Ambiente / Opinioni

Il riscaldamento globale è un problema urgente

Il sistema climatico ha una grande inerzia. E se non riduciamo le emissioni nei prossimi 20 anni, non avremo un’altra opportunità

Tratto da Altreconomia 184 — Luglio/Agosto 2016

Uno dei motivi per cui fatichiamo ad agire contro il riscaldamento globale, e per cui l’abbiamo sottovalutato a lungo, è che non abbiamo capito la sua particolarità, la sua straordinarietà, il perché è così diverso da altri problemi ambientali con cui abbiamo a che fare. Perché è diverso? La spiegazione è centrata su due parole: inerzia e irreversibilità.

Molti dei cambiamenti del sistema climatico che saranno indotti dalle nostre emissioni di gas serra dureranno per secoli, alcuni per molti millenni. Il principale dei gas climalteranti, il biossido di carbonio (CO2) che scarichiamo nell’atmosfera in tanti modi diversi (principalmente quanto produciamo energia), è un gas molto stabile: una parte rimane in atmosfera per migliaia di anni, è sostanzialmente perenne rispetto ai tempi dell’esperienza umana. Inoltre, il sistema climatico globale ha una grande inerzia, che sposta gli effetti di parecchi decenni (e in qualche caso di secoli e millenni) rispetto alle cause. Se scarichiamo CO2 in atmosfera, si accumula. Di conseguenza anche l’aumento di temperatura generato dall’aumentato effetto serra non riguarderà solo noi, ma centinaia di generazioni dopo di noi. 

20% è la quantità di CO2 che sarà ancora presente nell’atmosfera 10.000 anni dopo essere stata emessa dalle attività umane.

Un’inerzia ancora maggiore hanno le grandi masse glaciali, in particolare dell’Antartide, il cui accumulo o la cui fusione influenza il livello medio degli oceani. Uno studio recente, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, è riuscito a spiegare i cambiamenti dei ghiacci dell’Antartide dovuti alle variazioni di temperatura del passato, e quindi a descrivere cosa potrebbe succedere in futuro. La conclusione è che se continueremo ad emettere tanti gas climalteranti nell’atmosfera, una parte dei ghiacci dell’Antartide fonderanno e l’acqua di fusione aumenterà il livello del mare. Non sarà affatto come nei film di Hollywood, con ondate di decine di metri che improvvisamente inondano le città. Il livello del mare potrebbe salire fino a 15 metri in 5 secoli, ma poco vedremo nei prossimi decenni. 

Il vero problema che ci riguarda è l’irreversibilità dei cambiamenti che noi genereremo, con le decisioni che prenderemo nei prossimi anni e decenni. Perché le nostre emissioni di gas climalteranti, il loro inevitabile permanere e scaldare l’atmosfera per secoli, potrebbero destabilizzare una parte dell’Antartide, e quindi i ghiacci poi inevitabilmente finirebbero negli oceani aumentandone il livello medio. Una volta innescato questo meccanismo non c’è modo di fermarlo: le forze in gioco sono troppi grandi, anche la fantascienza sarebbe in difficoltà nel trovare il modo di intervenire.

Solo se taglieremo drasticamente le emissioni, limitando l’aumento di temperatura ben al di sotto dei 2°C (più o meno l’obiettivo dell’Accordo sul clima di Parigi), il contributo dell’Antartide all’aumento del livello del mare nel 2500 sarà di poche decine di centimetri. Altrimenti saranno molti metri, seguiti da tanti altri metri nei secoli successivi.

In altre parole, se non ridurremo le emissioni dei gas climalteranti nei prossimi due o tre decenni, non avremo un’altra possibilità. Ossia, potremmo comunque farlo dopo, ma non sarà la stessa cosa, non avrà le stesse conseguenze per chi verrà dopo di noi. Mentre potremmo aspettare 20 anni per ripulire i fiumi, i laghi o i suoli contaminati, sul clima c’è questa “small window of opportunity”, una “piccola finestra di opportunità” come la chiamano gli esperti di scenari climatici. I prossimi 20-30 anni saranno cruciali. Viviamo in tempi interessanti, dice il filosofo Slavoj Žižek.

Stefano Caserini è docente di Fenomeni di inquinamento al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Il clima è (già) cambiato” (Edizioni Ambiente, 2016)

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