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La libertà si indossa

A Trieste, uomini e donne che provengono da una storia di salute mentale stampano la linea di magliette “L.180.it”. Dedicata a Basaglia Daniela piega e infila le t-shirt nelle loro buste di cellophane, in un silenzio quasi religioso. È una…

Tratto da Altreconomia 115 — Aprile 2010

A Trieste, uomini e donne che provengono da una storia di salute mentale stampano la linea di magliette “L.180.it”. Dedicata a Basaglia

Daniela piega e infila le t-shirt nelle loro buste di cellophane, in un silenzio quasi religioso. È una ragazza bruna, dai lineamenti delicati, china sul tavolo di lavoro al centro della grande stanza. A pochi metri da lei Giovanni e Darko sistemano con cura i telai e i macchinari da stampa, li lavano e li regolano sul disegno che da lì a poco andranno a stampare.
“Mi occupo dell’imbustamento e dell’inventario da due mesi” -racconta Daniela non appena mi avvicino- “prima non ero nemmeno in Italia, perché vengo dalla Romania”. Giovanni interviene con urgenza e orgoglio: “Ognuno di noi ha un compito. Sai, vogliamo tutti  imparare a fare tutto, perché vogliamo essere autonomi!”
Daniela, Giovanni e Darko, assieme ad altri due o tre colleghi a seconda delle giornate, si occupano della stampa di t-shirt, borse e magliette, e sono la “forza-lavoro” nella serigrafia artigianale della cooperativa sociale “Confini” di Trieste, che si trova nel centro storico della città (via della Fonderia 12/b).
Questi ragazzi, che per professionalità e precisione possiamo chiamare a pieno titolo artigiani, provengono tutti da una storia di salute mentale.
La stampa di magliette è solo una delle attività della cooperativa sociale Confini e coinvolge cinque degli oltre ottanta soci.
Il fatturato annuo della serigrafia raggiunge i 180mila euro, a fronte di 1.100.000 euro dell’intera cooperativa (per i servizi di call-center, grafica, organizzazione di eventi, vedi box). I ragazzi della serigrafia sono tutti soci-dipendenti della cooperativa, con un contratto a tempo determinato o indeterminato a seconda che lavorino da più o meno di un anno per la cooperativa.
Se non fosse stata approvata la legge 180 nel 1978, questi ragazzi sarebbero probabilmente confinati in una stanza, lontano dalla società e dalla possibilità di dimostrare le proprie capacità: vivrebbero nell’Ospedale psichiatrico di San Giovanni (un quartiere di Trieste), dove ora al posto di questo istituto sorge la sede operativa della cooperativa Confini e di altre cooperative sociali. Oggi invece la serigrafia ha raggiunto una professionalità talmente alta nella stampa di capi d’abbigliamento da convincere non solo i circuiti del commercio equo-solidale, ma anche catene commerciali su larga scala (la mappa dei punti vendita presenti in Italia è consultabile all’indirizzo www.l180.it/punti_vendita.php).
I ragazzi di Confini hanno voluto parlare di questa conquista (la chiusura dei manicomi e la legge 180) attraverso una linea di magliette che riportasse il marchio “L.180.it”. Ogni capo della collezione porta un’etichetta con la spiegazione di questa scelta e alcune note: si racconta come la legge 180 sia nata proprio dall’esperienza del celebre psichiatra Franco Basaglia nel manicomio di Trieste, arrivato come direttore nel 1971. E si parla della cosiddetta “Psichiatria democratica”, che ha promosso la riforma dei manicomi e la diffusione dei servizi di psichiatria sul territorio.
La linea L.180.it , che comprende oggi t-shirt e polo, attinge le sue immagini dalla collezione di bozzetti e manifesti dei Laboratori d’Arte allestiti fin dal 1972 nell’ex manicomio triestino. Della linea fanno parte i modelli “reparto agitati alta sorveglianza” che porta il timbro utilizzato sulle cartelle dei pazienti negli ospedali psichiatrici, “la spettinata”, da un disegno di Ugo Guarino, “Marco Cavallo” (vedi sotto) e “da vicino nessuno è normale”. Accanto alla sua collezione, Confini cura la realizzazione di magliette per conto di privati: singoli, associazioni, ma anche grosse aziende come la catena di supermercati Panorama, con cui ha da poco siglato un accordo. Di recente hanno anche presentato il nuovo catalogo, che comprende la collezione bambini e la prima linea di polo, secondo i colori e la moda della stagione primavera/estate 2010, e firmato un contratto per la diffusione in Italia delle borse confezionate da Smateria.
Smateria è un’azienda nata nel 2006 a Phnom Penh, Cambogia, che produce borse e accessori di moda con materiale povero e materiale riciclato (sacchi di plastica, tetrapak…): la struttura coinvolge 30 gruppi familiari cambogiani, in un’ottica di sostegno allo sviluppo del modello dell’azienda familiare (www.smateria.com).
L’ 80% dei capi utilizzati dalla serigrafia artigianale di Confini provengono dalle filiere equo-solidali Aarong Brac (Bangladesh Rural Advancement Committee),e Assisi Garments (Tirupur, India): due realtà produttive che si impegnano a fornire vitto, alloggio e uno stipendio adeguato ai propri lavoratori (per la maggior parte donne) e a investire parte dei propri utili in progetti sanitari e educativi.
I capi vengono confezionati secondo modelli unici, ideati e forniti alle filiere equo-solidali dai soci stessi di Confini. Ciascun capo d’abbigliamento viene quindi disegnato, stampato, confezionato e inscatolato dai ragazzi della serigrafia, nel laboratorio di via della Fonderia.
Accanto al lavoro di stampa, che si è trasferito nel centro città da poco più di un anno, continuano dal 1999 (anno di nascita della cooperativa Confini) quello di grafica e di call center. Questi vengono svolti nelle sedi messe a disposizione dagli enti che usufruiscono dei servizi stessi, comunque all’interno della città di Trieste. Il call center, per esempio, realizzato in collaborazione con l’Azienda per i servizi sanitari triestina, ha sede nel rione di San Luigi (vicino al centro urbano di Trieste) e si occupa del Cup e del Sui (Servizio unificato d’informazione), servizi di informazione e  prenotazione per esami medici e visite specialistiche.
I soci che scelgono questa attività hanno la possibilità di qualificarsi attraverso i corsi di formazione messi a disposizione dall’Enaip (Ente nazionale Acli per l’istruzione professionale) di Trieste.
Nei suoi dieci anni di attività, la Cooperativa Confini ha perseguito con determinazione l’obiettivo di condurre quella che i soci amano definire una “ricerca etico-estetica dell’esistere sociale”: in poche parole hanno costruito un’attività che rimanesse fedele alla valorizzazione delle scelte autonome e indipendenti dei soci, alla crescita qualitativa dei propri servizi (anche in termini di design o moda per i capi d’abbigliamento) e alla crescita professionale.
“Le storie dei nostri soci sono emozionanti” racconta Gabriella Baroni Barbo, presidente di Confini. “Sono persone che in età non più giovanissima e seguite dai servizi hanno potuto lavorare, nonostante nella loro vita non avessero avuto alcun tipo di opportunità. Fondamentali sono stati e sono ancora oggi i percorsi di formazione”.
Se le si chiede quali siano state le soddisfazioni maggiori risponde: “Uno dei momenti più belli è stato quando un nostro socio è venuto a chiederci un anticipo del Tfr: doveva dare una caparra per l’acquisto di una casa. Finalmente avrebbe potuto andare a vivere da solo”.

I confini della cooperazione
La cooperativa sociale Confini nasce alla fine del 1999 in risposta a un bando europeo destinato all’inserimento lavorativo di soggetti “deboli”. Alle prime fasi hanno collaborato il Dipartimento di Salute mentale di Trieste e l’Enaip. Dal allora i soci hanno affrontato il mondo del lavoro sperimentando settori che normalmente non venivano presi in considerazione dalla cooperazione (call center, grafica e stampa), più attento invece al settore terziario. Una grande sfida di Confini è però il Consorzio Ausonia. Nato nel 2005 dall’unione di dodici cooperative sociali triestine e presieduto proprio da Confini, si occupa dello storico stabilimento balneare triestino Ausonia, sia per i lavori di ristrutturazione, sia per la gestione di servizi (bar, sorveglianza, pulizie) e spazi. Il consorzio, dopo un breve periodo di prova e la presentazione di un dettagliato progetto di ristrutturazione, ha ottenuto all’inizio di quest’anno la concessione ventennale per la gestione.
È la prima volta in Europa che tante cooperative unite in un unico soggetto non curano una commessa pubblica ma scendono sul campo come qualsiasi altra azienda privata. Info: www.cooperativaconfini.it

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