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Altre Economie

Il mestiere della libertà

I soldi per incentivare il lavoro dei detenuti sono pochi ed è difficile avere accesso. Eppure investire in occupazione aiuterebbe ad affrontare il dramma del sovraffollamento carcerario —

Tratto da Altreconomia 154 — Novembre 2013

"Nel giugno 2013 il ministero della Giustizia ha stanziato in misura eccezionale 16 milioni di euro, sul 2013, per le attività produttive negli istituti penitenziari italiani, ma riusciremo a usarne solo una parte”. Lidia Copetta fa parte della presidenza di Federsolidarietà, l’organizzazione di cooperative e imprese sociali aderenti a Confcooperative. “Sono ‘risorse virtuali’ -spiega-, perché stiamo ancora aspettando la conversione in legge del decreto 101 del 31 agosto e il Regolamento attuativo, che dovrà indicare le modalità di accesso alle risorse stanziate. Nonostante questo le risorse devono essere spese entro la fine del 2013, e non ci è stato concesso di trasferire i residui sul 2014”.

Questi 16 milioni si aggiungono ai 4,6 milioni previsti, ogni anno, dalla legge 193 del 22 giugno 2000, detta “legge Smuraglia” -dal nome del già senatore Carlo Smuraglia- che incentiva il lavoro per i detenuti alle dipendenze di imprese e cooperative sociali. Secondo la legge, cooperative e imprese che vogliono avviare un’attività nell’istituto di pena devono stipulare una convenzione con l’amministrazione penitenziaria. Convenzione che regola l’utilizzo, da parte dell’impresa, di locali e attrezzature in comodato gratuito. L’impresa, che deve sostenere le spese per i canoni e la manutenzione dei locali, sceglie e paga i detenuti con un contratto di lavoro subordinato. La legge prevede inoltre sgravi fiscali dell’80% per le imprese che assumono detenuti a tempo indeterminato all’interno degli istituti penitenziari. Le agevolazioni sono previste anche per i detenuti assunti a tempo determinato che lavorano per più di 30 giorni.
Secondo l’ultimo dato disponibile (31 dicembre 2012), solo 2.251 detenuti lavorano per imprese e cooperative, 11.557 per l’amministrazione penitenziaria. Possono lavorare però solo i condannati in via definitiva, che sono, secondo i dati del 9 ottobre 2013, poco più di 38.800.

I detenuti totali -condannati e in attesa di giudizio- presenti nelle carceri italiane sono quasi 65mila, su una capienza regolamentare di 47.615 (anche se il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha confermato, a metà ottobre, i dati di Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale: la capienza regolamentare nei 206 istituti di pena italiani è di 37mila).
 “Siamo riusciti a trovare una mediazione -spiega Copetta-, per cui anche se entro fine 2013 dovremo cercare di utilizzare quei 20 milioni e 600mila euro, a partire dal 2014 verranno stanziati 11,1 milioni”. Lo stabilisce il decreto 76 del 28 giugno 2013, convertito in legge: dal 2014, l’autorizzazione di spesa prevista dalla legge Smuraglia diventerà di 5,5 milioni di euro. Spesa che si aggiunge ai 4,6 milioni di euro l’anno stanziati per l’inserimento lavorativo dei detenuti. Il governo ha poi convertito in legge anche il decreto 78 del primo luglio 2013, che riorganizza gli incentivi all’assunzione di detenuti ed ex detenuti.

Anche se i fondi per il lavoro devono essere costantemente rivisti e confermati, i 127 enti di Federsolidarietà (fra cooperative di tipo A, B e consorzi) assicurano oltre 600 posti di lavoro remunerati all’interno delle carceri, e altri 600 posti all’esterno, per i detenuti ammessi al lavoro esterno e beneficiari di misure alternative alla detenzione. Il fatturato totale di questi enti supera i 176 milioni di euro l’anno. —

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