Ambiente

Il protocollo inarrivabile – Ae 59

Numero 59, marzo 2005L’ultimo rapporto dell’Enea parla chiaro: l’obiettivo di una riduzione del 6,5% dell’inquinamento entro il 2012 è irraggiungibile. La causa: condizionatori e trasporti. E l’assenza di interventi politici efficaciOgni anno l’Enea, l’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e…

Tratto da Altreconomia 59 — Marzo 2005

Numero 59, marzo 2005
L’ultimo rapporto dell’Enea parla chiaro: l’obiettivo di una riduzione del 6,5% dell’inquinamento entro il 2012 è irraggiungibile. La causa: condizionatori e trasporti. E l’assenza di interventi politici efficaci

Ogni anno l’Enea, l’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente,pubblica un voluminoso rapporto, che offre un buon quadro della situazione energetica nazionale ed è accompagnato da previsioni per gli anni futuri. La lettura dell’ultimo di questi rapporti  (si può richiedere gratuitamente a partire da qui www.enea.it/com/web/pubblicazioni/scenari_04.html) conferma quanto è ormai sotto gli occhi di tutti: l’obiettivo di una riduzione del 6,5% entro il 2012 delle emissioni di gas ad effetto serra rispetto al 1990, prevista dal protocollo di Kyoto partito lo scorso 16 febbraio, è ormai irraggiungibile e, per rispettare gli impegni, l’Italia dovrà ricorre massicciamente all’acquisto di “crediti di emissione”  e ai progetti di cooperazione bilaterale previsti dai meccanismi dell’accordo.

La causa principale di questo fallimento sta nel costante aumento dei consumi energetici nel nostro Paese, anche in questi ultimi anni di magra crescita economica, e nella sostanziale assenza di interventi politici efficaci per invertire questa tendenza. Ecco i dati. Nel 2003 i consumi energetici sono aumentati di quasi il 3%, e il settore dove sono stati registrati i maggiori aumenti (+8,4%) è quello civile (residenziale e terziario). Un aumento  dovuto alla calda estate del 2003 e al ricorso sempre maggiore a climatizzatori e apparecchi elettrici indotti da nuove abitudini di vita.  Il secondo settore per voracità energetica resta quello dei trasporti, con un incremento dei consumi  del 2,3%, probabilmente limitato in parte dal livello di saturazione ormai raggiunto dal trasporto su strada. Un ultimo dato che vale la pena rilevare è l’aumento costante dei consumi dei combustibili solidi, essenzialmente il carbone utilizzato nelle centrali elettriche, che comporta inevitabilmente un incremento nelle emissioni di anidride carbonica (CO2).

Cosa ci aspetta se si continua così e cosa si potrebbe fare per cambiare? Le previsioni sono affidate a modelli matematici che, nonostante i loro limiti, sono utili per confrontare diversi scenari e capire quali interventi possono risultare efficaci.
Un primo scenario, definito “tendenziale”, ci dà il quadro di quello che ci aspetta se non ci saranno significativi cambiamenti nelle attuali politiche energetiche. Il secondo (scenario “rinnovabili”), valuta le conseguenze di un aumento dell’obbligo per i produttori di energia elettrica di immettere ogni anno sul mercato una certa percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili (attualmente l’obbligo è al 2% e lo scenario prevede di elevarlo al 3,5% e di raggiungere il 7% nel 2020). Il terzo (scenario “efficienza energetica”) valuta le conseguenze di misure che incentivino la diffusione di apparecchiature ad alta efficienza energetica, promosse dai distributori di energia elettrica e di gas naturale.

Infine il quarto scenario (“carbon tax”) cerca di valutare gli effetti dell’introduzione di una tassa sulle emissioni di CO2 che, da 25 dollari a tonnellata nel 2005, arrivi fino a 100 dollari/tonnellata nel 2020, accompagnata da interventi nel settore dei trasporti che porti alla diffusione di veicoli più efficienti e di cilindrata inferiore.
Come si vede dai grafici in basso, solo l’introduzione di una carbon tax comporta un sostanziale contenimento dei consumi e una stabilizzazione delle emissioni (ma non la riduzione che sarebbe necessaria per raggiungere gli obiettivi di Kyoto).
Gli altri interventi comportano solo riduzioni molto contenute rispetto allo scenario tendenziale.
Il modello utilizzato dall’Enea ha il vantaggio di permettere anche una previsione degli effetti che le diverse misure possono avere sull’andamento dell’economia. Il risultato è riassunto dal grafico in  basso a destra, che confronta le variazioni previste del Pil nei tre scenari alternativi rispetto allo scenario tendenziale. Come si vede lo scenario “efficienza energetica” produrrebbe addirittura un incremento di aumento del Pil, per tutto il periodo considerato, mentre gli altri due rallenterebbero un poco la crescita. Non si parla ancora di “decrescita”, come forse sarebbe auspicabile, ma solo di una crescita ridotta, e anche nello scenario “carbon tax” sarebbe una diminuzione contenuta al massimo nello 0,2% annuo.

Dunque non sembra che queste misure siano tali da danneggiare gravemente l’economia del Paese, ma d’altra parte non sono nemmeno sufficienti a raggiungere gli obiettivi di Kyoto.
Quali indicazioni trarre? Almeno un paio emergono immediatamente. Visti gli effetti positivi dello scenario “efficienza”, sia sui consumi di energia e le emissioni che sul Pil, non si vede perché il governo indugi ad applicare alcune misure già previste in questo senso e non ne adotti con convinzione di nuove. Inoltre, citando le parole stesse degli autori: “considerando che lo scenario ‘carbon tax’ è l’unico a permettere una riduzione davvero sostanziale dei consumi di energia e delle emissioni, un intervento di ‘spostamento’ della fiscalità da altri settori all’energia deve probabilmente essere considerato tra gli interventi praticabili”.
Pur con tutta la prudenza d’obbligo per dei tecnici, l’indicazione è molto chiara. 
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Un “ecogalateo” per contribuire alla causa
Abolire lo stand-by di tv e videoregistratori, evitare il prelavaggio sulla lavatrice, spegnere sempre la luce quando si lascia una stanza, usare solo pile ricaricabili. Sono solo alcune delle raccomandazioni contenute nell’“ecogalateo”, la raccolta di consigli pratici su come adottare comportamenti “amici del clima” senza rinunciare alle comodità quotidiane preparata dal Wwf poco dopo l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Le famiglie italiane sono responsabili annualmente di oltre il 30% dei consumi energetici totali e producono il 27% circa delle emissioni nazionali di gas serra: ciascuno di noi emette 21 chilogrammi di anidride carbonica al giorno. Quattro i grandi ambiti di intervento: in casa, in movimento, in studio o al lavoro, durante la spesa.
L’ecogalateo si scarica da qui:
www.wwf.it/ambiente/dossier/Galateo-clima.pdf
 
Tra scienza e politica, la parola (non) va agli esperti
La difficoltà delle scelte e i costi necessari a raggiungere gli obiettivi di Kyoto stanno sollevando un’opposizione sempre più forte all’accordo, sia a livello nazionale che internazionale. Vengono diffuse dichiarazioni di “esperti” che mettono in dubbio le conclusioni dell’International Panel on Climate Change (in realtà condivise dalla stragrande maggioranza dei climatologi), e previsioni catastrofiche sulle conseguenze economiche dell’adozione delle misure previste. Le previsioni economiche dipendono fortemente da alcune ipotesi iniziali molto incerte, come i prezzi del petrolio, o lo sviluppo dei diversi settori dell’economia, oltre che dalle ipotesi usuali della teoria economica sull’equilibrio dei mercati. Un ulteriore scenario proposto dell’Enea cerca di valutare le conseguenze di un aumento dei prezzi petroliferi, e mostra chiaramente che ciò comporta una sensibile riduzione dei consumi energetici. Tuttavia, in tutti i modelli più diffusi si tende a ipotizzare una sostanziale stabilità dei prezzi del petrolio al livello del 2001, almeno per i prossimi dieci anni. Un’ipotesi che sembra già ora fortemente discutibile.

Il nostro ministero dell’Ambiente preferisce riferirsi, nelle sue comunicazioni e nei suoi piani, a un modello sviluppato dall’Ue che prevede consumi energetici nel nostro Paese decisamente più ridotti rispetto ai modelli Enea per i prossimi trent’anni. Ma questi minori consumi sono conseguenza di una progressiva riduzione del settore industriale della nostra economia, che il governo da altre parti dice invece di voler contrastare, e di ipotesi sulla crescita dell’efficienza energetica che sembrano decisamente troppo ottimistiche.
Insomma, l’affidabilità dei modelli -un dibattito prettamente tecnico- non sembra voler essere lasciato agli esperti, viste le conseguenze che può avere sulle scelte politiche.

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