La lotta per la terra in Brasile


Dall’11 al 15 giugno, 17 mila delegati del Movimiento Sem Terra (Mst) provenienti da 24 Stati brasiliani si incontrano a Brasilia
per il 5° Congresso nazionale dal titolo “Riforma agraria: per la giustizia sociale e la sovranità popolare”. 

Intanto, procede -seppur lentamente- l’iter processuale per giudicare i responsabili della morte di 5 Sem Terra uccisi nel novembre del 2004 in un accampamento di Felisburgo, nello Stato del Minais Gerais. Una storia di violenza che ricostruisce per noi Antonio Lupo, del Comitato italiano di appoggio al Movimento Sem Terra.

Il 1° maggio 2002, 230 famiglie di contadini Sem Terra hanno occupato il terreno di un fazendero (latifondista) e costituito l’accampamento Terra Prometida. Per oltre due anni hanno lavorato la terra. Nel frattempo, le famiglie si sono ridotte a un centinaio a causa delle continue minacce  dei pistoleri al soldo del latifondista.

Le forze dell’ordine non sono mai intervenute nonostante, per ben otto volte, i Sem Terra avessero presentato denunce alla polizia di Felisburgo, senza che le forze dell’ordine intervenissero.

Il 7 ottobre del 2004 il Tribunale di Giustizia ha riconosciuto che una porzione dell’area, pari a 568 ettari, era terra “devoluta”, di proprietà cioè dello Stato, come gran parte della terra in Brasile, e posseduta dai latifondisti con documenti “grilati”, cioè falsificati.

Il 20 novembre 2004, quindici persone, ben armate e alcune incappucciate, arrivarono all’accampamento e iniziarono a sparare, ad altezza uomo, ammazzando 5 persone e ferendone 13, tra cui un ragazzo di 12 anni.

Poi dettero fuoco all’accampamento, bruciando 65 baracche, tra cui la scuola, e tutto quello che le famiglie possedevano.

Tre giorni dopo il massacro e la sepoltura dei 5 morti, le famiglie rioccuparono il terreno e in una settimana ricostruirono l’accampamento, compreso la scuola.

Oggi a “Terra Prometida” vivono solo 50 famiglie, le condizioni di vita sono difficili, anche per la mancanza di acqua e luce, arrivate anche in zone più periferiche, ma lì “proibite” dal potere che il latifondista assassino continua a esercitare nella regione.

Alcuni degli autori del delitto, tutti riconosciuti, sono stati imprigionati, compreso il latifondista, ma poi liberati, tranne due.

Il processo non è ancora iniziato, ma -ed è la buona notizia di queste ultime ultime settimane- è stato trasferito nella capitale dello Stato, Belo Horizonte, dove il latifondista non riuscirà a condizionarlo.

Un’altra buona notizia: il documento di esproprio e di affidamento ai Sem Terra di un’altra parte del latifondo sta per essere firmato dal presidente della Repubblica Luis “Lula” Da Silva.

Dopo quello, praticamente impunito, di Eldorado de Carajas del 1996, con 19 morti e 69 feriti, il massacro di Felisburgo è il più efferato nella storia del Mst.  

Una vittoria al processo sarebbe molto importante per tutto il movimento internazionale per la riforma agraria legato a Via Campesina.

Il Mst ha chiesto sostegno a livello internazionale. A tal fine il comitato di Amici dei Sem Terra di Milano, che ha sede presso l’associazione “Fratelli dell’uomo”, ha raccolto e inviato fondi per l’assistenza giuridica, anche con il contributo della Provincia di Milano, e mantiene un sito aggiornato www.mstfelisburgo.eu (anche in lingua portoghese).

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