macinatura e l’estrazione dell’olio di babaçu (ogni noce contiene dal 55% al 60% di olio), condotto con metodi naturali e senza alcun utilizzo di solventi di sintesi.
Altre info: www.talybe.it (pr)

Vent’anni solidali
Vent’anni di commercio equo a Clusone, in provincia di Bergamo. La “Cooperativa Nuova Solidarietà” è una società cooperativa sociale senza fini di lucro, nata nel 1991 per volontà di un gruppo di amici.
Il suo obiettivo principale, allora come oggi, è “promuovere lo sviluppo del commercio equo e solidale, sia attraverso l’attività di vendita dei prodotti, sia attraverso la promozione e diffusione delle tematiche di giustizia ad esso collegate”. Oggi la realtà -che dal 2004 è una cooperativa sociale di tipo A- conta più di 200 soci (ed è a sua volta socia di Altreconomia). Per festeggiare i vent’anni di attività, Nuova Solidarietà ha deciso di dedicarsi una giornata di festa, il 18 settembre 2011.
La mattina, davanti alla Bottega del mondo di Clusone, verrà organizzato un aperitivo aperto a tutti, così da coinvolgere anche il paese.
A questo seguirà un pranzo conviviale autogestito rivolto a soci e volontari. Nel pomeriggio invece si terrà una tavola rotonda per condividere esperienze e prospettive future, alla presenza di alcuni rappresentanti di organizzazioni di cui Nuova Solidarietà fa parte e con cui condivide il proprio percorso: Altromercato, Cresud, Ae, Agices. Info su www.coopnuovasolidarieta.it

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia