Ambiente

La lezione del Veneto

I comitati di tutta la regione raccolgono il testimone di Don Albino Bizzotto, che dal 16 al 29 agosto ha digiunato contro le grandi opere. Dal 12 settembre tocca al comitato No Valdastico Nord (nell’Alto vicentino), dal 16 si comincia a Verona. In attesa di una manifestazione a Venezia, il 9 ottobre, nel 50° anniversario del Vajont 

Don Albino Bizzotto ha avuto ragione: “Questa iniziativa -ci aveva spiegato il 23 agosto, nell’intervista dopo che aveva avviato un digiuno contro la devastazione del Veneto– ha liberato il disagio e la sofferenza che vivono tantissime persone, che si danno da fare ma non incontrano modalità per interromperla”.
Come nel 2001, quando l’iniziativa dell’associazione che ha fondato, i Beati i costruttori di pace, portò milioni di italiani ad esporre la “Bandiera della pace” per protestare contro la guerra in Afghanistan (e poi quella in Iraq), anche nell’estate del 2013 si è fatto “portatore di luce”, lampadiere in grado di indicare una (nuova) forma di protesta. 



Con 31 grandi opere, 6 ospedali realizzati o in costruzione in regime di project financing (la gestione, cioè, è affidata al privato, come abbiamo spiegato nell’inchiesta di Ae 145), più altri interventi “che mettono a rischio il territorio”, il Veneto è vittima sacrificale di un’idea di sviluppo fondata sul cemento, sul calcestruzzo, sui viadotti e sui trafori (sotto la mappa elaborata dal comitato No Valdastico Nord).

Un quadro disastroso, su cui il digiuno di Don Albino -che è durato due settimane, dal 16 al 29 agosto- ha posato l’attenzione dell’opinione pubblica, offrendo a chi voglia farlo la possibilità di una lettura d’insieme. 

A rendere questa foto ogni giorno più nitida, sono i cittadini che -uno dopo l’altro- scelgono di prendere il testimone di Don Albino, in Veneto ma anche in Friuli-Venezia Giulia (a Pordenone, dov’è in corso la costruzione di un ospedale in project financing, una delle storie che raccontiamo nell’edizione 2013 di “Salviamo il paesaggio!”).



La mobilitazione è permanente e diffusa, in vista di una manifestazione a Venezia, prevista per il giorno 9 ottobre, anniversario della tragedia del Vajont, che per tutto il Paese dovrebbe rappresentare un emblema e un monito: “In nome dello sviluppo, non può essere cancellata la volontà popolare e la partecipazione della comunità locali alle scelte relative al proprio territorio”. Nessuno, in valle, voleva quella diga.
 
Dopo il Comune di Marano Vicentino (il "caso" della ex cava-discarica Vianelle) e il Presidio sotto il portico di Padova (che resiste all’espansione della zona industriale), da domani (12 settembre) a lunedì prossimo iniziano il digiugno “9 persone del comitato No Valdastico Nord (che si battono contro l’allungamento dell’autostrada A31 da Piovene Rocchette, nel vicentino, a Trento), che digiuneranno per 24 ore ciascuno a partire dalla mezzanotte, bevendo solo acqua e astenendosi dal mangiare: nei primi tre giorni -spiega un comunicato- il digiuno verrà osservato dalle 8 alle 20 nella sede della Pro Loco di Casotto, in via san Giovanni a Casotto di Pedemonte”.
Da lunedì 16 settembre, invece, partirà il digiuno/sciopero della fame a Verona, dove i comitati fanno sapere che da lunedì 23 settembre avranno a disposizione anche una postazione in piazza Bra (gazebo e banchetto), in centro città, fino all’8 ottobre.

Don Albino Bizzotto
il 6 ottobre è atteso a Marezzane, ospite della manifestazione convocata ogni anno da Valpolicella 2000 e Fumane Futura per ricordare che “Marezzane non si tocca”, che nessuna nuova cava verrà aperta in Valpolicella.


 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia