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Tra vite umane e impatto economico: l’indice del terrorismo nel mondo

L’Iraq è il primo Paese al mondo per incidenza del terrorismo. Insieme ad Afghanistan, Nigeria, Siria e Pakistan è teatro dei tre quarti di tutte le morti per attentati del 2016. E il 99% delle vittime è concentrato in Paesi con conflitti in corso o “alti livelli di terrore politico”. Tutti i numeri dall’ultimo “Global Terrorism Index” (GTI), curato dall’Institute for economics & peace

Tikrit, Iraq, dopo un attentato terroristico rivendicato da Isis - © The Independent
Tikrit, Iraq, dopo un attentato terroristico rivendicato da Isis - © The Independent

Nel 2016 le vittime del terrorismo sono state 25.673, il 13% in meno del 2015 e il 22% in meno del 2014. Lo rivela la quinta edizione del rapporto “Global Terrorism Index” (GTI), curato dall’Institute for economics & peace (Iep, economicsandpeace.org), che prende in considerazione per l’edizione 2017 163 Paesi del mondo. La riduzione nel numero dei morti si registra in quattro dei cinque Paesi più colpiti dal terrorismo: Afghanistan, Nigeria, Siria e Pakistan. Un trend che si sta consolidando negli anni e che, secondo gli autori del rapporto, “evidenzia una svolta nella lotta contro l’estremismo islamista radicale”. Il quinto Paese, l’Iraq, è il primo al mondo per incidenza del terrorismo. In questi cinque Paesi si contano i tre quarti di tutte le morti per terrorismo del 2016. Il calo più importante nelle morti si è invece registrato in Nigeria (al terzo posto nella classifica del GTI, dopo l’Afghanistan), con 3.100 persone in meno uccise dal terrorismo nel 2016: un dato che evidenzia un declino di Boko Haram in seguito all’intervento della Multinational joint task force, con un calo nelle uccisioni dell’80% nell’ultimo anno.

Le vittime attribuite ai quattro gruppi terroristici più letali, dal 2000 al 2016

A soli quattro gruppi terroristici -Boko Haram, Isis, al-Qa’ida e Taliban- è legata la responsabilità del 59% delle morti del 2016. Il numero di morti legati alle azioni dell’Isis è aumentato del 49% nel 2016, uccidendo 9.132 persone (la maggior parte in Iraq) in 15 diversi Paesi, quattro in più rispetto alle geografie del 2015. Ma è anche vero che l’Isis sarebbe “vicino alla completa sconfitta militare in Iraq e in Siria e ha una capacità di reddito notevolmente ridotta”, come si legge nel rapporto. Si stima infatti che le entrate del gruppo terroristico “siano diminuite di tre volte dal 2015: da 81 milioni di dollari al mese a 16 milioni al mese nel 2016”.

L’impatto economico del terrorismo, in dollari statunitensi, dal 2000 al 2016

Il rapporto analizza anche l’impatto economico globale del terrorismo, che quest’ultimo anno è stato di 84 miliardi di dollari (solo l’1% del costo complessivo della violenza nel 2016), con un calo del 7% sul 2015 e del 19% sul 2014. Questa cifra è calcolata includendo i “costi diretti e indiretti delle morti, degli infortuni e della distruzione di proprietà” dovuti agli attacchi terroristici. Con costi diretti si intendono “i costi sostenuti dalle vittime degli atti terroristici e le relative spese dei Governi, come le spese mediche”; i costi indiretti includono invece “la perdita di produttività e guadagni, nonché il trauma psicologico alle vittime, alle loro famiglie e agli amici”, spiega il documento. Si tratterebbe di una sottostima, poiché non sono considerati “gli impatti indiretti sulle imprese, né gli investimenti nelle agenzie di sicurezza per contrastare il terrorismo”, costi importanti che “probabilmente superano i costi delle conseguenze degli atti terroristici”.

Le vittime del terrorismo nel biennio 2015-2016 per Paesi colpiti dagli attentati
Le vittime del terrorismo nel biennio 2015-2016 per Paesi colpiti dagli attentati

Rivolgendo invece lo sguardo ai Paesi che fanno parte dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), la tendenza è opposta: la minaccia del terrorismo è in crescita, con un aumento del 67% degli attacchi e il 600% in più di decessi dal 2014. I morti per terrorismo nei Paesi “sviluppati” rappresentano solo l’1% delle morti complessive, ma si tratta di un dato in crescita: nel 2010 erano lo 0,1%. “Nonostante l’alto profilo mediatico degli attacchi terroristici nei Paesi Ocse -si sottolinea nel report-, il 99% di tutte le morti di terrorismo negli ultimi 17 anni si è verificato in Paesi che hanno dei conflitti in corso o alti livelli di terrore politico”. Tre singoli attacchi hanno rappresentato il 44% di tutte le morti per terrorismo in occidente tra il 2014 e il 2017: Parigi nel 2015 (137 persone), Nizza (87) e Orlando (50) nel 2016. Ma nella prima metà del 2017 nei Paesi Ocse (esclusi Turchia e Israele) si è registrata una tendenza positiva, con un calo nel numero di morti da 265 a 82; inoltre, tre attacchi su dieci sono stati sventati nel 2016.

Globalmente, il rapporto sottolinea la disomogeneità nella diffusione del terrorismo. “L’America centrale e i Caraibi continuano a essere la regione meno colpita”, con 12 morti nel 2016. “Il 94% di tutte le morti terroristiche avviene in Medio Oriente e Nord Africa, nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale”.

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