Altre Economie

La casa cambia con noi

Il progetto della coop Andria di Reggio Emilia: case che si modificano per soddisfare le esigenze delle famiglie che crescono. E il desiderio di comunità C’era una casa molto carina: era veramente senza soffitto, ma aveva la cucina e il…

Tratto da Altreconomia 115 — Aprile 2010

Il progetto della coop Andria di Reggio Emilia: case che si modificano per soddisfare le esigenze delle famiglie che crescono. E il desiderio di comunità

C’era una casa molto carina: era veramente senza soffitto, ma aveva la cucina e il bagno, la camerata letto e tutto quanto serve, compreso un piccolo giardino. L’aveva realizzata vicino a Reggio Emilia la cooperativa Andria (www.andria.it) grazie al progetto “Case per Gio.Co.”, ovvero “case per giovani coppie” ma anche -letteralmente- case giocose, creative: case che si modificano nel tempo -come le esigenze delle famiglie- e che possono essere rifinite e completate via via che cambiano le necessità di chi le abita.
L’idea è nata da una semplice valutazione: le giovani coppie che decidono di prendere casa sono tra le categorie più svantaggiate del mercato immobiliare; hanno pochi mezzi e devono far fronte a grandi spese e spesso finiscono per comprare appartamenti minuscoli, adeguati ai loro budget ma che presto diaventano insufficienti per le esigenze della famiglia. Si trovano quindi nella necessità di rivendere l’immobile sostenendo nuovamente i costi di transizione (notaio, tasse, ecc.) e sganciandosi dal luogo in cui avevano vissuto per qualche anno.
Dall’idea che una famiglia non debba cambiare casa e comunità ad ogni cambio delle esigenze di vita è nato quindi il progetto Case per Gio.Co. 
Dall’esterno, si presentano come casette su due piani. Sulla facciata si apre una struttura ad un piano che può essere cantina e garage, collegato alla casa da uno spazio coperto in vetro che può divenire una sorta di piccola serra. Da questa zona verde si entra in casa e ci si affaccia su un grande salone senza separazioni e solette interne, una sorta di loft tutto in doppia altezza che contiene un ampio soppalco su cui è posta la camera da letto. Al di sotto di questo si sviluppa la zona servizi (bagno, cucina, ripostiglio): l’unica che ha bisogno necessariamente di pareti verticali per delimitare gli ambienti. Il piano terra misura circa 50 metri quadri, e quindi potenzialmente la casa può arrivare a misurarne 100 costruendo una normale soletta che divide il piano terra dal primo piano. La licenza edilizia tiene già conto di questi cambiamenti possibili, ma saranno le famiglie che ci abitano a valutare se e quando dividere gli ambienti, se separare i due piani in tutto o in parte, o se alzare eventuali pareti interne.
Fino ad ora ne sono state costruite circa 200, soprattutto ristrutturando ex fienili dismessi nelle campagne della provincia reggiana, e attualmente ci sono altri progetti in cantiere tra Carpi e Novellara.
Alessandra e il suo compagno hanno comprato una delle prime Casa per Gio.Co. una decina di anni fa, insieme ad altre 18 famiglie. Le loro case erano costate tra i 100 e i 120mila euro, in parte abbattuti da un ulteriore contributo della Regione Emilia Romagna che sosteneva le giovani coppie. Oggi la casa ha un soppalco in più dove c’è la stanza del loro bambino, collegato alla loro camera da una sorta di piccolo corridoio in vetro calpestabile. A dire il vero gli farebbe comodo un locale in più e lo spazio ci sarebbe pure, ma a questa loro casa così aperta e ariosa si sono affezionati, e per il momento hanno scelto di rinunciare ad ingrandirsi. Un domani, quando il bambino sarà più grande, forse trasformeranno i soppalchi in vere e proprie stanze chiuse e quindi ripenseranno anche a ricavare lo studio che oggi manca.
Per Alessandra e le altre famiglie, pioniere del progetto, non è stato facile capire effettivamente se la casa poteva essere abitabile e quali fossero gli spazi effettivi a disposizione; molti ad esempio temevano che fosse piccola. Per facilitare la comprensione, ma anche per coinvolgere gli inquilini nella progettazione, la cooperativa Andria si è appoggiata a una società specializzata e hanno costruito in un capannone un modello in scale reale della casa in materiale plastico componibile. La mattina le coppie hanno visto la versione base e hanno lavorato tra loro e coi progettisti per cercare miglioramenti e soluzioni alle loro esigenze: nel pomeriggio hanno così potuto vedere la casa in una versione “evoluta”, modificata sulla base delle prefigurazioni dei partecipanti. Anche se oggi per presentare le Case per Gio.Co si usano cartoni con modelli da costruire, l’attenzione alla co-progettazione è rimasta invariata.
La cooperativa Andria, d’altra parte, ha fatto della progettazione partecipata attenta alle dimensioni sociali la sua carta di identità fin dalla denominazione. Nel 1990 la cooperativa (che esisteva dal 1975 come normale cooperativa edilizia) ha cambiato nome e mission: è diventata “Andria” (come una delle “città invisibili” di Italo Calvino) e si qualifica come “cooperativa di abitanti” poiché al centro della sua attività edilizia non ci sono le case, ma le persone che le abitano. È questa la ragione per cui Andria ha iniziato una stretta collaborazione con altre cooperative, anche sociali, dando vita ad un gruppo cooperativo che offre alle famiglie non solo case, ma anche servizi tra cui, in primo luogo, asili nido e altri servizi per l’infanzia collocati nei quartieri che la cooperativa realizza. L’attenzione ai bambini e al loro sguardo sul mondo è alla base anche del progetto più noto della cooperativa Andria: si chiamano “Coriandoline”, sono “le case amiche dei bambini e delle bambine” (www.coriandoline.it, nella foto a sinistra), e danno vita a Correggio a un intero quartiere progettato a partire dai desideri dei più piccoli, che lo hanno voluto magico, giocoso, sicuro, trasparente, morbido. Nascono così la casa torre, la scala scivolo, il garage mostro alla ricerca di un delicato equilibrio tra i desideri belli dei bambini e la vivibilità reale di case che poi dovevano essere vendute sul mercato immobiliare reale e non essere ludoteche invivibili. Andria però ha dimostrato non solo di saper dare spazio alla fantasia, ma anche di saperla mettere al servizio di esigenze quanto mai concrete. Né è la prova il progetto “Cas’o mai” (Case o mai?), abitazioni a canone sociale per lavoratori extracomunitari e famiglie in difficoltà. La cooperativa ha quindi predisposto piccoli appartamenti (tra i 60 e gli 80 metri quadri) con giardini o ampi loggiati inseriti in palazzine di massimo 8 appartamenti, in contesti abitativi consolidati anche socialmente, così da non creare ghetti. Le persone in affitto pagano un canone mensile inferiore ai 300 euro e vengono sostenute da un attento accompagnamento sociale dei Comuni. I tassi di insolvenza sono bassissimi e la cooperativa sta pensando di vendere gli appartamenti agli inquilini a prezzi di favore. Oggi Andria ha quasi 6.000 soci, ha costruito oltre 2.000 case ed è proprietaria di 70 appartamenti che affitta a tariffe convenzionate. e attraverso il gruppo cooperativo gestisce 7 centri per l’infanzia e 2 strutture sociali di aggregazione. Tanti modi diversi per realizzare ciò che Andria descrive citando il cardinale Carlo Maria Martini: un città innamorata della vita e del suo affascinante mistero, una città dove la gente si trovi per capirsi e scambiarsi i doni di cui nessuno è privo.

Cortili sociali a Cinisello
Ogni giovedì i bambini del condominio vanno a fare i compiti nella sala comune: li aiuta Laura che abita nello stesso caseggiato. Da poco, invece, le ragazze del gruppo “baby sitter” hanno finito di arredare lo spazio in cui si prenderanno gratuitamente cura dei bambini dei vicini per qualche ora alla settimana. Sono due delle tante attività in cui si stanno cimentando gli abitanti di via Bramante 15 a Cinisello Balsamo (Mi): uno dei complessi che la cooperativa Auprema (www.auprema.it) ha edificato e gestisce in proprietà indivisa, cioè affittandoli a canone inferiore a quello di mercato e senza una scadenza contrattuale. Tra i servizi che la cooperativa offre ci sono iniziative sportive, culturali e di tempo libero per facilitare le relazioni tra gli inquilini.
In via Bramante, però, Auprema ha voluto proporre un progetto speciale: si chiama “Cortili sociali” (www.cortilisociali.com) ed è sviluppato con l’associazione Urbanizer (www.urbanizer.it). Parte dalla scommessa che condominio non faccia rima solo con “reclami all’amministratore e colpi di scopa sul muro”, ma anche con “convivenza piacevole e disponibilità reciproca”. Il progetto è in corso da un anno ed ora tra le 350 famiglie di via Bramante qualcosa comincia a muoversi: Laura sta cercando un vicino che la affianchi per la matematica, alcuni giovani immigrati mettono a disposizione le loro case per incontrarsi con un vicino che insegna loro l’italiano, e i promotori del “Piccolo Cinema Bramantino” proiettano film nella sala condominiale e forse si organizzeranno per vedere le partite dei mondiali. Non tutto è facile: il social network condominiale stenta a decollare, l’orto comune non trova la sede, qualcuno è un po’ diffidente, ma i risultati fanno ben sperare. Certe volte, per sentirsi più sicuri, basta aprire la porta di casa.

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