Ambiente

La valle contaminata

L’area intorno al fiume Pescara necessita di interventi di bonifica. Ma Governo e Regione dirottano altrove i fondi —

Tratto da Altreconomia 150 — Giugno 2013

Il processo si farà: a metà aprile i 19 indagati per l’inquinamento del sito industriale di Bussi, in provincia di Pescara, sono stati rinviati a giudizio: il dibattimento inizierà a settembre 2013, e gli imputati sono (ex) manager della Montedison, storica proprietaria dell’area industriale alla confluenza tra i fiumi Tirino e Pescara: chi aveva la possibilità di sfruttare la ricchezza delle acque, avrebbe finito con l’avvelenarle. E lo avrebbe fatto, secondo l’accusa, in modo consapevole, realizzando una gigantesca discarica non autorizzata a 20 metri dalla sponda del Pescara, dove ha scaricato anche peci clorurate, rifiuti tossici, e smaltendo in una seconda area che avrebbe dovuto ospitare inerti e rifiuti non pericolosi anche scarti contenenti mercurio, piombo, zinco, idrocarburi leggeri e pesanti, teatracloroatilene. Secondo l’Ispra, che ha realizzato una stima per conto dell’Avvocatura dello Stato, il danno ambientale è quantificabile in 8,5 miliardi di euro, oltre alla contaminazione di circa 2 milioni di metri cubi di terreni e della falda. “Per la prima volta un reato ambientale verrà giudicato in Corte d’Assise (di solito chiamata per reati che hanno comportato morti accertate, ndr) -sottolinea Augusto De Sanctis, responsabile Acqua del Wwf Abruzzo, che nel 2007 contribuì alla scoperta della discarica-, ma un processo non basta se non si bonifica l’area”. A fine aprile, il Wwf ha diffuso i dati relativi alla contaminazione dei terreni, frutto dei monitoraggi realizzati per conto dell’attuale proprietà, ovvero la multinazionale Solvay (che l’acquisì nel 2001): “In 9 dei 29 campioni è stata riscontrata una concentrazione di diossina fino a 23 volte superiore ai limiti di legge. Il sistema dei filtri si mostra efficace ma insufficiente: anche a valle, la falda superficiale e quella profonda risultano contaminate”. Secondo De Sanctis, a 5 anni dalla “scoperta” della discarica, che ha portato la Val Pescara nell’elenco dei Siti d’interesse nazionale (Sin), non solo non è stata avviata la bonifica, ma su alcune aree non è stata nemmeno realizzata la “caratterizzazione”, cioè lo studio degli inquinanti presenti: “L’esempio più evidente è la diga di Alanno, lungo il corso del fiume Pescara: l’invaso contiene oltre 2 milioni di metri cubi di sedimenti, che si sono ‘fermati lì’ dal ‘28 ad oggi”. Ad aprile, il Wwf ha inviato una lettera al ministero dell’Ambiente e al commissario straordinario delegato all’Emergenza: “Abbiamo chiesto di avviare un piano di monitoraggio sulle diossine, e d’intervenire su una terza discarica, quella denominata ‘Tremonti’, a Nord del sito industriale -spiega De Sanctis-. Un’area di proprietà del colosso francese dell’energia Edison (in cui è stata incorporata dal luglio 2012 la Montedison): solo in questo caso, il responsabile dell’inquinamento in passato è anche l’attuale proprietario. E dev’essere chiamato ad intervenire, perché i dati rilevati dalle analisi del 2011 e 2012 nei pozzi nell’area della Val Pescara si spiega solo con la presenza di ‘fonti di contaminazione’. In quell’area il Commissario ha fatto solo messa in sicurezza, quando basterebbero 80 milioni di euro per la bonifica”. Il rischio -palesato dal Wwf- è che la bonifica non si realizzi mai. La risposta del commissario Adriano Goio è chiara: l’attività di risanamento ambientale “deve favorire concretamente la ripresa dell’area industriale” e una riconversione “ad utilizzi sempre di carattere economico”. A metà maggio Goio, insieme all’assessore regionale allo sviluppo economico Alfredo Castiglione ha partecipato a Bussi ad un incontro con il gruppo Toto spa, l’unico ad aver manifestato interesse ad insediarsi nell’area, con un cementificio. L’ordine delle priorità lo spiega De Sanctis: “Non si interviene con le bonifiche, ma Governo e Regione Abruzzo investono 430 milioni di euro per realizzare la Pedemontana stradale Abruzzo-Marche-Molise”.
Intanto la Corte di Cassazione ha annullato l’archiviazione delle posizioni di 5 persone -presidente dell’Autorità preposta al controllo sulla gestione dell’acquedotto, presidente, direttore generale e direttore tecnico dell’Azienda comprensoriale acquedottistica e responsabile del Servizio igiene alimenti nutrizione dell’Asl-: riparte così l’inchiesta tesa a stabilire se sapessero fin dall’ottobre 2002 che l’acqua di alcuni pozzi era inquinata, ma continuarono a distribuirla. La bevevano in 400mila —

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