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Il Municipio dei beni comuni perde la casa

A Pisa l’Ex Colorificio liberato potrebbe essere sgomberato nei prossimi giorni, a quasi un anno dall’occupazione che ha restituito lo spazio a due passi dalla Torre alla città, trasformando una fabbrica dismessa in un luogo di elaborazione di alternative. La proprietà, intanto, ha chiesto al Comune di trasformare la destinazione d’uso dell’area in residenziale.
Una storia che realizza le parole "riutilizzare" e "presidiare" dal dizionario della resistenza al cemento di "Salviamo il paesaggio!"  

Il Municipio pisano dei beni comuni sarebbe colpevole: secondo il Tribunale di Pisa, avrebbe violato la proprietà privata, avendo occupato (il 20 ottobre scorso) un ex stabilimento industriale dismesso.
Per questo -a breve- i locali del Colorificio Toscano, ribattezzato "Ex Colorificio liberato", potrebbero essere sgomberati.
Finirebbe, così, un’esperienza che era riuscita a realizzare, contemporaneamente, due delle voci del dizionario per resistere al cemento di "Salviamo il paesaggio!".
Il "Municipio dei beni comuni" -una rete informale di organizzazioni ed associazioni della società civile pisana, che vede tra i principali attori il progetto Rebeldia, Legambiente Pisa e il Distretto di economia solidale Altrotirreno- infatti ha "riutilizzato" e "presidiato" questi 14mila metri quadrati in via Montelungo, a poche centinaia di metri dalla Piazza dei Miracoli e dalla Torre di Pisa.

Da una parte, infatti, l’Ex Colorificio è stato per quasi un anno uno spazio sociale e vivibile per la cittadinanza. Dentro, elenchiamo rapidamente, ci sono una ciclofficina, che permette di riparare gratuitamente le biciclette e di imparare l’arte della loro manutenzione, una web radio, l’"aggeggificio”, una vera e propria ludoteca dove i bambini possono dare spazio alla loro creatività, la palestra di arrampicata, gestita dall’associazione “Equilibri precari” e animata da diverse centinaia di persone, una biblioteca, "Babil", il "GAAR", un gruppo informale di artisti ed artigiani, e -ancora- la sede di un gruppo di acquisto solidale (Gas), vari spazi di incontro e di riunione per la rete dei gruppi di acquisto (Intergas). All’Ex Colorificio liberato, inoltre, si tengono corsi di lingua araba, di giocoleria, di danza del ventre.

Nelle ultime settimane, però, è diventato evidente che l’azione del Municipio dei beni comuni sia stata anche un "presidio", un faro acceso sulle "mosse" della proprietà, la J Colors -società di un più vasto gruppo chimico fondato dal tedesco Hans Junghanns-: a settembre, infatti, è diventato "pubblico" il progetto di riconversione dell’area, che -secondo le intenzioni della proprietà- dovrebbe trasformarsi in un complesso residenziale composto da villette con giardino e da un piccolo condominio. Si compirebbe così un disegno le cui prime mosse sono da ricercarsi nella scelta, maturata nel 2008, di chiudere lo stabilimento, trasferendo altrove il (glorioso) marchio del Colorificio Toscano, un’azienda fondata negli anni Venti (la vicenda è ricostruita nel libro "Rebel Painting", cui ha collaborato -tra gli altri. Francuccio Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo).
La richiesta di variazione di destinazione d’uso dei terreni su cui sorge l’impianto è stata depositata in Comune, a Pisa, il 15 luglio scorso.

"In gioco c’è il futuro di un pezzo importantissimo della città che collega il Duomo al parco di San Rossore, un’area dove oltre l’ex-Colorificio insistono altri due insediamenti produttivi. La redditività e l’edificabilità sono i soli parametri che muovono la richiesta della proprietà" ha commentato il Municipio dei beni comuni con un comunicato stampa diffuso il 2 ottobre, dopo aver preso visione del progetto complessivo di "riqualificazione" dell’area (nel PDF allegato).
Un gruppo di urbanisti -Enzo Scandurra, Paolo Berdini, Alberto Magnaghi, Agostino Petrillo, Carlo Cellamare, Tiziana Villani e Giovanni Attili- ha voluto inviare una nota in solidarietà con gli occupanti dell’Ex Colorificio liberato spiegando di aver "salutato con speranza questo tentativo di ridare vita ad uno spazio capace di costruire forme nuove di politica e nuove modalità di socialità, mettendo al centro del dibattito pubblico locale e nazionale la questione dei limiti alla proprietà privata". Per questo, i firmatari della lettera hanno voluto esprimere "solidarietà a quanti hanno dato vita a questo esemplare e coraggioso tentativo di restituire alla città un luogo abbandonato del malisviluppo per farne un luogo di speranza di nuove modalità di vita urbana".

Nel corso del 2013, l’ex Colorificio è stato sede di almeno tre eventi di carattere nazionale, organizzati proprio per riflettere intorno al concetto, al ruolo e all’utilità sociale della proprietà, stimolati dal lavoro della commissione presieduta dal professor Stefano Rodotà.
Da United Colors of Commons (25-26-27 gennaio 2013) a Common Properties (20-21-22 settembre 2013), passando per la Costituente dei Beni Comuni (1 giugno 2013).

Riflessioni che non hanno intaccato l’attitudine dell’amministrazione comunale, che mentre candida Pisa a Capitale europea della cultura 2019 lascia sgomberare il Municipio dei beni comuni senza alcun intervento, nonostante avesse ricevuto una richiesta di "destinare ad uso pubblico" lo spazio, avanzata a giugno con una petizione firmata -tra gli altri- da Salvatore Settis, Guido Viale, Marco Revelli (ed anche da Pietro Raitano e da chi firma questo articolo, per Altreconomia).
L’Ex Colorificio liberato rischia di non poter festeggiare il proprio primo compleanno, ma ha chiesto lo stesso al Comune di Pisa un regalo (non per sé, ma per tutta la città che -come documentato in numerosi dossier di Legambiente- non ne può più di cemento): il sindaco può sempre "dichiararsi contrario alla variante di destinazione d’uso dei terreni dell’ex-Colorificio per evitare speculazioni edilizie".
 

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