Altre Economie / Varie

Il racconto dell’altro Oriente

Storie e immagini da sette progetti del commercio equo e solidale in Asia, dalle Filippine alla Palestina, in un libro di Altreconomia —

Tratto da Altreconomia 165 — Novembre 2014

Dimenticate le “Tigri asiatiche”, le immagini stereotipate di innovazione tecnologica e industrializzazione a tappe forzate. L’Asia infatti è un contenitore indifferenziato che ospita Paesi in costante crescita economica, ma anche le masse di poveri ed emarginati più grandi del pianeta. Centinaia di esperienze fanno inoltre dell’Asia il continente con il maggior numero di organizzazioni di fair trade, come racconta il libro “L’altro Oriente. Asia equa e solidale”. Scrive Giorgio Dal Fiume, responsabile dei progetti di Altromercato in Asia: “I contadini di Ambootia -in Darjeeling, India-  e il commercio equo che li sostiene non stanno producendo solo tè, ma anche innovazione sociale”. Esempi? Strutture sanitarie per tutti, scuole per i bambini, benefici all’ambiente attraverso l’agricoltura biodinamica. Uno dei piccoli miracoli che qui hanno l’aroma del tè bianco, ma altrove assumono la fragranza del cous cous palestinese, la solida lucentezza dei vasi di Lombok, la crosta croccante delle chips di banana nelle Filippine.
Vittorio Rinaldi, presidente di Altromercato riassume nell’introduzione la “differenza” che percorre il libro: “I sette casi che abbiamo scelto di pubblicare provengono da Paesi e contesti geograficamente, culturalmente e anche politicamente molto diversi l’uno dall’altro: PFTC, l’organizzazione dei contadini produttori di zucchero mascobado e delle famose chips di banane fritte, proviene dalle Filippine (vedi Ae 164); BaSE, l’associazione degli artigiani del cotone e juta promossa dal missionario valtellinese Padre Abbiati, sta in Bangladesh; Lombok Pottery, il centro specializzato nell’artigianato in terracotta, è indonesiana; Creative Handicrafts, l’organizzazione di donne che produce accessori e tessili per la casa, è indiana, così come indiana è Ambootia, l’impresa sociale produttrice di tè biologico; palestinesi, infine,sono Aowa, l’associazione femminile produttrice di sapone naturale, e Parc, una delle più grandi e strutturate organizzazioni dei contadini palestinesi che fornisce mandorle, cous cous e olio d’oliva”.
I racconti e le immagini del libro “L’altro Oriente” – raccolte sul campo da testimoni diretti- raccontano altri contrasti: ai volti luminosi delle donne che preparano il sapone a Jenin o raccolgono le mandorle in Palestina si contrappone la grigia violenza del Muro; ai colori caldi delle case filippine, le fotografie in  memoria dei lavoratori rapiti e assassinati”.
Il senso più autentico e politico del fair trade lo ribadisce Rudi Dalvai, uno dei fondatori di Altromercato e presidente della World Fair Trade Organisation, che firma il contributo su Creative Handicrafts in India: “Spesso ci si chiede se un mondo basato su regole dettate dal ‘capitale’ lasci spazio ai diseredati e se un certo tipo di lavoro sociale possa andare mano nella mano con un’attività produttiva basata sul profitto. Il dibattito continua, ma per le donne che fanno parte di [questa] organizzazione di commercio equo e solidale […] la risposta è decisamente si!”.

“L’altro Oriente. Asia equa e solidale. I progetti del commercio equo e solidale in Asia: storie e immagini”, con 45 fotografie. A cura di Altreconomia e Altromercato, 128 pagine, 14,90 euro. Nelle botteghe, in libreria o su www.altreconomia.it/libri
 

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