Ambiente

L’Abruzzo non vuole il petrolio

Domenica 25 luglio migliaia di persone si sono riunite sul lungomare di Fossacesia per esprimere un no sempre più secco alla petrolizzazione del “cuore verde d’Italia”

Continua la mobilitazione dei cittadini abruzzesi contro l’estrazione di idrocarburi nella regione. Dopo la grande manifestazione del 30 maggio a Lanciano e quella precedente svoltasi ad aprile a San Vito, domenica 25 luglio migliaia di persone si sono riunite sul lungomare di Fossacesia per esprimere un no sempre più secco alla petrolizzazione del “cuore verde d’Italia”. Un forte vento e il mare grosso hanno impedito a circa 400 imbarcazioni che avevano aderito di unirsi alla manifestazione dal mare: le concessioni esplorative accordate dal governo italiano per il territorio abruzzese coinvolgono oltre mille chilometri quadrati di costa, che in caso di incidenti collegati alle esplorazioni potrebbero causare danni ingenti non solo all’Abruzzo, ma all’intero Mare Adriatico e Mediterraneo. Numerosi i riferimenti alle operazioni di BP nel Golfo del Messico, e alle conseguenze negative delle esplorazioni petrolifere che una delle più grandi compagnie al mondo non sembra in grado di fare fronte.

La manifestazione è stata promossa dai comitati locali Nuovo Senso Civico, Natura Verde, Comitato No Petrolio, Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni Teramo, dallo Yatch Club “Marina del Sole” assieme alla Provincia di Chieti, all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) e 66 comuni a partire da quello di Fossacesia, che ha ospitato l’evento. Gli amministratori locali secondo i comitati locali sarebbero responsabili di avere permesso l’entrata delle compagnie nella regione, e che solo di fronte alla mobilitazione crescente stanno iniziando a prendere atto del problema e delle proprie responsabilità nel garantire un futuro sostenibile a un territorio tra i più belli in Italia. Un rappresentante di Nuovo Senso Civico ha ricordato dal palco le numerose osservazioni già inviate dai diversi comitati al Ministero dell’Ambiente nell’ambito della valutazione di impatto ambientale del progetto offshore Ombrina Mare 2, che comprende la costruzione di un impianto di desulfurizzazione offshore e che secondo i comitati presenta rischi troppo alti e numerose violazioni delle normative ambientali nazionali e regionali. Poche le risposte alle numerose richieste fatte agli amministratori, se non un vago impegno della Provincia di Chieti a istituire un tavolo di coordinamento dei sindaci che si sono già espressi contro la petrolizzazione, per una maggiore efficacia delle azioni portate avanti. In realtà sarebbero molte le azioni che comuni, province e regioni potrebbero già intraprendere, a partire dal bloccare il rinnovo delle diverse concessioni in scadenza, o dal richiedere alle compagnie petrolifere maggiore trasparenza sulle operazioni in corso di cui al momento i più rimangono ancora all’oscuro. Sono oltre 40mila le firme già raccolte dai comitati locali per la revoca di tutte le concessioni e lo stop definitivo dell’estrazione di idrocarburi nella regione. Una richiesta che speriamo sia fatta propria dagli amministratori locali abruzzesi ma non solo, vista la proliferazione di progetti estrattivi in tutta la penisola (vedi Ae 118). Altre info http://www.nuovosensocivico.it/

 

 

 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia