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Il verdetto mancato sugli ogm made in Italy

Il 9 aprile il Tar del Lazio ha rimandato la sentenza sul ricorso presentato da Giorgio Fidenato contro il decreto interministeriale 187, con cui il governo italiano vietava lo scorso luglio – per 18 mesi, fino al dicembre 2014 – la semina di mais geneticamente modificato nel nostro Paese. Il Tribunale amministrativo si è preso altri 45 giorni: l’attenzione, però, resta alta

L’imprenditore agricolo friulano Giorgio Fidenato, socio dell’associazione Futuragra, ha fatto molto parlare di sé, essendo tra i pochi che coltivano – rivendicandolo, fin dal 2011 – il mais geneticamente modificato prodotto dalla Monsanto, il Bt Mon810. Si tratta di un mais resistente alla piralide – un insetto che danneggia i raccolti -, coltivato in alcuni campi di Vivaro, in provincia di Pordenone.

Proprio quei campi sono stati “controseminati” il 30 marzo nel corso di un blitz dei centri sociali del Nord est, dell’Emilia Romagna e delle Marche (che avevano manifestato a Parma nella sede dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), con Altragricoltura Padova: un collettivo di “Organismi genuinamente mobilitati” (come si sono chiamati) che ha seminato a canapa i campi che dovrebbero accogliere prossimamente il Mon810, “perché le piante di canapa hanno la proprietà di depurare i terreni” e nel solco della campagna antiproibizionista, “perché da decenni questa pianta viene demonizzata e criminalizzata”, come si legge su Globalproject.info.

E su quei campi domenica 6 aprile è tornato il Coordinamento per la biodiversità del Friuli e il Coordinamento Zero Ogm, per un “presidio contro le semine Ogm”. L’appuntamento è delle ore 10.00 a Vivaro (Pn): un’iniziativa pubblica durante la quale saranno accerchiati simbolicamente due terreni coltivati a Ogm e si offrirà in campo “polenta libera da Ogm” (tutti i dettagli su http://biodiversitafvg.wordpress.com). Una manifestazione simbolica per “chiedere interventi urgenti affinché si eviti una diffusione delle colture Ogm (…) e sostenere una modifica della normativa europea, che introduca la possibilità per gli Stati membri di vietare le coltivazioni Ogm sul proprio territorio”, spiegano i promotori. Che aggiungono: “Quest’anno c’è il pericolo che gli agricoltori che semineranno mais Mon810 non siano solo due, come nel 2013, ma potrebbero essere molti di più, come hanno dichiarato alcuni agricoltori in Veneto e in Lombardia”.

Un timore confermato dagli stessi agricoltori friulani pro Ogm: secondo Silvano Dalla Libera, presidente di Futuragra, sarebbero 400 le richieste di semina Ogm presentate alla Regione da altrettanti agricoltori e – soprattutto – allevatori favorevoli alle coltivazioni geneticamente modificate, per un totale di oltre 40mila ettari nel solo Friuli Venezia Giulia. Intanto, lo scorso 26 marzo, la Regione ha approvato – caso unico in Italia – una legge d’iniziativa che detta disposizioni in materia di Ogm. “La moratoria, di carattere urgente e temporaneo, durerà 12 mesi e si propone di impedire la prossima semina anche nel caso in cui alcuni imprenditori agricoli del Friuli Venezia Giulia dovessero vincere il ricorso presentato al Tar del Lazio”, ha affermato l’assessore all’Agricoltura, Sergio Bolzonello.

Si sono appellati all’Unione Europea, nel frattempo, gli agricoltori pro Ogm (il Mon810 è l’unico mais di cui è autorizzata la coltivazione in Europa): “Continueremo a seminare i campi a Ogm, che rappresentano l’unica possibilità economica per la sopravvivenza delle aziende agricole – sostiene Dalla Libera -, ma aspetteremo la sentenza del Tar del Lazio [quella attesa per il 9 aprile] per muoverci nella legalità”.

In attesa della sentenza – che darà un segnale decisivo, in un senso o nell’altro, per questa stagione di semine – i movimenti per la biodiversità, le associazioni ambientaliste e i coordinamenti No Ogm si danno appuntamento a Vicenza sabato 26 aprile, nell’ambito del Terre resistenti festival (nel terreno del Presidio No Dal Molin dal 23 aprile al 1° maggio), per costruire insieme una campagna condivisa contro gli Ogm, per la sovranità alimentare e la biodiversità.

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