Ambiente

In 37 in Costa Rica per una posizione comune

Trentasette Paesi si riuniranno per trovare una posizione comune prima della Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che si terrà a Cancun dal prossimo 29 novembre.La cancelleria del Costa Rica ha informato giovedì scorso che la riunione si terrà nel…

Trentasette Paesi si riuniranno per trovare una posizione comune prima della Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che si terrà a Cancun dal prossimo 29 novembre.
La cancelleria del Costa Rica ha informato giovedì scorso che la riunione si terrà nel Paese centroamericano a partire dal prossimo lunedì e che sarà inaugurata dalla presidentessa Laura Chinchilla e dal cancelliere René Castro. Tra i Paesi partecipanti hanno confermato Australia, Cile, Colombia, Danimarca, Etiopia, Francia, Germania, Ghana, Indonesia, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Panamá, Perú, Ruanda, Spagna e Gran Bretagna.
E’ particolarmente attesa la presenza di Juan Manuel Gómez, sottosegretario agli Affari multilaterali ed alle risorse umane del Ministero degli esteri messicano, presidente di turno della prossima Conferenza Onu.
Secondo il cancelliere Castro in una dichiarazione rilasciata all’Associated Press l’obiettivo della COP16 dovrà essere quello di "permettere ai Paesi di raddoppiare lo sforzo e l’impegno per raggiungere risultati che permettano di salvaguardare il pianeta", ricordando che il Costa Rica si è impegnato a diventare il primo Paese al mondo ad essere "carbonio-neutrale" entro il 2021, che significa che l’emissione di gas climalteranti dovrà essere controbilanciata da metodi capaci di riassorbire la Co2 (come la plantumazione di alberi) o di generare energia da fonti rinnovabili. Strategie spesso contraddittorie, in particolare per il rischio di "false soluzioni" che stanno dietro all’aumento della copertura arboricola che rischia di essere fatta con piante a crescita veloce in monocoltura, che portano quindi danni alla biodiversità ed alla capacità dell’ecosistema di essere flessibile e resiliente ai cambiamenti repentini del sistema climatico.
"Cercheremo di costruire ponti di dialogo per evitare che il Messico non sia un fallimento, perchè se fallisse inficieremmo la nostra stessa capacità di investimento per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico".
Dietro le quinte della Conferenza sono molti i tentativi per cercare di avere un ruolo di primo piano nel facilitare i negoziati, dal Messico, presidente di turno che non ha interesse che dalla Conferenza esca un nulla di fatto; alla Bolivia, con il suo tentativo di mettersi alla testa dei Paesi del sud del mondo e di parte dei movimenti sociali; alla Cina, reduce dai negoziati poco fruttuosi di Tianjin ma tentata di mantenere il suo ruolo di leadership nei consessi multilaterali che contano (dalla Wto alla Convenzione sul clima).

 

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