Altre Economie

“La Repubblica dei Beni Comuni”

Dal 25 al 27 gennaio, Pisa ospita per tre giorni una riflessione condivisa e dal basso sui commons. Protagonisti i soggetti che liberano spazi sociali, costruiscono economie solidali e praticano comunità in transizione. Che s’incontrano nella casa del Municipio dei beni comuni, all’ex Colorificio J-Colors

C’è la politica dell’avanspettacolo, con prime donne ed anchorman. C’è quella dell’accaparramento, con liste vecchie e nuove. C’è poi una politica quotidiana, che prova a tessere relazioni e a tracciare percorsi, che uniscano le tante molecole territoriali di un organismo vivo anche se inconsapevole.
Liberazione di spazi sociali, costruzione di economie alternative, comunità in transizione, è il glossario delle decine di organizzazioni e delle centinaia di persone che hanno dato vita a United Colors of Commons, la tre giorni su beni comuni ed economia ecologica organizzata dal Municipio dei Beni comuni di Pisa, che a partire dall’occupazione di un ex-Colorificio ormai in fase di avanzata decomposizione ha creato le condizioni fisiche e politiche per un nuovo spazio comunitario ed aperto.
Migliaia di metri quadrati in via Montelungo a Pisa, nella vecchia zona industriale a pochi passi dalla Torre e dal Battistero, che dal 25 al 27 di gennaio ospiteranno per tre giorni incontri, dibattiti e, soprattutto, Tavoli di lavoro. Saranno 12, tutti autogestiti ed aperti, e tratteranno i temi della transizione, del microcredito, della bioedilizia, del diritto ai saperi e della libera informazione con un occhio alla concretizzazione pratica di una riflessione collettiva.
“In questo weekend tenteremo di costruire la riflessione sulla categoria di commons -scrivono alcuni degli organizzatori-, aprendo una ricerca collettiva che si interroghi su come poter concretizzare una rete di soggetti unite dal riconoscimento e dalle presa di coscienza della necessità di ridestare la politica, laddove non è rimasto altro che un riverbero delle attese lobbistiche dei poteri forti”.
È un appello e un lavoro che parte dal contesto pisano, dalla Toscana che qualcuno vorrebbe “motore della green economy italiana” e però vede sempre più contraddizioni all’orizzonte: cassa integrazione in crescita, welfare in difficoltà, una presunta attenzione all’ambiente che nasconde troppo spesso speculazioni od opere insostenibili, come il rigassificatore di Livorno, il termovalorizzatore di Pisa o anche le prospezioni geologiche al limite del fracking nella profonda Maremma.
Da Pisa, questo percorso si allaccia ad altre soggettività di altri territori, alle reti e ai movimenti nazionali, perché una prospettiva di ripartenza per continuare a costruire alternativa e per cominciare ad opporsi alle politiche di austerity sarà possibile solo se si ricomincerà dall’Abc della politica: i diritti delle persone, i bisogni della comunità, l’esigenza di relazione e di scambio.
Il soggetto che ha saputo catalizzare forze ed intelligenze in vista della tre giorni è il Municipio dei Beni comuni di Pisa, cioè una comunità aperta di persone (un vero e proprio Municipio) che hanno scelto di rimettere in campo una politica fatta di esperienze concrete e di opposizione attiva. Senza perdere di vista la riflessione e l’approfondimento.
Si inizierà venerdì 25 alle 21.30 con "La Repubblica dei beni comuni" con interventi di Marco Bersani, Paolo Cacciari, Sandro Medici e Mario Pezzella. Si continuerà il sabato con i Tavoli di lavoro, che elaboreranno documenti operativi che verranno presentati e discussi la domenica 27 durante la plenaria, intitolata non a caso “Partecipazione, autogestione e democrazia per una città dei beni comuni”.
United Colors of Commons interroga tutti su come sia possibile stare nella crisi per capire, assieme, come uscirne. Non ci sono scorciatoie, né formule magiche e meno che mai elettorali. C’è un magma sociale che vuole rimettersi in moto e la tre giorni pisana rischia di essere un’ottima opportunità per una ripartenza comune.

Il programma: http://www.inventati.org/rebeldia/movimenti/united-colors-of-commons.html
 

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