Ambiente

Italcementi chiude Monselice: #avevamoragionenoi

La multinazionale bergamasca annuncia la chiusura del cementificio della Bassa padovana. Una vittoria per i comitati ambientalisti, mobilitati da anni sul territorio, ma frutto (anche) dela congiuntura di mercato: la produzione è crollata di un terzo dal 2009

Italcementi chiude l’impianto di Monselice, nella bassa padovana. L’annuncio è stato riportato il 13 dicembre 2012 da il Mattino di Padova e dal Corriere del Veneto. È un altro caso che si aggiunge agli undici #avevamoragionenoi che troverete sul numero di gennaio di Altreconomia. Perché se chiude un cementificio è perché la produzione di cemento è crollata (secondo le statistiche del ministero dello Sviluppo economico, di un terzo tra il 2009 e il 2011), e non -come ha sostenuto, tra gli altri, il sindaco di Monselice- per colpa degli ambientalisti. Ce l’aveva spiegato in un’intervista Nicola Zampella, responsabile del centro studi dell’Aitec, l’Associazione italiana tecnico economica del cemento: “L’industria cementiera è capital intensive -spiega-, quindi nel lungo termine non si possono mantenere gli impianti al 50-60% della capacità, perché diventano insostenibili”.

Gli "ambientalisti" responsabili sono il comitato "Lasciamoci respirare" e il comitato "E noi?", quelli che da anni cercano di aprire un dibattito politico sulla presenza di 3 cementifici in 5 chilometri quadrati all’interno di un Parco (il Parco regionale dei Colli Euganei), sul progetto per la realizzazione di un nuovo impianto presentato da Italcementi (il cosiddetto revamping), sulle procedure autorizzative per trasformare questi cementifici in co-inceneritori di rifiuti, con il sostegno dell’onorevole Angela Miotto (del Pd) e delle sue interrogazioni parlamentari rimaste senza risposta.

Un’azione, quella dei comitati, che si è scontrata con la difficoltà di "aprire" un varco mediatico per la vicenda. 
Alcune, legittime, richieste dei comitati restano inascoltate: un’analisi epidemiologica, ad esempio, o la presenza di seri e costanti controlli sulle emissioni (è dei giorni scorsi notizia della chiusura della centralina di rilevazione dell’Arpav). Dall’aprile 2011, abbiamo seguito a più riprese questa vicenda, sulla rivista e sul sito.

Oggi -dopo la decisione di Italcementi– vi invitiamo a leggere sulla pagina Fb del comitato "Lasciateci respirare" la lettera aperta indirizzata da Beatrice Andreose, ex assessore all’ambiente di Este (vicino a Monselice) e consigliera del Parco Colli Euganei, a Francesco Lunghi, sindaco di Monselice, che -secondo quando riportato dal Corriere del Veneto– ha ritenuto ambientalisti e magistrati i responsabili della scelta della multinazionale bergamasca. Il Comune di Este ha appoggiato i comitati nei ricorsi presentati contro il progetto di Italcementi.

"Il clima è pesante", spiega in una e-mail Francesco Miazzi, portavoce del comitato "Lasciteci respirare" e consigliere comunale di minoranza a Monselice. Per questo, i due comitati hanno invitato i cittadini a partecipare alla seduta del consiglio comunale del prossimo 18 dicembre: "A seguito della riorganizzazione aziendale annunciata da Italcementi, con 665 esuberi e la chiusura dei forni di cottura di alcuni stabilimenti (tra i quali Monselice) nel territorio nazionale, è partita una campagna preordinata di attacco a quanti si sono opposti al progetto di ‘revamping’ presentato dall’azienda. In realtà questo piano aziendale riguarda un quarto degli occupati in Italia ed è collegato al dimezzamento della produzione di cemento.[…] l’obiettivo di questa campagna è di cercare di condizionare l’esito della sentenza del Consiglio di Stato che a giorni dovrebbe eprimersi sul pronunciamento del TAR Veneto che aveva accolto il ricorso dei Comuni di Este e Baone. […] ovviamente tutti hanno a cuore le sorti dei lavoratori, come altrettanto hanno a cuore la salute dei cittadini, in particolare quelli più esposti al forte inquinamento prodotto dai cementifici. Ma tutti i tentativi di aprire un dialogo e ricercare percorsi alternativi comuni, sono sempre stati rifiutati".

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