Ambiente / Varie

Il Veneto fa lo sconto ai cavatori

La Regione dimezza, dal 1° gennaio 2016, il canone per l’estrazione di sabbia e ghiaia dal letto dei fiumi. Secondo l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin è un intervento per “migliorare la sicurezza idraulica dei corsi d’acqua e mitigare il rischio idrogeologico”. Non è d’accordo il Centro italiano per la riqualificazione fluviale: “L’estrazione di materiale in alveo è una delle cause dell’incremento del rischio di alluvioni, non una soluzione”  
 

Da gennaio i cavatori veneti pagheranno la metà per estrarre sabbia e ghiaia dal letto dei torrenti. Lo ha stabilità una delibera di giunta, che porta il canone massimo (per le sole estrazioni in alveo, secondo le informazioni fornire dall’assessorato all’Ambiente di Regione Veneto) da circa 4,90 a 2,45 euro per metro cubo.
La decisione è stata giustificata dall’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin con l’esigenza di “rilanciare un’importante settore della nostra economia regionale”, ovvero le attività estrattive, dato che “ultimamente abbiamo assistito a una decisa contrazione della domanda di inerti in conseguenza della crisi del settore edile”, ma lo stesso ha spiegato come l’intervento sia teso anche a “migliorare la sicurezza idraulica dei corsi d’acqua e mitigare il rischio idrogeologico”.

La tesi che più sabbia e più ghiaia si asportano dai fiume meglio è, però, viene contestata dagli specialisti del Centro italiano per la riqualificazione fluviale (CIRF), un’associazione culturale tecnico-scientifica senza fini di lucro fondata nel luglio 1999 per promuovere il dibattito, in Italia e a livello internazionale, su una gestione più sostenibile dei corsi d’acqua (a fine ottobre è in programma il terzo convegno nazionale a Reggio Calabria, cui parteciperà anche Paolo Pileri, autore per Altreconomia edizioni di “Che cosa c’è sotto”).

“Pensare di migliorare la sicurezza idraulica dei corsi d’acqua incentivando le escavazioni è una pessima idea, che si è già dimostrata fallimentare -commenta Andrea Goltara, direttore del CIRF, sentito da Ae-. In tutta Europa si sta invertendo la tendenza, avendo capito che la difesa dai fiumi parte dalla difesa dei fiumi, ci auguriamo che anche la giunta regionale del Veneto voglia seguire i molti esempi positivi in tal senso. Ne va non solo della tutela dell’ambiente, ma anche della sicurezza dei cittadini”.

L’estrazione di materiale in alveo, infatti, portata avanti per decenni in modo generalizzato in buona parte del Paese, è stata una delle cause dell’incremento del rischio di alluvioni, non una soluzione. Come dimostrano ormai numerosi studi scientifici, ha portato all’incisione di buona parte degli alvei fluviali, con riduzione delle aree di laminazione naturali, destabilizzazione delle infrastrutture, abbassamento delle falde acquifere, incremento del rischio a valle, oltre a enormi impatti ambientali -spiega il CIRF in un comunicato-. Da tempo ormai le direttive e le linee guida europee sulla gestione dei corsi d’acqua (ma anche quelle nazionali dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sottolineano l’importanza di garantire il più possibile una dinamica naturale dei sedimenti, anche reinserendoli in alveo nei molti tratti in incisione, anziché rimuoverli, intervenendo sulla base di un approccio di bacino e restituendo spazio ai fiumi, anziché canalizzarli ulteriormente. Anche laddove vi possa essere l’oggettiva necessità di rimuovere accumuli locali di materiale, deve essere valutata in primo luogo la possibilità di reintrodurre il materiale a valle del tratto critico, garantendone la mobilità, prima di asportarlo. E la decisione va comunque presa sulla base di analisi e di una pianificazione a scala adeguata, di bacino appunto”.

"La decisione è vergognosa -dice ad Ae Edoardo Zanchini, vice presidentei di Legambiente-: in Veneto si cava molta sabbia e molto ghiaia, e se tu abbassi il prezzo tagli le gambe a un’industria che sta crescendo in regione che è quella del riciclo inerti, un nuovo e importante settore della green economy. Non ha alcun fondamento scientifico, poi, l’idea poi che così si migliori il funzionamento idrogeologico dei fiumi, che sono parte di un sistema che arriva fino al mare: questa decisione comporta danni, quindi, fin sull’Adriatico, perché modifica l’equilibrio del fiume". 

Nel 2013, secondo i dati forniti da Regione Veneto a Legambiente, per il rapporto cave 2014, l’ente ha incassato circa 3,8 milioni di euro a fronte di oltre 6 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia estratta, per un "canone" medio di 0,62 euro per metro cubo.

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