Esteri

La disperazione sotto l’Acropoli

Austerity, disoccupazione, multinazionali che abbandonano il Paese. E lo strisciante dilagare di movimenti neonazisti: è la Grecia  —

Tratto da Altreconomia 144 — Dicembre 2012

“Gli effetti della crisi, le misure di austerità e la violenza dilagante dell’estrema destra: purtroppo in Grecia ci sono tutte le premesse per lo scoppio di una guerra civile”. Analizzando quanto accade in questi mesi ad Atene, le parole di Giorgos Mitralias, un giornalista in pensione che nella sua lunga carriera di cronista ha lavorato per il Corriere Finanziario (una sorta di Sole 24 Ore greco) e per la televisione di Stato ad Atene, sembrano tutt’altro che esagerate. Anzi.   
Da culla della civiltà occidentale e della democrazia a laboratorio delle ricette liberiste più estreme e destabilizzanti dal punto di vista sociale, la Grecia è altresì alle prese con un rigurgito neo-nazista che sembra riportare indietro le lancette del tempo di 45 anni, quando nel Paese si instaurò il cosiddetto “Regime dei Colonnelli”. 
Per comprendere appieno il problema greco, oltre a farci una lunga chiacchierata con Mitralias, abbiano provato a esaminare fattori chiave che troppo spesso la nostra stampa ignora, preferendo una lettura della questione estremamente stereotipata.
Un primo dato che salta all’occhio è quello relativo alla fuga delle big corporation in corso nei “Paesi in crisi”. È il caso del ramo ellenico della Coca Cola, che sta preparando un trasloco in grande stile: la sua sede legale si trasferirà in Svizzera, mentre molto probabilmente le sue azioni saranno quotate alla Borsa di Londra. Stiamo parlando della più importante impresa greca per valore di mercato (l’ultimo fatturato si aggirava sui sei miliardi di euro), nonché seconda in tutto il vecchio continente per unità imbottigliate, tra cui anche una parte di quelle commercializzate in Italia e in altri 27 Paesi sparsi per il globo. Dettaglio non trascurabile, Coca Cola Grecia dà lavoro a circa 40mila persone.
I vertici della compagnia hanno fatto i loro calcoli e sono giunti alla conclusione che a fronte di un possibile aumento delle tasse in un Paese che sta colando a picco, è meglio affidarsi alla tranquillità delle Alpi svizzere. Dove di tasse se ne pagano molto poche. L’esecutivo di Atene non ha potuto far altro che prendere nota.
Un’altra notizia battuta solo dalle agenzie internazionali, ma che invece andrebbe esaminata molto attentamente, è quella relativa ai dati messi a disposizione dal Global Financial Integrity lo scorso settembre (www.gfintegrity.org/storage/gfip/documents/reports/world_bank_shadow_economies_all_over_the_world.pdf). Il think tank statunitense, che indaga sul traffico illegale di capitali e promuove campagne per limitare i flussi finanziari illeciti, ha certificato che negli ultimi due anni sono confluiti in Grecia ben 200 miliardi di dollari di denaro “sporco” diretto all’economia sommersa del Paese, inclusi crimine e corruzione.
Tutti soldi ovviamente non tassati.
Il Global Financial Integrity ha poi documentato come dal 2003 a oggi i flussi di capitali illeciti in entrata e in uscita dalla Grecia, soprattutto tramite paradisi fiscali, abbiano raggiunto i 509 miliardi di dollari. Ci riferiamo a cifre annuali molto significative, superiori al Pil ellenico, che nel 2011 è stato di circa 300 miliardi (solo il 3% dell’eurozona), a fronte di un debito totale stimato in 327 miliardi di euro (50 dei quali dovuti a banche francesi, tedesche e britanniche). Quindi non è vero che soldi non ci sono, bisogna solo capire quali “strade” imbocchino.
Intanto, però, la crisi del debito continua a sconquassare un Paese già allo stremo delle forze da troppo tempo.    
Oltre a essere uno stimato giornalista, Giorgos Mitralias è anche uno dei membri fondatori del Comitato greco contro il debito (www.contra-xreos.gr), come ci tiene a sottolineare, il primo del suo genere in un Paese del Nord del mondo. Fino a non molti anni fa, infatti, il concetto di debito e la richiesta della sua cancellazione sembrava una prerogativa delle sole realtà dell’emisfero Sud. 
“In Grecia si muore letteralmente di fame. Quella in atto è una catastrofe umanitaria senza precedenti in tempo di pace. Le misure adottate in più frangenti dal nostro governo hanno decretato la fine dei servizi pubblici e portato la disoccupazione al 25 per cento, mentre il potere d’acquisto del 95 per cento della popolazione è calato del 70-80 per cento. L’economia è al collasso, siamo al sesto anno consecutivo di recessione, un record mondiale anche se si considera che in questo lasso di tempo il Pil è calato del 28 per cento”.
Quello di Mitralias è un grido d’allarme disperato, che fotografa la situazione di un Paese dove non passa giorno senza che la “troika Interna” (il governo di coalizione composto dai conservatori di Nuova Democrazia, dal Partito Socialista e dalla compagine di centro-sinistra del Dimar) non attui i provvedimenti suggeriti dalla “troika esterna” (Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale).
A volte sorpassando i limiti del grottesco. “Ora l’esecutivo ha fissato in 360 euro il sussidio di disoccupazione, però se si abita in una casa di proprietà c’è una decurtazione di 60 euro, se si è in affitto di 30. Insomma, gli unici che ricevono tutto il sussidio sono i senza tetto”.
Sono ormai due anni e mezzo che, insieme agli altri esponenti della campagna, Mitralias chiede conto della composizione del debito greco. “La richiesta di una ‘auditoria del debito’, come quella eseguita in Ecuador dal governo Correa, parte dal basso e ha l’obiettivo di capire come viene utilizzato il denaro per ripagare i debiti e soprattutto qual è la loro composizione. Secondo noi tre quarti del debito contratto a seguito delle misure imposte dalla troika non va ripagato poiché le condizioni che lo sottendono sono illegittime”.
Secondo Mitralias bisogna anche capire bene chi deve a chi, visto che durante la Seconda guerra mondiale la Germania depredò il suo Paese e non ha mai restituito del tutto quanto preso -cosa che invece fece l’altra forza d’occupazione, l’Italia, visto che il governo di Alcide De Gasperi ripagò il suo debito-. 
“Dettagli” di cui le cronache di questi giorni non parlano, così come in pochi stanno dando il dovuto risalto alla pericolosa deriva neonazista. “La nostra società assomiglia a quella tedesca dell’inizio degli anni Trenta, all’agonizzante Repubblica di Weimar. Ci sono tutti gli ingredienti, a partire dalla famigerata Alba Dorata, che in pochissimi mesi è diventato il terzo partito greco e che gli ultimi sondaggi danno ben oltre il 15 per cento. Si calcola che più di un quinto della classe imprenditoriale voti per loro” spiega Mitralias.
Attualmente Alba Dorata conta su un contingente di 18 parlamentari, tra cui il componente di un gruppo nazi-rock che tra le sue “canzoni” può annoverare titoli come “Auschwitz” e “Chi non parla greco deve morire”.
“Di nuovo un partito predica apertamente il nazismo più violento e assassino, facendo l’apologia delle camere a gas e di Auschwitz, organizzando truppe d’assalto chiamate SA, e promettendo di sterminare migranti, il popolo Rom, ebrei, omosessuali, minoranze nazionali, militanti di sinistra e adesso anche handicappati e disabili nel nome dell’eugenismo e della purezza della razza greca. Questa minaccia è troppo reale e diretta per poter essere ignorata. Ormai Alba Dorata ‘controlla’ militarmente interi quartieri di Atene, gli episodi di violenza estrema non si contano più, mentre si rincorrono le voci di contiguità e infiltrazioni nella polizia”, ammonisce Mitralias, che ricorda anche come ci sia una pletora di rapporti delle Nazioni unite e dell’Unione europea che accusano le forze dell’ordine greche di fare un uso sistematico della tortura. “Eppure il nostro ministro degli Interni ora vuole fare causa al Guardian, che è stato l’unico quotidiano europeo a sollevare il problema, denunciando gli abusi della polizia durante le manifestazioni di piazza degli ultimi mesi e le angherie cui sono sottoposti i migranti sia in mare che sul territorio nazionale”.
Il quotidiano inglese, tra l’altro, ha pubblicato un’intervista in cui un dirigente della polizia greca ammette che le forze dell’ordine monitoravano da tempo le attività di Alba Dorata e che volendo avrebbero potuto stroncare sul nascere il gruppo neo-nazista, tenuto “in caldo” qualora tornasse utile per “altre esigenze”.   
La minaccia neo-nazista non è stata presa in dovuta considerazione né dal partito della sinistra radicale, Syriza, che non intendeva dare pubblicità a un movimento considerato “di nicchia”, ma ormai nemmeno dalla società civile europea, che nell’opinione di Mitralias sta facendo troppo poco su tutti i fronti per manifestare la sua solidarietà al popolo greco. “Il buco nero del berlusconismo sembra aver reso tutti gli italiani apatici, eppure tra noi e voi esistono legami antichissimi e rapporti di collaborazione tra i rispettivi movimenti, speriamo che ci sia presto un risveglio”.  
Mitralias è molto netto anche sulle supposte  esperienze di auto-governo e auto-gestione che secondo alcuni media rappresenterebbero una possibile via d’uscita, anche parziale, dalla crisi che sta vivendo la Grecia.
“Sono tutte iniziative di scarsa rilevanza e che incidono ben poco. La verità è che dopo 18 scioperi generali, occupazioni di sedi istituzionali e proteste di ogni tipo, che non hanno prodotto alcun risultato, ormai i Greci sono totalmente disillusi. Serve un’inversione di tendenza da parte del governo che forse può materializzarsi solo se dell’esecutivo entrerà a far parte Syriza.
Ovvero una coalizione eterogenea, che va dai fuoriusciti del Pasok (il partito socialista, ndr) alle forze extraparlamentari. Io dico sempre che questo nuovo partito racchiude il peggio e il meglio della sinistra del mio Paese e il suo cambiamento di posizione sulla questione del debito, da molto radicale a più conciliante, avvenuto prima delle ultime elezioni, non lascia ben sperare”. —

I numeri del crollo
L’ultima manovra, con ulteriori tagli a quanto di poco è rimasto da tagliare, è stata votata dal Parlamento greco a inizio novembre, nonostante due giorni di dure proteste per le strade di Atene, e comporterà un “risparmio di spesa” per circa 10 miliardi di euro.
L’ennesima richiesta al governo ellenico per concedere un prestito di 31,5 miliardi di euro, che permetterà alla Grecia di non dichiarare fallimento, sembra destinata a creare una falla difficilmente riparabile nella maggioranza parlamentare che sostiene l’esecutivo. Il traballante premier Antonis Samaras può solo certificare altre cifre impietose.
La disoccupazione è salita al 25,1%. Era al 9,4 nel 2009, potrebbe toccare il 29% nel 2013 e secondo l’ufficio nazionale per le statistiche ellenico per tornare ai livelli di impiego del 2009 bisognerà aspettare il 2030.
A essere più colpiti della mancanza ormai cronica di lavoro sono i giovani: il 54% dei cittadini nella fascia di età fra i 16 e i 25 anni è disoccupato.
Il Paese è in recessione dal 2008. Nel 2011 il Pil ha fatto registrare un -6,9%, nel 2012 si dovrebbe arrivare a -6,5, mentre le previsioni per l’anno prossimo sono per un -4,5. In un lustro l’economia si è contratta di un quarto. Purtroppo a salire in maniera vertiginosa è il tasso dei suicidi. Fino all’inizio della crisi era il più basso nell’Unione europea (2,8 ogni 100mila abitanti), ora è aumentato di quasi il 50 per cento. 

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