Ambiente

La lotta agli illeciti ambientali comincia dai controlli: il caso Veneto

Nel 2012 la giunta regionale ha firmato un protocollo di legalità, che avrebbe dovuto favorire la trasmissione di informazioni in merito ai titolari delle concessioni estrattive, ma non lo applica. L’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente sottolinea come le attività di cava siano molto appetite dalla criminalità organizzata: così Legambiente Veneto scrive a Zaia

A metà giugno, come ogni anno, Legambiente ha presentato il rapporto Ecomafie, "nomi e numeri dell’illegalità ambientale". I dati -al solito- devono far riflettere: 16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati.
Tra la regioni italiane, il Veneto ha registrato un incremento del 18,9% degli illeciti accertati dalla forze dell’ordine, scalando la classifica fino all’undicesimo posto: sono state registrate nella regione 995 infrazioni, pari al 2.9 per cento del totale, 939 persone denunciate, una arrestata e 196 sequestri.

Secondo il comunicato stampa diffuso da Legambiente Veneto e dallOsservatorio ambiente legalità Venezia, "nel ciclo del cemento [uno degli ambiti d’indagine del rapporto Ecomafie, ndr] bisogna segnalare come a crescere in maniera significativa -in un panorama nazionale di sostanziale stabilità– è l’incidenza di questi reati (dall’urbanistica alle attività estrattive) nell’Italia Nord Orientale (che comprende Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) dove passa dal 6,7% del 2011 al 10,8% del 2012".

Questo dato chiama in causa direttamente le pubbliche amministrazioni, che possono assumere un ruolo proattivo (ne troverete un esempio da parte del Comune di Milano nell’articolo di Avviso pubblico su Altreconomia 151) oppure restare inerti.
Come la Regione Veneto, che nel gennaio 2012 ha firmato un protocollo "ai fini della prevenzione dei tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture" che è in larga parte non operativo. "Alcune delle procedure previste sono ancora ferme -spiega Legambiente in un comunicato stampa, diffuso dopo aver inviato una lettera in merito al presidente della Regione Veneto Luca Zaia-, e in particolare la trasmissione alle prefetture da parte delle Province sui dati relativi alle attività di cava.
 
"Il ‘Protocollo di legalità ai fini della prevenzione dei tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture’ firmato a Venezia il 9 gennaio 2012 dal presidente della regione Veneto Luca Zaia, dal ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri e sottoscritto [dall’]Unione delle Province del Veneto prevede la fornitura alla Prefettura di un quadro esauriente dei soggetti concessionari delle attività di cava, nell’ottica di monitoraggio preventivo e di prevenzione di infiltrazioni della criminalità organizzata -spiega il comunicato-.
In particolare il Protocollo prevede, come riportato all’articolo 2 ‘Modalità di trasmissione alle Prefetture delle informazioni relative alle ditte aggiudicatarie degli appalti ed alle attività imprenditoriali ritenute sensibili’, a pagina 8 e 9:
‘Per agevolare, in particolare, il monitoraggio preventivo delle cave maggiormente prossime alle aree di cantiere, la Regione del Veneto e l’UPI Veneto si impegnano a sensibilizzare le Amministrazioni Provinciali e gli altri enti eventualmente delegati a fornire, a scadenze periodiche, alle Prefetture territorialmente competenti un quadro informativo esauriente sui soggetti concessionari, al fine di accertare l’effettiva titolarità delle attività di estrazione mineraria’.
L’Osservatorio Ambiente e Legalità di Venezia ha verificato -tramite ufficiale domanda ai competenti funzionari delle Province- quale fosse lo stato di avanzamento della procedura.
Il dato più allarmante proviene dalla Provincia di Padova dove è stato fatto presente come non sia ‘pervenuta alcuna indicazione operativa in merito al Protocollo in oggetto’. In effetti anche le Province di Belluno e Rovigo ci hanno comunicato che stanno procedendo alla trasmissione dei dati ma che la Regione non ha dato nessuna indicazione in merito.
Le Province di Verona, Treviso e Vicenza non hanno risposto alle richieste di informazioni".

Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, ha spiegato che i protocolli sono un "buona cosa", sottolineando però l’importanza che "alla firma seguano gli atti concreti come la trasmissione dei dati alle Prefetture sulle attività di cava, un settore particolarmente sensibile su cui le mire delle organizzazioni criminali sono note e registrate da tempo, anche nella nostra regione. Noto invece come siano passati 18 mesi dalla firma del protocollo -prosegue Lazzaro- senza che la Regione si sia minimamente attivata per dare le indicazioni operative alle Province. Serve subito maggiore e concreta attenzione verso il fenomeno delle ecomafie nel nostro territorio partendo proprio da controlli rigidi e coordinati sulle attività estrattive di cava e di fiume che sono a rischio infiltrazione da parte dei criminali del ciclo illegale del cemento che continuano ad operare nel nostro Paese".
 
È per queste ragioni che Legambiente Veneto e Osservatorio Ambiente e Legalità-Città di Venezia, hanno scritto al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, segnalando i risultati della verifica effettuata, chiedendo maggiore attenzione in materia di legalità alla Giunta e sollecitando l’applicazione immediata del protocollo di legalità così come sottoscritto oltre un anno e mezzo fa.

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Sintesi delle risposte pervenute alle richieste di Legambiente Veneto e Osservatorio Ambiente e Legalità-Città di Venezia
 
Rovigo:
il Servizio Tutela del Territorio della Provincia di Rovigo svolge d’intesa con i Comuni funzione di vigilanza sui lavori di ricerca e coltivazione dei materiali di cava, ed è in possesso di tutte le informazioni relative alle attività estrattive svolte nel territorio di competenza.
Gli uffici del Servizio Tutela del Territorio della Provincia di Rovigo sono in procinto di fornire alla Prefettura tutte le informazioni relative ai soggetti concessionari di attività di cava, pur in assenza della determinazione di una procedura codificata da parte della Regione Veneto.

Così anche sta facendo la provincia di Belluno.

Padova:
alla Provincia di Padova non è pervenuta alcuna indicazione operativa in merito al Protocollo in oggetto e fa presente che la Regione Veneto, firmataria del Protocollo, è l’Ente preposto al rilascio delle autorizzazioni all’attività estrattiva ai sensi della L. R. 7 settembre 1982 n. 44 “Norme per la disciplina dell’attività di cava”, art. 43 “Prima costituzione delle Commissioni tecniche – sostituzione transitoria delle Province”.

Venezia:
la Provincia di Venezia evidenzia che non opera quale stazione appaltante, soggetta agli impegni di cui al citato protocollo. Si informa tuttavia che la delibera di approvazione del protocollo è stata inserita all’ordine del giorno della Giunta del 29.08.2012 e rinviata.
Inoltre riferisce che in Provincia di Venezia vi è un solo sito di cava che è naturalmente soggetto ai dovuti controlli. Il Servizio Geologia, Geotermia e Cave Servizio Politiche Ambientali della Provincia di Venezia opera da tempo in stretta collaborazione con gli organi di Polizia Giudiziaria, tanto che a tale scopo sono stati sottoscritti ed operanti protocolli di intesa con tutti i Corpi di Polizia competenti per le materie ambientali ( http://politicheambientali.provincia.venezia.it/documenti/legalita-e-rifiuti/protocolli-con-forze-dellordine ).
 
Non conosciamo la situazione delle Province di Verona, Vicenza, Treviso perché non hanno risposto alla richiesta.

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