Altre Economie

Il presidio dei No Tav

In anteprima, il "racconto del mese" del numero di luglio

Cronache dal (nuovo) presidio dei Comitati “No Tav”, che da vent’anni si battono contro un progetto inutile, la linea Alta velocità tra Torino e Lione, un’idea di “sviluppo” superata e un buco da fare a tutti i costi tra le montagne della Val di Susa.

A Chiomonte hanno imbottigliato il vino del posto puntando su etichette che raccontano una storia ormai ventennale: “ViNoTav, prodotto e imbottigliato in prima fila, zona Maddalena, Chiomonte”. È vino Dop, cioè “Direttamente dall’opposizione popolare, per provare a praticare nuove forme di partecipazione e di lotta popolare finalizzate ad un mondo migliore”.
La lotta, la partecipazione, un’idea di sviluppo che porta lontano dalle grandi opere giustificate con la necessità di espandere all’infinito le produzioni e i commerci: è su questi temi che la Val di Susa (Torino) torna a calamitare l’attenzione generale. E siamo arrivati a un nuovo punto di rottura: istituzioni pubbliche -regionali, nazionali, europee- che vogliono forzare la mano; movimenti locali decisi a resistere.

La Maddalena è una località sulle colline di Chiomonte dove è prevista l’apertura di un “cunicolo esplorativo”, una delle opere preliminari per i lavori sulla Lione-Torino, il mega progetto europeo che contempla 50 chilometri di tunnel sotto le montagne valsusine. Accanto al punto prescelto per gli scavi è stato costruito dai Comitati “No Tav” un nuovo presidio, aperto giorno e notte, popolato da cittadini della valle che si danno il cambio. Ogni giorno tocca al Comitato di un Comune diverso garantire i turni di lavoro: chi alla cucina da campo, chi ai servizi di pulizia, chi al “punto informativo” realizzato lungo l’unica strada che conduce alla Maddalena.
Il presidio, e si stenta a crederci, è a fianco di un grande edificio, sede di un Parco archeologico; tutt’intorno, su colline scoscese, i vigneti dai quali deriva il “ViNoTav”. Accanto alla cucina ci sono tende e strutture coperte, con manifesti, fotografie, i materiali informativi che il movimento No Tav non si stanca di produrre e diffondere. C’è anche una roulotte portata dal Movimento 5 stelle e allestita come ufficio distaccato del gruppo consiliare in Regione…
È ben chiaro, visitando la Maddalena, che i lavori potranno cominciare solo sgomberando preventivamente il presidio. In valle non si parla d’altro. Gli attivisti si preparano alla prova di forza, memori del tentativo compiuto il 23 maggio, quando l’opposizione di qualche centinaio di attivisti impedì alle ruspe di mettersi al lavoro. Un nuovo tentativo, è convinzione comune, sarà fatto mobilitando le forze dell’ordine, o addirittura l’esercito, come improvvidamente richiesto da un paio di parlamentari piemontesi del Partito democratico. Non sarebbe la prima volta che la polizia attacca i presìdi e cerca di fare strada ai macchinari delle ditte incaricate dei lavori. Il presidio della Maddalena può essere “espugnato” con la forza, ma è facile prevedere che un eventuale sgombero non farebbe che avviare una nuova fase di lotta popolare. Non sarà semplice far confluire mezzi e operai verso gli scavi, se centinaia, migliaia di persone decideranno di “assediare” il sito con gli strumenti dell’opposizione nonviolenta e della disobbedienza civile.
Il movimento No Tav ha una grande esperienza alle spalle e sa bene di giocarsi molta della sua credibilità sui modi di opporre resistenza. Non a caso i tentativi di criminalizzazione sono ricorrenti, con l’obiettivo di screditare i Comitati No Tav e loro motivazioni. Da ultimo, ci sono gli avvisi di garanzia inviati a oltre 70 persone per una serie di episodi, inclusi i fatti del 23 maggio (camion e ruspe a un certo punto subirono una sassaiola). Uno dei volti più noti dei Comitati, Alberto Perino, è stato sottoposto a una perquisizione domiciliare, conclusa con il sequestro di un’agendina davanti a decine di attivisti accorsi sotto la sua casa di Condove (il sistema di comunicazione rapida fra i “resistenti” è formidabile). Perino, fra le altre cose, è accusato di istigazione a commettere reati come resistenza aggravata, interruzione di pubblico servizio, violenza privata, a causa di un comizio del 21 maggio. Ecco alcune delle frasi citate nel provvedimento della procura: “Io spero che saremo di più alla Maddalena, perché è lì che si gioca, qui mostriamo i muscoli, facciamo un po’ di allenamento, ma lì ci sarà davvero il momento clou, là ci sarà il confronto e dovremo vincere noi […]. Dimostreremo all’Europa che se toccano la Maddalena il turismo a Torino è finito. A Torino ci sarà la battaglia, non violenta, a modo nostro, ma non sarà una festa”.
L’impressione, molto netta, è che siamo di fronte a una forzatura. È in corso un gioco delle parti che punta a nascondere l’evidenza dei fatti, e cioè che l’opposizione alla Tav in Val di Susa non è affatto espressione di sterile antagonismo o localismo esasperato, bensì  il frutto di una matura consapevolezza sull’inutilità dell’opera, decisa molti anni fa prevedendo un’espansione dei commerci che non vi è stata né vi potrà essere (e mentre la ferrovia già esistente resta in larga misura inutilizzata). Tutti, in testa chi preme per l’avvio degli scavi alla Maddalena, sono ormai persuasi che la Lione-Torino ad alta velocità non si farà, a causa del mutato contesto economico e politico: con la recessione globale e la crisi delle finanze pubbliche, l’opera è troppo costosa. 

I Comitati No Tav sono convinti che la pressione sulla Maddalena non abbia altre motivazioni che l’accesso al finanziamento europeo di 630 milioni (sui 15-20 miliardi di prevedibile costo dell’opera), già stanziato ma che rischia d’essere congelato se le ruspe non si metteranno in azione. Una replica seria a questa valutazione non vi è ancora stata; in compenso un primo ultimatum è scaduto il 31 maggio, un altro è stato fissato al 30 giugno, ma si è anche parlato (lo ha fatto il commissario straordinario alla Torino-Lione, Mario Virano) del 14 luglio, “per regalare alla Francia il cantiere” (nella ricorrenza, pare di capire, della festa nazionale che ricorda la presa della Bastiglia).
Comunque vada quest’estate, che il blitz alla Maddalena si faccia o no, la lotta in Val di Susa è destinata a proseguire.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia