Altre Economie / Varie

La TAV e i diritti dei popoli

Un esposto al Tribunale permanente dei popoli: è l’iniziativa del Controsservatorio Val Susa, che chiede di valutare se ciò che avviene da 25 anni intorno al progetto di Alta velocità ferroviaria tra Torino e Lione possa essere qualificato come violazione sistematica dei diritti umani della popolazione locale. Verrà presentato il 13 giugno a Susa

I cittadini della Val di Susa hanno subito violazione sistematiche dei propri diritti umani, come i tamil discriminati dello Sri Lanka e i contadini messicani danneggiati dall’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti d’America. È questa “l’ipotesi” del Controsservatorio Val Susa, che insieme a un folto gruppo di amministratori locali della valle ha chiesto al Tribunale permanente dei popoli -un tribunale d’opinione fondato nel 1979 dal senatore Lelio Basso, che nei suoi 35 anni di vita si è occupato, tra gli altri, di Sri Lanka, Messico, Filippine, Colombia e Algeria– di far chiarezza su ciò che è successo in Valle negli ultimi 25 anni, quelli del progetto di ferrovia ad Alta velocità tra Torino e Lione e dell’opposizione “No Tav”. Alla richiesta, presentata ufficialmente a Torino il 10 giugno e a Susa il 13, hanno aderito anche numerose personalità nazionali ed internazionali, tra cui il regista Ken Loach e il teologo brasiliano Frei Betto.

La richiesta -spiega una nota diffusa dal Controsservatorio Val Susa- è “di verificare se nelle questioni relative al TAV Torino-Lione siano stati rispettati i diritti fondamentali degli abitanti della valle e della comunità locale ovvero se vi siano state gravi e sistematiche violazioni di tali diritti”.

Il documento redatto spiega ai membri del Tribunale (tra gli altri, il grande scrittore Eduardo Galeano ed Estela Carlotto della Madres de Plaza de Mayo, in Argentina) che la Val di Susa “comprende 39 Comuni e conta complessivamente, in tutta la sua estensione, circa 97.000 abitanti. La valle è attualmente attraversata dalla ferrovia internazionale del Frejus (c.d. linea storica Torino-Bardonecchia-Modane-Lione), dalla parallela autostrada A32 (i cui lavori si sono conclusi nel 1994) e da due strade nazionali, oltre che da strade minori”.
Da venticinque anni, però, “quando ancora non era ultimata l’autostrada che attualmente l’attraversa, essa è minacciata dal progetto di costruzione di una nuova linea ferroviaria per treni ad alta velocità/capacità, destinati al trasporto promiscuo di passeggeri e merci, della lunghezza di 270 chilometri, parte in territorio italiano e parte in territorio francese, comprensiva di un traforo di 57 chilometri che dovrebbe bucare le Alpi alla quota di circa 600 metri -aggiunge la nota-. Ad oggi la costruzione del tunnel non è ancora iniziata ma in Francia sono stati realizzati, tra il 2002 e il 2010, tre cunicoli esplorativi (future discenderie) mentre in Italia, alla Maddalena di
Chiomonte, è iniziato nel 2012 lo scavo di un tunnel geognostico che dovrebbe essere ultimato nel giro di cinque anni. Sin dalla presentazione del primo progetto di nuova linea ferroviaria si è sviluppata in Val Susa una forte opposizione.

Secondo gli estensori, “il tema di cui l’esposto investe il Tribunale dei popoli travalica il caso concreto e pone questioni di evidente rilevanza generale: dalle crescenti devastazioni ambientali lesive dei diritti fondamentali dei cittadini attuali e delle generazioni future fino alla drastica estromissione dalle relative scelte delle popolazioni più direttamente interessate. Di tali questioni, comprensive del trasferimento a poteri economici e finanziari nazionali e internazionali di decisioni di primaria importanza per la vita di intere popolazioni e/o di quote significative di cittadini, il caso Val Susa è espressione e simbolo. Molte e crescenti, peraltro, ne sono le manifestazioni nel mondo e nel nostro Paese, a dimostrazione della loro centralità e attualità. Si tratta di situazioni in cui la violazione dei diritti fondamentali di persone e popolazioni avviene in modo meno brutale di quanto accaduto in altre vicende prese in esame dal Tribunale, ma che rappresentano –su scala locale e regionale– la nuova frontiera dei diritti a fronte di attacchi che mettono in pericolo lo stesso
equilibrio (ecologico e democratico) del pianeta”.

Attualmente, 4 giovani esponenti del movimento No Tav sono detenuti in isolamento dal dicembre 2013 con le accuse di “attentato per finalità terroristiche” e “terrorismo”. Secondo Livio Pepino, che ha commentato le vicende giudiziarie legate alla Val di Susa su Ae 161, “le motivazioni della misura cautelare sono inadeguate, cioè tecnicamente ingiuste”, almeno secondo la Corte di Cassazione, che a metà maggio ha annullato l’ordinanza che aveva portato all’applicazione della misura cautelare per i quattro.

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