Altre Economie

L’agenda della politica e il “consumo di suolo”

Non vengono azzerati i piani urbanistici vigenti, e manca una revisione profonda dell’utilizzo degli oneri di urbanizzazione. Nelle osservazioni (che trovate in allegato) elaborate dal Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio tutti i limiti del disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri per valorizzare i terreni agricoli e frenare la cementificazione. Intervista con il coordinatore, Sandro Mortarino

“Avevamo un obiettivo: che al centro dell’agenda politica entrasse il tema del ‘consumo di suolo’. Oggi ci siamo riusciti. Non abbiamo ancora risolto nulla, ma senz’altro è un salto di qualità notevole". Sandro Mortarino, astigiano, coordinatore del Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio, che il prossimo 29 ottobre 2012 festeggia il suo primo compleanno, commenta così il "Disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo" firmato dal ministro delle Politiche agricole e forestali Mario Catania, approvato il 14 settembre scorso dal consiglio dei ministri. 
Il provvedimento, salutato da Catania come “un decisivo passo in avanti per raggiungere l’obiettivo di limitare la cementificazione sui terreni agricoli”, presenta secondo il movimento contrario al consumo di nuovo suolo agricolo alcuni limiti: Catania, ad esempio, ha spiegato di aver introdotto “un sistema che sostanzialmente prevede di determinare l’estensione massima di superficie agricole edificabile sul territorio nazionale”, senza considerare l’opzione zero. Il premier Mario Monti -intervenendo in conferenza stampa col ministro Catania-, ha ricordato che la situazione è “resa ancor più preoccupante dal fatto che le zone rurali con maggior tasso di cementificazione risultano essere le più fertili, come la Pianura padana”, senza spendere una parola, però, sulla ventina di nuove autostrade in costruzione nell’area, con l’avallo dei dicasteri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture. 

È per questo che il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio ha indirizzato al ministro Catania una lettera, contenente una serie di osservazioni che entrano nel merito del disegno di legge. Mortarino riconosce che “ci sia un percorso culturale in atto, ed è evidente che il cambiamento non può essere un fattore automatico. Ci sono, nell’esecutivo, alcuni che hanno già sedimentato questi germi di necessario rinnovamento, ed altri che hanno tempi più lunghi. Prendiamo quindi come ‘pioneristici’ gli stimoli di Ornaghi (ministro die Beni culturali, ndr) e Catania, e siamo convinti che il germe contagerà anche gli altri ministri”.
Il riferimento è ai ministri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera e Mario Ciaccia, e all’omologo sull’ambiente, Corrado Clini, che al tema del consumo di suolo non dedicano una dichiarazione: “Purtroppo continuiamo ad assistere alla proposizione di programmi infrastrutturali ridondanti (ad esempio in materia di grande viabilità) e non mirati al superamento di reali e prioritarie carenze del Paese, nonché di norme che contraddicono in modo plateale l’esigenza di una più efficace tutela dei suoli e del paesaggio”.

“I riferimenti di questo disegno di legge -spiega Mortarino- rimandano tutti ad una logica di carattere economico-finanzario, mentre noi riteniamo che gli elementi primari, la terra al pari dell’acqua, dovrebbero essere considerati elementi che restano al di fuori di ogni logica di mercato. Molti dei punti di questo ddl tengono, invece, a dare per scontati meccanismi su cui andrebbe fatta una riflessione culturale di tipo più profondo”. Ad esempio, “il futuro della pianificazione urbanistica dei nostri territori dev’essere fatta sulla base di una contezza dei dati in merito al patrimonio edilizio esistente. Non è possibile -secondo Mortarino- dare per scontato, in automatico, la possibilità di prevedere l’espansione ulteriore delle nostre città. Si dice: dobbiamo contenere il consumo di suolo. Ma è dato per scontato che non sia possibile mettere in discussione i piani regolatori vigenti che prevedono consumo di nuovo suolo agricolo”.
È scritto, nero su bianco, nelle osservazioni al terzo comma dell’articolo 1 del ddl: “Si ritiene fortemente limitativa la definizione di aree agricole in rapporto alla loro destinazione in seno agli strumenti urbanistici vigenti”. Una legge del genere non può prevedere che "in ogni territorio ci sia un’espansione -osserva Mortarino-: per questo chiediamo di ‘rimettere’ in circolo la scheda di censimento degli immobili sfitti elaborata dal Forum, e chiediamo di ripartire da una ‘soglia zero’. Perché finché non abbiamo questi dati, non possiamo capire se c’è un effettivo bisogno di nuove costruzioni". 
Il “censimento del cemento”, lanciato prima dell’estate dal Forum inviando una scheda a tutti i Comuni italiani, tramite posta certificata, langue: “Hanno risposto 80 Comuni su oltre 8mila, siamo quasi all’un per cento -scherza Mortarino-. Altrettanti sono quelli che hanno risposto a metà, o con delibere dei consigli comunali che impegnano la giunta a compilare la scheda. Un altro 1% ha risposto che non compilerà mai il nostro censimento, che ha una scadenza fissata al 31 ottobre 2012. Ciò significa che, in ogni caso, la campagna non finirà, e passeremo al ‘Piano B’, cioè alla legge d’iniziativa popolare sul tema del governo del territorio. Contemporaneamente, però, i comitati locali, che ad oggi sono 133, continueranno a lavorare. E a far pressione perché i Comuni rispondano alle nostre richieste”. 

Tra le osservazioni inviate da "Salviamo il paesaggio" anche una relativa all’eventuale mutamento nella destinazione d’uso per i terreni agricoli che abbiano beneficiato di aiuti di Stato o comunitari: "Nella prima bozza, si parlava di 10 anni. Nella seconda, di 5 anni. Dietro c’è, ovviamente, tutto il mondo agricolo. Noi -commenta Mortarino- proponiamo di portare questo limite ai 20 anni. Sarà uno scoglio molto grosso, immagino".

Nel percorso culturale sul "consumo di suolo" un tema fondamentale è quello relativo agli oneri di urbanizzazione, il contributo che il privato garantisce all’ente pubblico che permette di costruire, e che dovrebbero garantire alle nuove lottizzazione la dotazione di infrastrutture pubbliche e sociali: "Il ddl dice esattamente quello che noi vogliamo: gli ‘oneri d’urbanizzazione’ non possono essere utilizzati per finanziare la spesa corrente dell’ente locale. Così abbiamo deciso di aggiungere qualche specificazione in più: chiediamo che i denari derivanti dagli oneri vengano utilizzati per opera socialmente utili, e tra queste abbiamo indicato anche la prevenzione del rischio sismico e delle frane e l’acquisizione di aree ed immobili da espropriare".
Nelle osservazioni il Forum indica anche che un 30% degli oneri può essere utilizzato "per le spese di manutenzione del patrimonio comunale, e nel limite massimo di un ulteriore 20% per la bonifica ambientale e messa in sicurezza del territorio e delle discariche".
"In merito a questo ‘tema’ -spiega Mortarino-, speravamo che ci fosse un passaggio immediato, per limitare entro la fine dell’anno l’abuso degli oneri di urbanizzazione, che oggi possono finanziare, fino al 70 per cento, la spese corrente dell’ente. A questo punto, invece, il rischio è che questa misura venga prorogata ancora di un anno. Chiudere la pratica al 31 dicembre 2012 sarebbe stata una grande conquista".

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