Altre Economie

Il sapone dell’integrazione

Tre laboratori trasformano olio d’oliva palestinese in cosmesi solidale. Un’opportunità di lavoro per 1.400 donne, frutto del lavoro di una rete che comprende “Ponte Solidale”, “Equamente”, Ctm e Tavolo Valdese 

Tratto da Altreconomia 125 — Marzo 2011

A Jenin la produzione del sapone è una tradizione, e la si impara in famiglia.In una terra di ulivi, le donne attingono a un antico sapere per sfruttare la produzione di olio in eccesso o le scorte di qualità inferiore, trasformandolo in shahad, un sapone naturale destinato al consumo domestico. Bastano olio, acqua e soda: miscelati nelle giuste dosi, si fanno bollire sul fuoco e poi asciugare per due giorni.
Una competenza preziosa per le donne della Association of Women’s Action for Training and Rehabilitation (Aowa), che la stanno trasformando in concreta opportunità di riscatto economico.

Fondata nel ‘94 da un gruppo di attiviste palestinesi, Aowa ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo della donna nella società palestinese attraverso il lavoro, la formazione, l’accesso al credito e altre forme di assistenza ed empowerment. Il consiglio direttivo è costituito da sole donne, volontarie, affiancate da una direttrice e da una decina di dipendenti che si occupano di amministrazione e formazione. Le socie di Aowa sono circa 1.400 e vivono nelle zone di Ramallah, Jenin, Hebron, Salfit e Tulkarem. Organizzate in gruppi di lavoro, si dedicano, oltre al sapone, alla produzione di erbe aromatiche, infusi, frutta secca, cous cous, marmellate, sottaceti, miele, tessuti e ricami, in piccole quantità destinate per lo più al mercato locale. La possibilità di esportare parte della produzione attraverso il circuito equo e solidale potrebbe essere determinante per la sostenibilità e la stabilità economica dell’organizzazione: un’idea finora sperimentata su piccola scala, che oggi potrebbe svilupparsi con più forza grazie al progetto “Donne in Palestina” della cooperativa Ponte Solidale di Ponte San Giovanni (Pg).

Finanziato nel 2010, per un valore di 10mila euro, dalla Tavola Valdese attraverso i fondi dell’8 per mille, supportato dalla raccolta fondi di Ponte Solidale e dell’associazione Equamente di Torino, il progetto si avvale della collaborazione di Ctm Altromercato e porterà a breve nelle botteghe del mondo due prodotti interamente realizzati da Aowa: una saponetta per uso quotidiano e un tris in confezione regalo, con aromi e colorazioni naturali reperite sui mercati locali.

I due prodotti si inseriscono nella linea Natyr, a cui le botteghe dedicano, fra il 19 marzo e il 2 aprile, la “Primavera cosmetica”, iniziativa per far conoscere la cosmesi equosolidale. “Già nel 2005, su suggerimento delle Donne in Nero, che portarono in Italia alcuni campioni, Ctm Altromercato inserì il sapone di Aowa fra le materie prime impiegate nella linea di cosmesi solidale Natyr -racconta Stefania Guerrucci della cooperativa Ponte Solidale-. C’era la convinzione di poter fare di più, migliorando questa collaborazione importante e offrendo un momento di crescita professionale alle produttrici, ragionando sulla realizzazione in loco di un prodotto finito. Produrre un sapone migliore per il mercato Occidentale, che richiede standard più elevati, accresce anche il valore del prodotto sul mercato locale.

Per questo abbiamo pensato a un percorso di assistenza tecnica rivolto alle donne che operano nei centri di Ramallah, Hebron e Jenin”. Andrea Lista è il chimico veronese che ha accompagnato Stefania nelle due visite fatte nel 2010 ai laboratori di sapone: “Con l’aiuto di Ziad, ingegnere chimico locale abbiamo proposto un metodo di lavorazione più efficace, dotando il laboratorio di semplici strumenti e affrontando il tema della sicurezza sul lavoro -racconta Andrea-. È stato emozionante quando, tornati a Jenin a fine luglio, abbiamo ritrovato le produttrici decisamente entusiaste, tecnicamente più preparate e più organizzate”. Se tutto andrà bene, il laboratorio di Jenin, che oggi occupa 12 donne, potrebbe arrivare a dare lavoro a 40. Un’opportunità non indifferente in un contesto in cui, per le donne, il lavoro è un modo per affermarsi a livello sociale, oltre che un esempio concreto di resistenza quotidiana all’occupazione in Palestina. E non è un caso se negli ultimi anni tra le lavoratrici di Aowa sono usciti i nomi di alcune candidate alle elezioni dei consigli legislativi locali.

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