Ambiente / Opinioni

Il mancato discorso di Mario Draghi in Senato sulla crisi climatica

Dai piani per la neutralità carbonica alla transizione ecologica, le parole ancora assenti che avremmo voluto sentire. La rubrica a cura di Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici

Tratto da Altreconomia 236 — Aprile 2021
© Patrick hendry - Unsplash

In un cestino di Palazzo Chigi è stato rinvenuto un foglio contenente una pagina del discorso che Mario Draghi aveva inizialmente scritto per il suo intervento in Parlamento. Essendo la parte che riguarda le politiche sul clima, mi è stato recapitato e lo riporto qui sotto, con l’avvertenza che non posso garantirne l’autenticità.

“Egregi senatori, vorrei ora affrontare uno dei temi che saranno centrali del mio mandato, la lotta al cambiamento climatico. Vorrei iniziare porgendovi le scuse per non essermene occupato in modo adeguato fino ad oggi, alla Banca d’Italia e alla Banca centrale europea. Il mondo delle banche e della finanza è oggi molto in ritardo su questo tema, ben altro è il contributo che avrebbero potuto dare per favorire la decarbonizzazione del sistema energetico o almeno per porre un limite allo sviluppo del sistema dei combustibili fossili. Già trent’anni fa, quando diventai direttore al ministero del Tesoro, c’erano chiarissime evidenze scientifiche che ci avrebbero dovuto spingere ad agire. Mi devo scusare anche per le politiche di austerità, che dalla Banca centrale europea ho guidato, con Commissione europea e Fondo monetario internazionale, perché sono state un freno per l’avvio delle azioni di contrasto al cambiamento climatico, in particolare nelle azioni a livello comunale e regionale. Non era difficile prevederlo. Il fatto che solo oggi si discuta di togliere dai conteggi del Patto di stabilità europeo le spese per le azioni sul clima e l’energia è un ritardo imperdonabile.

Ma guardiamo avanti. Oggi sono qui per annunciare una reale svolta, un cambio di passo nell’azione di contrasto alla crisi climatica. So che altri prima di me hanno fatto promesse di impegni in questo campo, anche loro citando lo sviluppo sostenibile e le future generazioni. Per cui non mi limiterò a proclami simbolici che pur hanno la loro importanza in quest’aula. L’urgenza dell’azione, così evidente oggi, ci deve spingere a mettere da parte le frasi di circostanza e le pacche sulle spalle di autocompiacimento, e prendere impegni chiari. Ne delineo qui solo alcuni, ma nei primi 100 giorni del mio mandato definirò un quadro completo.

37% è la quota dei fondi europei del Next Generation Eu da spendere per combattere la crisi climatica

La strategia italiana sulla riduzione delle emissioni dei gas serra nel 2050, trasmessa alla Commissione europea nei giorni scorsi, contiene un ambiziosissimo obiettivo di neutralità carbonica fra solo 30 anni. Il mio primo impegno è di presentare entro sei mesi un nuovo Piano di azione energia e clima coerente con questo obiettivo e con i più ambiziosi obiettivi al 2030 approvati a livello europeo lo scorso dicembre con l’European Green Deal. Da troppo tempo l’Italia sta rinviando l’approvazione di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici: mi impegno a portarlo in approvazione nei prossimi otto mesi, definendo chiari obiettivi e priorità. Mi impegno affinché, come richiesto a livello europeo, almeno il 37% dei fondi del Next Generation Eu siano davvero impegnati per fronteggiare il cambiamento climatico, escludendo progetti che dietro al vestitino nuovo della sostenibilità nascondano le vecchie scelte di un modello di crescita dannoso per il Pianeta. Mi impegno affinché siano create le condizioni politiche affinché anche dal sistema privato siano mobilitate le risorse a sostegno di questa grande transizione di sistema. Infine, mi impegno a nominare come sottosegretari al ministero della Transizione ecologica persone che abbiano una vasta esperienza nella materia di cui si dovranno occupare, o almeno una chiara visione sull’urgenza delle azioni necessarie.  Voglio lanciare un messaggio chiaro. Vogliamo costruire un’alternativa al sistema dei combustili fossili, come nostro contributo a proteggere il sistema climatico, senza ulteriori indugi, whatever it takes”.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Il clima è (già) cambiato” (Edizioni Ambiente, 2019)

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.