Ambiente / Attualità

L’inquinamento luminoso ai tempi del lockdown

L’Osservatorio veneto sul fenomeno dell’inquinamento luminoso ha esaminato la “brillanza” del cielo notturno sopra Padova e diverse località della Regione tra marzo e aprile 2020, mesi delle chiusure e del crollo del traffico veicolare. I risultati suggeriscono di intervenire sulle emissioni verso l’alto per abbattere costi e impatti negativi sull’ecosistema

© Federico Beccari - Unsplash

Dopo gli animali, anche le stelle si sono riprese il loro spazio durante il lockdown e sono tornate a brillare. Se ne sono occupati gli studiosi dell’Osservatorio regionale sul fenomeno dell’inquinamento luminoso, appartenenti ad Arpav e all’Università di Padova, in un recente rapporto che ha rilevato in diverse località del Veneto un calo fino al 20% dell’inquinamento luminoso, dovuto soprattutto alla riduzione del 75% del traffico automobilistico e all’assenza dell’illuminazione degli impianti sportivi.

L’andamento dei flussi di luce artificiale è mutato in particolare nelle zone urbane durante le prime ore dopo il tramonto, durante le quali nel lockdown le auto hanno smesso di circolare e gli eventi serali sono stati bloccati. Ma anche lontano dalla città si è registrato un calo almeno del 5%, dovuto a minori flussi luminosi artificiali provenienti dalla pianura.

Questo rapporto è il frutto di una ricerca condotta dall’Osservatorio in collaborazione con l’Università di Padova. Attraverso un sensore chiamato Sky Quality Meter (SQM), l’équipe ha rilevato la brillanza (ovvero la luminosità) dei cieli notturni in quattro località venete. Minore è l’inquinamento luminoso, maggiore è la brillanza e quindi il numero delle stelle visibili. E un cielo completamente privo di inquinamento luminoso presenta una brillanza di 22 magnitudini per arcosecondo quadrato. Nelle località urbane il forte inquinamento luminoso provoca una brillanza attorno alle 18 magnitudini, con scarsa visibilità delle stelle.

Per analizzare il cambiamento durante il lockdown sono state selezionate quattro zone rappresentative della Regione: Padova, unico centro urbano, Nove, stazione periurbana, Cima Ekar, presso l’Osservatorio astronomico, e Passo Valles, stazione montana delle Dolomiti ad alta quota.

Osservatorio regionale inquinamento luminoso

Per prima cosa è stata calcolata la notte “media” degli ultimi anni, analizzando la luminosità di una serie di notti prive di copertura nuvolosa e in assenza di luna, di mesi omologhi degli anni passati. Questa “media” è stata paragonata poi a quella delle notti durante le chiusure, ottenuta con lo stesso procedimento relativamente ai mesi di marzo e aprile 2020. Sono soprattutto le prime ore dopo il tramonto a fare la differenza tra il cielo notturno pre-Covid-19 e quello del lockdown. Infatti, nelle ore di notte inoltrata la variazione registrata non è stata rilevante, con un’illuminazione privata e pubblica rimasta pressoché invariata per “motivi di sicurezza”.

Osservatorio regionale inquinamento luminoso

Fino a mezzanotte, invece, il calo registrato è particolarmente forte ed è dovuto alla riduzione del 75% del traffico automobilistico e del 100% dell’illuminazione dei campi sportivi a Padova. Ad aprile 2020 il cielo della città era più luminoso del 20% rispetto agli anni scorsi. Dello stesso ordine è la diminuzione dell’inquinamento luminoso registrato a Nove.

Più ci si allontana dai centri urbani e minore è l’impatto delle chiusure sulla quantità di luce artificiale. Ma il decremento registrato a marzo e aprile 2020 è rilevante anche nei luoghi lontani dalle città, a causa delle minori fonti luminose provenienti dalla pianura. A Cima Ekar, presso l’Osservatorio astronomico, la riduzione dell’inquinamento luminoso è stata del 10%. Qui i flussi di luce dovuti alle automobili sono pressoché assenti: questa riduzione è dovuta proprio alla minore luce artificiale che giunge dalla pianura. Perfino a Passo Valles, località remota delle Dolomiti, nonostante la completa assenza del traffico automobilistico, è stato rilevato un calo dell’inquinamento luminoso del 5%, a riprova del fatto che i flussi di luce artificiale dei centri urbani coprono lunghe distanze.

L’Osservatorio ha inoltre messo a punto un “modello di emissione luminosa” distinguendo le diverse cause dell’inquinamento luminoso di Padova ed elaborando possibili scenari. Il contributo più “pesante” è quello dell’illuminazione pubblica, i cui dati sono stati forniti da ACEGAS-APS-AMGA, e da quella privata, stimata per differenza rispetto agli altri valori. Quest’ultima deriva da centri commerciali, zone industriali, insegne e cartelloni pubblicitari, illuminazione residenziale. Dato che le due sorgenti principali di inquinamento luminoso sono rimaste pressoché invariate durante il lockdown, lo studio ha ipotizzato una situazione che prevede una migliore gestione di queste fonti di illuminazione notturna.

Con una riduzione dell’illuminazione pubblica e soprattutto privata del 20%, “grazie ad impianti più efficienti e studiati per emettere esclusivamente verso il basso”, il cielo di Padova potrebbe passare da “una magnitudine attuale compresa tra 18.0 e 18.5 a una compresa tra 19.0 e 19.5”: la brillanza del cielo aumenterebbe tanto da consentire di osservare la Via Lattea e numerosissime “nuove” stelle, “con benefici non solo ambientali e per l’ecosistema, uomo compreso, ma anche energetici ed economici”.

© riproduzione riservata

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia