Esteri / Reportage

L’inquinamento del lago Michigan mette a rischio la salute di Chicago

Le acque del bacino vengono usate per consumo umano sebbene le autorità sanitarie abbiano riscontrato livelli di “Cromo 6” 9,5 volte superiori ai limiti. Una scelta forzata per evitare che la città resti a secco

Tratto da Altreconomia 210 — Dicembre 2018
Chicago si estende per 50 chilometri sul lago Michigan, ed è la città col maggior numero di ponti mobili (45) al mondo.

Pochi nordamericani conoscono la storia delle mummie Chinchorro, ma è una lacuna che nessuno di loro potrà permettersi più. In particolare, i cittadini di Chicago: se non cambieranno le proprie abitudini alla svelta, saranno i primi a incorrere nella stessa tragica fine dell’antichissima civiltà del deserto dell’Atacama. Gli uomini e le donne che vivevano in quella che oggi è l’area al confine fra Cile e Perù, ormai millenni addietro, furono inconsapevolmente annientati dalla presenza di arsenico nei fiumi e nei pozzi da cui attingevano l’acqua per dissetarsi, per preparare il cibo o per lavarsi.

Da novembre 2017 anche gli abitanti della Regione dei Grandi Laghi hanno iniziato a utilizzare per le proprie abitazioni l’oro blu del Lago Michigan, per quanto sia più corretto definirlo Cromo 6, visti gli altissimi livelli tossici della sua composizione. Il progetto sperimentale di approvvigionamento idrico lanciato nel villaggio di Linderhunst e nell’area di Grandwood Park, come conferma il sito istituzionale “Lake County Life”, è stato però esteso pochi mesi dopo alle periferie di Fox Lake Hills e al villaggio di Lake Villa. Entro l’estate 2019, a beneficiarne saranno invece le comunità di Volo e Waoconda. Stando alle previsioni del “Lake Michigan Water Project”, la grande riserva d’acqua dolce americana è infatti destinata a diventare la prima fonte idrica di Chicago.

La metropoli vive un dramma che nessuno è ancora disposto ad ammettere apertamente, se non Charles Hernandez, il manager delle infrastrutture di Linderhunst. “La principale ragione che ci ha spinti a questo provvedimento -spiega- è che le nostre riserve acquifere hanno iniziato a prosciugarsi”. Una notizia che, in tempi di climate change, potrebbe suonare non così allarmante rispetto a quanto accaduto in altre aree del Pianeta meno sviluppate, come il bacino di Cape Town in Sudafrica: dallo scorso aprile, ufficialmente a rischio di siccità permanente. Le falde di Chicago si trovano però nell’area geografica che preserva l’84% delle riserve di acqua dolce di tutto il Nord America e dalle quali dipendono quasi 30 milioni di abitanti. Non una singola città a rischio, dunque, ma un vastissimo territorio continentale.

I tecnici municipali di Chicago, a differenza degli sfortunati predecessori Chichorro, sono consapevoli della pessima qualità di ciò che fuoriesce dai propri rubinetti di casa o riempie i bicchieri in tavola, ma non hanno più scelta. Prima che il “Lake Michigan Water Project” cominciasse a distribuire le acque del lago nelle falde periferiche di Chicago, i villaggi vicini avevano dato completamente affondo ai prelievi nel sottosuolo, spinti da una domanda di consumo in costante crescita. Nel 2017 le riserve risultavano ormai a livelli minimi, benché la qualità dell’acqua avesse cominciato a peggiorare già da una decina di anni. Per correre ai ripari, il sindaco di Linderhust, Dominic Marturano, ha infine autorizzato la creazione di una rete per il travaso regolare delle acque lacustri, a un costo complessivo di 16 milioni di dollari: il più grande progetto pubblico mai realizzato dalla sua comunità. I primi a farne le spese, naturalmente, sono stati i cittadini, costretti a pagare tasse molto più salate per saldare un debito annuo di 1 milione di dollari. “Ognuno paga ora esattamente per ciò che consuma -ha sottolineato Marturano- e questa è la miglior situazione nella quale possiamo trovarci: le persone che usano molta acqua hanno visto le loro bollette raddoppiare o addirittura triplicare”.

Se da una parte la tassazione proporzionale può servire a educare il cittadino medio americano, abituato a enormi sprechi, dall’altra incide però sui risparmi di quelle famiglie che utilizzano l’acqua di casa come fonte primaria per dissetarsi, oltre che per cucinare. La “Central Lake County Join Action Water Agency” tratta e distribuisce l’acqua del lago Michigan a circa 200mila abitanti della periferia di Chicago, che include otto aree strategiche oltre a Linderhunst: da Libertyville a Vernon Hills, da Mundelein a Grayslake, sino a Round Lake, Round Lake Park, Round Lake Beach e Gurnee. In sostanza, il “Lake Michigan Water Project” punta a compensare le sempre più scarse riserve acquifere sotterranee con crescenti prelievi dal bacino lacustre, sebbene le acque di superficie non abbiano la stessa qualità di quelle filtrate dal terreno in condizioni normali. Chicago è ora costretta a trattarle attraverso due grandi impianti agli estremi del suo territorio urbano: il “Jardine Water Purification Plant” nel Nord della metropoli e il “South Water Purification Plant”.

La “Crown fountain” -progettata dall’artista catalano Jaume Plensa- si anima con i volti di oltre mille abitanti di Chicago

Il lago Michigan, d’altra parte, ha una lunga storia di inquinamento alle spalle che neppure le ultime strategie di risanamento ecologico sono riuscite ancora a risolvere. I dati del dipartimento di igiene della Città di Chicago attestano che “l’acqua potabile della metropoli contiene i più alti livelli di Cromo 6 fra le maggiori città americane. Il Cromo 6 è altamente tossico, ma la sua presenza non risulta regolamentata dalla US Environment Protection Agency”. Nell’acqua dei rubinetti di Chicago, durante gli ultimi anni, sono state trovate in media 190 parti per trillioni di Cromo 6: una quantità 9,5 volte superiore alla massima concentrazione prevista per generare un impatto negativo sul rischio di cancro. L’inquinamento da Cromo 6 è quasi sempre ascrivibile a processi di lavorazione dei metalli, a servizi di conceria o alla produzione di cromature e pigmenti, tutte attività lavorative molto diffuse negli stati dell’Illinois e del Michigan.

Per via della mancata regolazione dei livelli cancerogeni su scala nazionale, il governo della California ha stabilito da sé i parametri di concentrazione massima, con l’obiettivo di combattere i crescenti casi di carcinoma dovuti a inalazione. Nulla, però, è stato fatto ancora per evitare i rischi di cancro dovuti alla regolare ingestione di acqua contaminata, che nei casi peggiori genera tumori ai polmoni, al naso e al dotto sinusale, ma molto più di frequente comporta acuti disturbi respiratori, cardiovascolari e gastrointestinali. Non solo. Le analisi dell’acqua di Chicago, studiate dalla compagnia di depurazione Hydroviv, hanno messo in evidenza anche alte concentrazioni di piombo (il 10% dei saggi presenta una concentrazione superiore addirittura alle 9,1 parti per miliardo), dovute principalmente ai materiali da costruzione degli edifici urbani prima del 1986. Dato altrettanto inquietante, perché l’Accademia americana dei pediatri afferma non esistano livelli minimi di tolleranza nel caso di bambini fra gli zero e i cinque anni d’età.

Cuore del Millennium Park, il più grande giardino al mondo con 24,5 ettari di superficie e centro civico di Chicago, è la “Cloud Gate”

Quando a Chicago si fa scorrere acqua da un rubinetto, in assenza di filtri, potrebbero poi trovarsi nel bicchiere tracce di sottoprodotti disinfestanti: conseguenza collaterale generata dall’uso di sostanze a base di cloro per uccidere altri batteri biologici riscontrati nel lago Michigan. L’acqua non trattata con cloro ha infatti per gli abitanti un odore e un sapore troppo forte.  La ragione è presto detta. “L’uso di disinfestanti e fosforo combinato all’innalzamento delle temperature -spiega Pengfei Xue, assistente professore al Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’università tecnologica del Michigan – ha prodotto un’invasione di alghe cladophora non solo nel nostro lago, ma anche nei vicini Huron e Ontario: una specie che offre l’habitat ideale per la proliferazione di batteri contaminanti”.

Benché siano in corso programmi di ripristino ambientale e ittico, come lo sviluppo simbiotico di piante e terreni per drenare le acque e la reintroduzione del Cisco per fronteggiare l’invasione della Carpa Asiatica, lo stato di salute della più ampia riserva d’acqua dolce degli Stati Uniti e del Canada resta a livelli estremamente preoccupanti. Se tardive misure cautelative stanno cercando di porre pezza a decenni di attività incontrollate, la natura pare aver perso definitivamente la pazienza: l’osservatorio metereologico di Cleveland, per bocca del team di ricerca Great Lakes Integrated Sciences and Assessments (GLISA), ha appurato che “la temperatura media della Regione dei Grandi Laghi è aumentata di 2 gradi rispetto al 1900. Quella delle acque lacustri risulta addirittura salire più velocemente di quella dell’aria, al tal punto che il Lago Superiore si sta scaldando a una velocità doppia. Il congelamento delle acque comincia invece dai 6 agli 11 giorni più tardi della media tradizionale e termina circa 13 giorni prima, con una perdita complessiva di superficie ghiacciata del 71% e una sempre più marcata proliferazione di batteri”.

“L’uso di disinfestanti e fosforo, combinato all’innalzamento delle temperature ha prodotto un’invasione di alghe cladophora” – Pengfei Xue

Anche nei ricchi Stati Uniti l’acqua pura sta diventando di giorno in giorno un bene di lusso cui pochi possono accedere, se non a costi sempre maggiori. Gli amministratori cittadini cantano però vittoria, perché attraverso i nuovi progetti di pompaggio e distribuzione dal lago Michigan sarà più semplice gestire la tassazione locale, portando più risorse nelle casse pubbliche.

Forse le loro mummie, fra qualche anno, porteranno impresso lo stesso enigmatico sorriso che gli archeologi hanno riscontrato sugli esemplari Chinchorro, i corpi imbalsamati più antichi del mondo. Alcuni risalgono addirittura al 7.000 avanti Cristo, migliaia di anni prima che la mummificazione cominciasse a diffondersi nell’antico Egitto. Le salme non presentano tracce di organi interni, perché sostituiti con fibre vegetali, alghe essicate e peli di animali. Al posto della pelle e della carne si trova solitamente argilla, mentre resti di conchiglie e la composizione chimica delle ossa suggeriscono che il 90% della dieta Chinchorro fosse basata su frutti di mare o di corsi fluviali. Nei millenni, l’antichissima civiltà dell’Atacama fu infatti costretta a spostarsi dai suoi luoghi originari per poter disporre di sufficiente acqua per la sopravvivenza.

Oggi, a doverci far riflettere, è però la loro imbalsamatura: “Questa tecnica -commenta caustico Bernardo Arriaza, direttore del laboratorio di Bioarcheologia dell’Università Tarapacà di Arica- potrebbe esser stata inventata per impedire ai vivi di spaventarsi vedendo in che stato i corpi dei morenti fossero ormai ridotti”.

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