Ambiente

Il termometro della casa

Gli studenti dell’Università dell’Insubria misurano la dispersione termica delle abitazioni. Dopo la diagnosi seguono interventi per migliorare l’efficienza —

Tratto da Altreconomia 148 — Aprile 2013

Il display è impietoso: la fascia rossa mostra la falla. Marco inquadra e scatta, poi si sposta di lato, alla ricerca di altre perdite. Siamo solo all’inizio, e siamo solo all’esterno.
Quella che Marco -laureando in ingegneria per la sicurezza del lavoro e dell’ambiente all’Università dell’Insubria– maneggia ormai con sicurezza è un termocamera. Ovvero uno strumento che misura, con gli infrarossi, la temperatura delle superfici. “Si punta l’obiettivo, la camera si ‘tara’, e poi la gradazione di colore indica dov’è più caldo e dov’è più freddo, e la temperatura rilevata. Se è elevata sui muri esterni significa che il calore della casa che stiamo esaminando, in quel punto, esce. Quindi c’è dispersione di calore”, spiega Marco. L’immagine non lascia scampo: striscia rossa sotto le finestre uguale spifferi, tetto scuro vuol dire cattiva coibentazione. Calore creato in casa, pagato in bolletta, che finisce all’esterno. Freddo che entra. Dispersioni insomma. E le dispersioni costano.
Secondo l’Enea, oltre il 34% del consumo di energia in Italia è riconducibile agli “usi civili”. Il 62% di questi a sua volta è riconducibile al settore residenziale, e in casa il 70% dei consumi energetici riguarda il riscaldamento (l’acqua calda il 9% e la cucina il 6%, per completare il quadro).
Neanche a dirlo, è il gas naturale la fonte energetica (sempre) più utilizzata nel settore residenziale. E visto che il prezzo del gas è cresciuto negli ultimi 3 anni del 33% (avete letto bene), l’efficienza energetica -ovvero evitare di buttare calore fuori dalle case- è ben più di una bella disposizione dell’animo: è una necessità.
Marco continua a scrutare con la sua termocamera questa villetta monofamiliare ad Angera, meno di 6mila abitanti sul Lago Maggiore, in provincia di Varese. Da queste parti, la maggior parte delle abitazioni sono state costruite tra il 1960 e il 1980, quando l’efficienza energetica non era che un’espressione accademica e l’energia molto più a buon mercato.
Oggi le cose sono cambiate, ed è per questo che è nato il progetto “Distretto di transizione energetica dei Laghi”, cui Marco con la sua termocamera sta partecipando.
Di che cosa si tratta lo spiega Micol Cappello: “Il Distretto è una rete di famiglie, imprese, artigiani ed enti locali, che ha l’obiettivo di promuovere e diffondere il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili. Vogliamo farlo nel settore residenziale, creando un meccanismo virtuoso di relazione con le famiglie per convincerle che l’efficienza energetica è utile e sostenibile. Alle famiglie che vogliono risparmiare sulla bolletta dell’energia e stanno pensando di realizzare interventi di risparmio termico, il progetto offre la possibilità di usufruire dell’analisi energetica della propria abitazione: esperti e professionisti faranno una ‘fotografia’ dei consumi termici dell’abitazione, per poi indicare le possibili soluzioni. La diagnosi è finanziata dal progetto e proposta in via sperimentale”.
Micol segue il progetto per conto del Cast (Centro per un appropriato sviluppo tecnologico), una ong di Laveno Mombello (Va) che sin dagli anni 80 si occupa di cooperazione internazionale, in particolare nel campo delle tecnologie appropriate: “Da diversi anni abbiamo numerose attività anche sul territorio italiano -spiega-, perché siamo convinti che i processi di sviluppo globale siano interdipendenti tra Nord e Sud del mondo”. Cast (www.cast-ong.org) ha il compito di coordinare il progetto, realizzato in collaborazione con Agenda21 Laghi, cui aderiscono 15 Comuni della sponda Est del Lago Maggiore (Angera è tra questi), i quali occupano una superficie complessiva di 166 chilometri quadrati, con una popolazione di oltre 60.000 abitanti ripartiti in circa 23mila famiglie (www.agenda21laghi.it). Alla riuscita del progetto collabora anche il Distretto di economia solidale di Varese (che tra le altre cose organizza “La fiera del Des”, che si terrà domenica 19 maggio a Malnate, presso il Parco I° Maggio, www.des.varese.it). Il progetto, del valore di poco più di 100mila euro, finanziato per il 60% da Fondazione Cariplo, è iniziato a ottobre 2012 e durerà 18 mesi: “Sappiamo che le famiglie possono fare molto in tema di efficienza energetica, ma sono frenate quando si tratta di fare interventi -spiega Micol-. Il distretto si pone allora come intermediario tra gli utenti, i professionisti che possano aiutare a individuare le misure da intraprendere, e le aziende per realizzarle. Abbiamo allora iniziato facendo una serie di incontri nei vari comuni, per coinvolgere le famiglie e spingerle a farsi ‘diagnosticare’ la casa, sulla scorta di ‘EnergiComo’, un analogo progetto de L’isola che c’è (www.lisolachece.org)”.
L’Università dell’Insubria, dove Marco otterrà la laurea con una tesi sulla termografia, è referente scientifico. Gianluca Ruggieri e Stefano Garotta sono docenti e ricercatori presso l’ateneo, per conto del quale seguono il progetto. Spiegano: “Hanno aderito circa 40 famiglie. Quella che realizziamo a partire dalla termografia è una diagnosi energetica ‘semplificata’ o ‘light’. Non si tratta di una certificazione energetica: la diagnosi non è un obbligo di legge e tiene conto delle condizioni reali di riscaldamento di un’abitazione. La certificazione serve invece a confrontare diversi immobili e quindi è più legata alla compravendita o alle locazioni. Dalla diagnosi emergono delle proposte di intervento, non dei preventivi. L’obiettivo da raggiungere quando si realizza una diagnosi energetica è capire in che modo l’energia viene utilizzata, quali sono le cause degli eventuali sprechi ed eventualmente quali interventi possono essere suggeriti all’utente. Il risultato della diagnosi è un piano energetico che valuti non solo la fattibilità tecnica ma anche e soprattutto quella economica delle azioni proposte.
Sulla base di quelle proposte, la famiglia può decidere come procedere”.
Ogni famiglia ha “prenotato” una diagnosi al costo di 80 euro: una cifra mantenuta molto inferiore a quella di mercato grazie al contributo del progetto. Si comincia compilando un questionario in cui si indicano le caratteristiche dell’edificio. Otto argomenti, una cinquantina di domande. Dal contesto e l’anno di costruzione, fino all’esposizione e al numero di occupanti. E ancora le bollette, le caldaie, il climatizzatore, le abitudini, perfino l’abbigliamento. Poi arriva Marco con la sua termocamera, accompagnato da altri studenti universitari o neo laureati (in tutto partecipano al progetto 45 ragazzi). La visita dura circa un’ora: gli studenti sono accompagnati da un professionista (di solito un geometra: collabora al progetto il Collegio di Varese) che riceve un gettone (sempre finanziato dal progetto). Ogni diagnosi ha bisogno di una decina di ore di lavoro complessivo per essere conclusa. Al termine, le famiglie hanno in mano un documento in cui con chiarezza e semplicità sono indicati i possibili interventi per l’abitazione, con il chiaro riferimento economico sulla propria specifica situazione, e un elenco di aziende e professionisti aderenti al Distretto -selezionati per professionalità e capacità- cui eventualmente rivolgersi. Gli interventi suggeriti vanno da semplici buone abitudini (evitare gli spifferi, appunto) fino all’isolamento del tetto o al “cappotto” per i muri dell’abitazione passando per le caldaie a condensazione o i pannelli solari termici.
Oggi il progetto è nella fase delle diagnosi (ne sono state fatte 21, su 30 previste), e fra poco si passerà alle realizzazioni.
“Fin dall’inizio -continua Micol Cappello, di Cast- abbiamo poi previsto che il progetto potesse autosostenersi a conclusione del finanziamento. Per questo le aziende e i professionisti cederanno il 2% dei proventi ricevuti da interventi e incarichi portati a termine tramite il Distretto al Distretto stesso, in modo che si possa continuare con le diagnosi a basso costo”.
Il gruppo formato dagli universitari e da una geometra invade la villetta di Angera, accolto dalla padrona di casa, che ci vive col marito e due figli ancora studenti. La termocamera svela gli angoli freddi, i muri più caldi, i pavimenti che disperdono, ponti termici, il legno che un po’ isola. Marco e soci controllano le piantine, scattano foto, fanno domande, ricambiati. Alla fine, per tutti c’è anche l’invito a cena. Perché la transizione è soprattutto un passaggio culturale, che vive di consapevolezza, di relazione e di fiducia. —
 

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