Ambiente

L’agenda dei controlli

L’analisi degli inquinanti non avviene di continuo, e tralascia molte delle sostanze presenti nell’aria —

Tratto da Altreconomia 142 — Ottobre 2012

Luigi Solarino è docente di Chimica industriale all’Università di Catania e presidente dell’associazione  “Decontaminazione Sicilia”. Esperto di inquinamento industriale, è impegnato in prima linea nel chiedere interventi di bonifica per mitigare l’impatto degli inquinanti sul territorio di Augusta-Priolo-Melilli. “Il problema riguarda le diverse produzioni che dagli anni 50 hanno interessato la zona: Esso, Icam, Polimeri, Eternit, Syndial, Gespi, Erg, Isab. L’inquinamento è tangibile: fin dagli anni 80 si è registrato un aumento di neonati malformati. E già nel ‘90 l’area è stata dichiarata ad elevato rischio ambientale”. Le patologie più diffuse sono quelle respiratorie e tumorali (prostata, tiroide, sistema nervoso centrale, pleura), oltre alle patologie malformative dei neonati (come l’ipospadia, un’anomalia congenita dell’apparato genitale maschile). “La risposta del legislatore è stata l’Autorizzazione integrata ambientale”. Una soluzione insufficiente, secondo Solarino: “Nel periodo in cui alla guida del ministero c’era Stefania Prestigiacomo (nella foto) si è registrato un eccesso di Autorizzazioni, rilasciate dall’apposita Commissione presieduta (ancora oggi, nda) da un tecnico sulle cui competenze specifiche in materia industriale vi sono delle perplessità”. Secondo la legge, una volta ottenuta l’Aia le aziende devono monitorare le emissioni e autodenunciare il superamento dei livelli di guardia. Un’ipotesi paradossale. “L’autocontrollo -afferma Solarino- è una dichiarazione sostenuta dalle analisi dell’ente di controllo competente (l’Arpa). Chi effettua le rilevazioni, però, è una ditta esterna; quindi, per stabilire la data della rilevazione devono accordarsi 3 soggetti (l’Arpa, la ditta esterna e l’azienda interessata). In tal modo, i controlli (della durata di 8 ore ciascuno) si fanno ogni 4 mesi e con un preavviso. Tale indagine verifica l’inquinamento per 24 delle 8mila ore annue di produzione, ma i livelli andrebbero controllati 24 ore al giorno, per 365 giorni”. Controlli carenti anche per la misurazione e l’individuazione delle quantità di inquinanti presenti nell’aria: “Le centraline della Provincia, dell’Enel e del Cipa (Consorzio industriale per la protezione dell’ambiente, un organismo formato dalle stesse imprese), riescono a rilevare solo anidride solforosa, ossido di azoto, ozono, idrocarburi non metanici e polveri sottili. Non rintracciano sostanze tossiche come esaclorobenzene, diossine, sostanze clorurate. Per di più, tra le polveri sottili, possono rilevare solo il PM10 e non il PM1 e il PM2.5, che sono di diametro più sottile e dunque molto più dannosi”. Altro problema cruciale è l’inquinamento da sostanze che si insinuano nella catena alimentare: “L’11 ottobre 2010 -ricorda Solarino- è stata presentata, su nostra proposta, una legge sulla prevenzione delle malattie croniche, malformative e oncologiche da inquinamento ambientale, che vietasse il pascolo e la coltivazione a ridosso dell’area. Per soddisfare i proprietari abbiamo pensato a una riconversione del terreno per la produzione di olio di semi, da utilizzare per la produzione di biodiesel nell’impianto Ecoil di Priolo Gargallo”. Se ne sono perse le tracce. —

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