Ambiente

La speculazione intorno allo stadio

Arriva in Senato il ddl sulla realizzazione di nuovi impianti sportivi. Verrà approvato in commissione, senza alcun dibattito in Aula. Italia Nostra e Wwf evidenziano in una lettera tutti i limiti del provvedimento, che con la scusa di dotare le città di strutture più moderne apre le porte a centri commerciali e aree residenziali. Anche in aree vincolate

Stadi per tutti: Roma (per due), Milano (forse sull’area Expo), Bergamo (dov’era il parco), Palermo. E, ancora, Cagliari e Firenze (dove il progetto di una “cittadella” viola si è arenata qualche anno fa su un’inchiesta che vedeva coinvolto il gruppo Ligresti). Il disegno di legge “sugli stadi”, un provvedimento bi-partisan in discussione da anni, è ora approdato in sede deliberante presso la commissione Istruzione pubblica e beni culturali del Senato, e rischia di “stimolare” l’interesse anche di altre città italiane.


Perché le misura contenute nel ddl “Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi anche a sostegno della candidatura dell’Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale” promuove il modello dello stadio “privato”, come quello inaugurato all’inizio della stagione 2011/2012 della Juventus, cui dedicammo l’inchiesta di copertina di Ae nel settembre dello scorso anno ("Gli affari sono una scelta di campo"), contornati da residenze e centri commerciali (come abbiamo spiegato nel libro "Le conseguenze del cemento"). Oggi questo ddl potrebbe diventare il sistema per giustificare “operazioni speculative e ulteriore consumo di suolo”. È per questo che Fondo Ambiente Italiano e Wwf hanno indirizzato una lettera urgente al relatore del provvedimento, che il senatore del Pdl Cosimo Sibilia (per altro, ex presidente dell’Avellino Calcio) e a tutti i membri della commissione parlamentare che sta discutendo il provvedimento.
Nella lettera, firmata da Stefano Leoni (presidente del Wwf Italia) e da Ilaria Borletti Buitoni (presidente del Fai), le due organizzazioni rilevano che a causa della “ravvicinata chiusura dei termini per la presentazione degli emendamenti, avvenuta a ridosso della riapertura dell’attività parlamentare, ci ha impedito, come avremmo voluto, di presentare nei tempi le allegate osservazioni”. Chiedono però, Leoni e Buitoni, che i parlamentari valutino con attenzione le quattro principali problematicità del provvedimento in esame, “che meriterebbe -spiegano-, non corsie preferenziali, ma da una seria e ponderata discussione in Aula”.


Le associazioni ambientaliste nella lettera al relatore e nel documento di osservazioni al disegno di legge hanno evidenziato la propria preoccupazione in merito alla mancanza della previsione di misure compensative sotto il profilo urbanistico idonee a riequilibrare il maggiore consumo di suolo conseguente alla realizzazione di nuovi impianti sportivi; “alla previsione di un numero assai limitato (7500 posti a sedere allo scoperto o 4000 posti a sedere al coperto) per la definizione di ‘impianto sportivo’ che, inevitabilmente, comporterà una rincorsa di Comuni di media densità abitativa alla realizzazione di nuovi e superflui complessi sportivi; all’assenza di misure volte a incentivare e favorire la ristrutturazione e la demolizione e ricostruzione degli impianti sportivi già esistenti rispetto alla realizzazione di nuovi; all’esiguità del termine di soli dieci anni per il vincolo di destinazione d’uso ad attività sportiva degli impianti per l’acquirente o per il titolare del diritto di superficie acquisito. Un termine così ridotto potrebbe costituire uno strumento per incentivare speculazioni edilizie favorite dalla previsione di procedure estremamente, se non eccessivamente, semplificate”.

Legambiente, che monitora da anni l’iter legislativo del disegno di legge, a luglio -dopo che esso era stato approvato in tutta fretta alla Camera- ha presentato un corposo dossier evidenziando tutti i rischi, città per città. “Questo provvedimento -spiega l’associazione ambientalista- non è infatti pensato per le squadre di calcio ma per chi vuole realizzare speculazioni edilizie. Perché altrimenti prevedere che si possano realizzare case e alberghi, centri commerciali e uffici? E senza neanche una scadenza legata a un avvenimento sportivo, per cui varrà per sempre come procedura speciale, permettendo in pochi mesi di rendere edificabili terreni agricoli e persino, con alcune forzature, aree vincolate”. Legambiente Lazio aveva dedicato un’analisi specifica al “caso Roma”, dove tanto l’As Roma quanto la Lazio vorrebbero costruire un proprio impianto.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia