Ambiente

La scommessa (perduta) di un nuovo cementificio

Nicola Zampella è il responsabile dell’Ufficio studi dell’Associazione italiana tecnico economica del cemento (Aitec), l’associazione di rappresentanza delle aziende italiane produttrici di cemento. Dal suo osservatorio privilegiato, certifica che l’industria è in crisi: “Nel corso degli ultimi due anni abbiamo…

Nicola Zampella è il responsabile dell’Ufficio studi dell’Associazione italiana tecnico economica del cemento (Aitec), l’associazione di rappresentanza delle aziende italiane produttrici di cemento. Dal suo osservatorio privilegiato, certifica che l’industria è in crisi: “Nel corso degli ultimi due anni abbiamo perso più del 30 per cento (da 813 chilogrammi pro capite a testa nel 2006, a 601 nel 2009, ndr). E c’è stato un calo del 6% anche nel 2010. I nostri indicatori su edilizia residenziale, edilizia non residenziale ed opere pubbliche ci fanno attendere un mercato stabile a questi livelli bassi”. Ciò, spiega Zampella, crea problemi “strutturali” al settore: “L’industria cementiera è capital intensive -spiega-, quindi nel lungo termine non si possono mantenere gli impianti al 50-60% della capacità, perché diventano insostenibili”.

Per questo Zampella non pare molto convinto della bontà economica di un’iniziativa industriale come quella paventata dal gruppo Toto, che vorrebbe aprire un nuovo cementificio a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara (ne parliamo nell’inchiesta “Il duca d’Abruzzo” sul numero di aprile di Ae, potete acquistare qui il Pdf): “È partito un processo di razionalizzazione da parte delle aziende più grandi, che hanno annunciato la chiusura di alcuni impianti. Una cementeria inizia ad essere redditizia dopo circa 20 anni di attività. Chiudere in questo momento, in molti casi, significa farlo quando tutti i costi e gli asset sono ammortizzati. Questo annuncio (quello di Toto, ndr) è in contro tendenza, non so quale sia la strategia di questi costruttori. Il mercato non si riprenderà nel breve”. Costruire un cementificio costa oltre cento milioni di euro, e -dice Zampella- “non sappiamo quanto sia profittevole integrarsi a monte adesso. Spesso i costruttori (come Toto Costruzioni Generali spa, ndr) si fermano al calcestruzzo”.

Guardando fuori dall’Italia, Zampella sottolinea che “l’eccesso di capacità produttiva non è solo italiana. Anche nei Paesi del bacino del Mediterraneo ci sono molti cementifici, il cui prodotto arriva nel nostro Paese”.

 

 

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