Ambiente

Il pallet in una stanza

Esce “Ikrea”, un manuale per farsi da soli i mobili di casa, con i “green pallet”. Per un arredamento sostenibile, democratico e a propria immagine Il pallet è come l’asino. Umile, semplice, sopporta il peso di qualsiasi merce. Non saranno…

Tratto da Altreconomia 120 — Ottobre 2010

Esce “Ikrea”, un manuale per farsi da soli i mobili di casa, con i “green pallet”. Per un arredamento sostenibile, democratico e a propria immagine

Il pallet è come l’asino. Umile, semplice, sopporta il peso di qualsiasi merce.
Non saranno certo i nostri libri, la collezione di 120 numeri di Altreconomia o qualche scaramuccia sul divano a costituire un problema. I mobili autarchici di Ikrea -l’ultimo libro della collana “Io lo so fare”- hanno tutti per unità di misura e modulo il pallet, ovvero il duttile e resistente bancale di assi di legno dolce, soprattutto pioppo, utilizzato dalla logistica di tutto il mondo per movimentare la quasi totalità delle merci. Ma Ikrea -anche se offre tutte le istruzioni del caso- non è affatto un manuale di bricolage. È un trasloco concettuale che porta da un arredo piatto e conformista alla libera creazione; un contagioso trionfo della propria intima e personale vocazione di falegnami su un’estetica preconfezionata.
È progettare una casa che ospita più volentieri il riuso dello spreco, la sostenibilità del consumo dell’ambiente. Tutti valori che ben riposano su un letto fatto di “green pallet”. Non è casuale, infatti,  la scelta del nostro asse portante. Abbiamo scelto come “modulo” il pallet prodotto da Palm spa. L’azienda di Viadana (Mn) è la prima in Italia a produrre bancali certificati -anche di dimensione non standard- rispettando rigorosi criteri di sostenibilità, legalità e salubrità (vedi box).
Non a caso, gli strumenti della nostra cassetta degli attrezzi non sono solo sega e martello ma la consapevolezza e il desiderio di “saper fare”. Un desiderio contagioso: i 10 progetti che trovate nelle pagine del libro -nell’illustrazione i portabiti da ingresso e uno splendido piano cucina con vaso degli aromi-, curati da Salamanca Design & Co, studio di Bologna specializzato in fair design, sono divisi per stanze: l’attaccapanni -come si diceva- il letto, il divano, una libreria-scaffale, un piano da cucina, il porta-tutto per la cameretta dei bambini e una panca per il giardino, tutti corredati dalle necessarie istruzioni per il montaggio. Ogni progetto non rappresenta affatto una costrizione, ma un invito a uscire dagli schemi, cambiare, svisare, trasformare i progetti. E recuperare l’emozione del fare con le proprie mani, infilarsi una piccola scheggia nel dito, avere la stimmate del cacciavite a fine lavoro.
Per restare sul pratico: per procurarsi la materia prima, oltre a scrivere a Palm (vedi sotto) i bancali si possono anche “recuperare”. Ma attenzione: proprio qui la filiera mostra tutta la sua importanza. In primis è necessario assicurarsi che non si stia acquistando i pallet dai cosiddetti “pallettari”, ovvero rivenditori non autorizzati di pallet di provenienza furtiva. In secondo luogo attenzione alla provenienza: alcuni pallet possono aver viaggiato con il peso di merci insalubri. 
I progetti del libro sono realizzabili utilizzando una ventina di eco-pallet, la maggior parte della misura 35 x 55 x 12 cm e con alcuni “scampoli”, tavole e blocchetti di legno. Servono semplici strumenti, come sega, martello, cacciaviti a stella, ottime viti e chiodi guanti da lavoro, carta vetrata per i pallet più “ruvidi” e una minima manualità. Assemblato il divano o l’ortopallet, è il momento di rendere unica la propria creazione con una stoffa (il commercio equo e solidale ne ha di stupende), cuscini, piantando fiori o aromi o persino un piccolo albero, per sottolineare che da legno può rinascere legno.

Dal seme al fine vita infatti, dell’albero e del legno non si butta via niente. Un amore per questa materia straordinaria, in grado di “sequestrare” in ogni fase della sua esistenza, anche dopo la trasformazione in mobile, la CO2, è testimoniato dal titolare di Palm Spa, Primo Barzoni, la cui storia di imprenditore illuminato è raccontata in un’intervista nella seconda parte del libro. Barzoni svela tutti i segreti della filiera del “green pallet”: “Vorrei che questo libro fosse un invito a un uso quotidiano del legno -spiega-, com’è il grano per il pane”. Con questo auspicio, con buona pace dell’“arredamento di massa”, vi invitiamo a immaginare la vostra nuova casa e a descriverne il concept come ha fatto nel libro Lucy Salamanca, designer di Salamanca Design & Co, con un ossimoro: “La libertà di una fantasia costretta da argini sicuri e modulari”.
Ikrea non finisce con l’ultima pagina.
Ae ha deciso di creare uno spazio virtuale dove è possibile rendere “bene comune” i progetti di mobili realizzati con i pallet da ciascuno di voi. Si possono spedire disegni e progetti a ikrea@altreconomia.it, li pubblicheremo sul web, magari in un blog dedicato, insieme ai vostri consigli e alle vostre esperienze.
Invece per avere consigli e informazioni sulle misure e sui prezzi dei pallet o di singoli componenti -la misura 35 x 55 x 12 centimetri costa circa 6 euro, a seconda delle oscillazioni del prezzo del legno e della quantità- scrivete a Palm: palletdesign@gmail.com

Il valore relazionale del legno
Quella di Palm è una storia antica e d’innovazione. Antica nei valori, nuova nell’approccio imprenditoriale. Lo racconta Primo Barzoni, figlio di falegname e primo degli 8 fratelli che lavorano tutti in azienda. L’approccio di Palm porta nella quotidianità dell’impresa i valori della responsabilità sociale: la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, il rispetto dei diritti dei lavoratori, compresi quelli “svantaggiati” (nella parallela cooperativa sociale Palm Work&Project), il recupero della civiltà contadina, la collaborazione tra produttori e consumatori, la legalità. “Vorrei che i nostri prodotti parlassero di chi li ha realizzati -spiega Primo Barzoni-, che mostrassero le mani di chi ha lavorato. Come imprenditore riconosco il valore delle mie scelte quando riesco a pensare all’albero come bene relazionale, in grado di produrre beni comuni e per la collettività, dal ‘sequestro’ della CO2, allo sviluppo delle economie locali e ai posti di lavoro e infine di diventare -insieme al pallet- strumento di comunicazione e di tutela dei suoi stessi valori”.
 

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