Ambiente / Attualità

In Italia i rifugi di montagna diventano “sentinelle del clima”

Il Club alpino italiano e il Consiglio nazionale delle ricerche hanno creato una rete che unisce 15 rifugi e quattro osservatori situati ad alta e bassa quota. L’obiettivo è monitorare le temperature ed elaborare modelli sul cambiamento climatico

Il rifugio "Duca degli Abruzzi" © Wikimedia

Il rifugio “Duca degli Abruzzi”, situato all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è diventato una sentinella del clima. Insieme ad altri 14 rifugi del Club alpino italiano (Cai) e a quattro osservatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), fa parte di una rete dedicata al monitoraggio meteo-climatico che si estende su tutta la penisola, dalle Alpi fino al bacino del Mediterraneo. Partita a gennaio 2022, l’iniziativa delle “sentinelle del clima” nasce a seguito di un accordo firmato dal Cai e dal Cnr l’11 dicembre 2019 in occasione della Giornata internazionale della montagna. “Abbiamo selezionato le postazioni più adatte per effettuare un monitoraggio meteo-climatico e ambientale continuo. I rifugi diventano così luoghi in cui si fa attività scientifica”, spiega ad Altreconomia Paolo Bonasoni, ricercatore del Cnr di cui è referente per il progetto.

I 15 rifugi, collocati ad alta e bassa quota, saranno dotati di una stazione meteorologica automatica (Automatic weather station, Aws), acquistata dal Cai e installata seguendo le direttive dell’Organizzazione mondiale della meteorologia. “Tutti i giorni in modo continuo saranno acquisiti dati relativi, per esempio, alla temperatura, la pressione, la velocità e la direzione del vento, le radiazioni solari”, continua Bonasoni. Si prevede di dotare i rifugi di una webcam e di una connessione Internet per trasferire i dati e le immagini ai server del Cnr in modo che, in un secondo momento, avvenga la loro elaborazione. Il materiale raccolto confluirà in un sito ancora in fase di realizzazione per rendere le ricerche accessibili. “Le informazioni acquisite saranno utilizzate anche per realizzare proiezioni sugli effetti del climate change e sul futuro delle montagne. Non è un caso che le strutture selezionate siano diffuse in tutto il Paese e non unicamente nelle zone alpine”, prosegue Bonasoni. “Il bacino del Mediterraneo, infatti, permette di raccogliere informazioni significative sull’andamento del cambiamento climatico e sulla salute dell’atmosfera”.

Insieme alle regioni montane di alta quota il Mediterraneo è un “hot-spot climatico”, un sito dove il clima cambia velocemente ed è un punto di osservazione ottimale per elaborare proiezioni sulle trasformazioni future. Secondo i dati diffusi dal Copernicus Climate Change Service, agenzia di monitoraggio europea, il 2021 è stato il quinto anno più caldo dal 1850 a oggi con temperature di 1,1-1,2° C superiori rispetto alle misurazioni del periodo 1850-1900. L’aumento della temperatura si manifesta anche ad alta quota. Secondo il Comitato glaciologico italiano, negli ultimi 150 anni la superficie dei ghiacciai delle Alpi si è ridotta mediamente del 60%. La Marmolada è un caso estremo: ha perso circa il 90% del suo volume in cento anni. In questo scenario, se le tendenze climatiche rimarranno invariate, si stima che nel 2050 gran parte dei ghiacciai sotto i tremila metri di quota sarà estinta. Sulle Alpi italiane nel 2100 le aree glaciali saranno presenti solo alle quote più elevate dei massicci più imponenti. Aumenteranno, scrivono Cai e Cnr in una nota, la frequenza e l’entità dei problemi di approvvigionamento idrico al punto che le sole acque meteoriche (pioggia e neve fusa) potrebbero non bastare a soddisfare i fabbisogni essenziali come la ricarica delle falde acquifere, dei laghi naturali e degli invasi artificiali, e il deflusso minimo vitale dei fiumi. Già oggi alcuni rifugi situati ad alta quota hanno ridotto il periodo di apertura estiva per mancanza di acqua approvvigionata dai vicini nevai.

I volontari del Cai si occuperanno di monitorare le stazioni meteorologiche, verificarne il funzionamento e sostenere il personale del Cnr nella raccolta ed elaborazione dei dati. “Uno degli obiettivi del nostro progetto è organizzare momenti aperti di formazione e divulgazione sui temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e della cura della montagna. I risultati ottenuti saranno pubblicati su riviste scientifiche specializzate e di carattere divulgativo, oltre che sulla stampa dei due enti”, spiega Luca Fracchini che segue l’iniziativa come referente del Cai. “La nostra associazione si occupa di tutelare le montagne e anche questo sarà un aspetto presente nella collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche”.

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