Esteri

In Russia un G20 inconcludente

Nulla di fatto per il summit che si è chiuso oggi a San Pietroburgo: le divisioni sulla "questione siriana" monopolizzano l’agenda, mentre sui temi di economia e finanza i passi in avanti sono scarsi e ridotti, sia per quanto riguarda evasione ed elusione fiscale, che sulla governance del Fondo monetario internazionale. Dal nostro inviato

Chiude i battenti un G20 che sarà forse ricordato per il crollo definitivo del mito di Barack Obama, invero già offuscato da tempo. Il presidente statunitense lascia San Pietroburgo con la certezza che la maggior parte dei Paesi che contano sullo scacchiere internazionale è fermamente contrario all’intervento armato in Siria.

Viste le premesse dei giorni di vigilia del summit, l’inquilino della Casa Bianca non poteva certo aspettarsi clamorose sorprese e ora si ritrova con le spalle al muro, specialmente se il Congresso dovesse rigettare il suo piano d’attacco. E intanto la Russia si dice pronta ad aiutare Assad perché, come ha dichiarato il presidente Vladimiri Putin in un’affollatissima conferenza stampa, “un mondo che sta faticosamente uscendo da una crisi devastante non si può permettere un conflitto in Siria”.

Sebbene sia stato condizionato dalla questione siriana, il G20 ha discusso anche d’altro. Segnatamente di economia e finanza, come fatto dal 2008 a oggi, ovvero da quando il gruppo delle vecchie e nuove superpotenze si è autoproclamato nuovo direttorio mondiale per far fronte alla crisi. Il messaggio che i grandi hanno voluto inviare dalla Russia è che un po’ ovunque “l’economia sta recuperando, ma la crisi non è superata”.

Una visione abbastanza ottimistica, a cui però non è stato dato seguito con impegni seri e concreti per creare posti di lavoro e stimolare lo sviluppo, come hanno dichiarato a ogni piè sospinti i leader del G20.

Viene poi rimandata a data indefinita la riforma del sistema di governo del Fondo monetario internazionale, uno dei principali impegni del G20, mentre sulla regolamentazione finanziaria e delle banche non è stato compiuto nessun vero passo avanti.

Preoccupa che sulle politiche monetarie e sulla modulazione delle iniezioni di liquidità nel sistema finanziario da parte delle banche centrali si rischi ancora una volta che ogni Paese vada in ordine sparso, con gravi rischi per gli impatti che si possono avere sui Paesi emergenti e in via di sviluppo, sempre più contagiati dalla crisi economica.

Il documento finale del summit contiene solo un piccolo passo avanti sulla lotta all’evasione e all’elusione fiscale, sbandierata da tutti i leader mondiali presenti a Palazzo Konstatinov come fondamentale. Lo scambio automatico di informazioni tra Paesi diventerà lo standard globale, ma il G20 deve ancora capire come farlo adottare entro due anni da tutti gli Stati del pianeta, inclusi i paradisi fiscali.

È fondamentale che esistano in ogni Paese registri pubblici che dicono di chi sia la proprietà ultima delle società. Allo stesso tempo, suggeriscono i gruppi della società civile che lavorano sul tema, bisogna imporre alle multinazionali di pubblicare i propri bilanci in maniera “dedicata”, Paese per Paese e non aggregata, un trucco, quest’ultimo, impiegato globalmente per pagare porzioni irrisorie di tasse.

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