Interni

Il lievito del buon vicinato

21 appartamenti e spazi comuni: è il “condominio solidale” di Arezzo, dove due “portieri sociali” aiutano gli anziani inquilini a vivere in autonomia. Grazie a un investimento pubblico di due milioni di euro e al coinvolgimento di Onlus e associazioni del territorio

Tratto da Altreconomia 99 — Novembre 2008

Ritagliata tra la ferrovia e le palizzate del mercato ortofrutticolo, la stradina dedicata a Concino Concini, dopo aver costeggiato i resti di un silos in cemento armato, sbocca nel parcheggio di un grande edificio. Immerso tra i palazzoni della periferia di Arezzo e gli imponenti resti abbandonati del consorzio agrario, il condominio che si intravede in fondo a via Concini è come una chiazza rosso fuoco in un mare di grigiore e asfalto. In quest’area degradata del quartiere di Pescaiola, tra un giardino abbandonato a se stesso e un torrente, i rivestimenti colorati dell’edificio e la forma stravagante sono già un elemento di discontinuità. Alcuni lo chiamano “condominio solidale”, altri sanno che all’interno viene svolto un servizio di “portierato sociale”, la maggior parte della gente non sa di preciso cosa sia.
Una volta erano gli uffici del Consorzio agrario, dal mese di marzo 2008 sono case popolari. 21 mini alloggi di circa 45 metri quadrati dove vivono da sole o in coppia persone ultra 65enni.
Ogni appartamento è collegato agli altri con una linea telefonica interna gratuita e si affaccia su un ampio giardino condominiale attrezzato. Oltre al giardino comune, la struttura dispone di un “salotto”, una stanza di circa 100 metri quadrati dove vengono svolti corsi di cucina, o dove ci si incontra per una partita a carte, guardare la tv e fare due chiacchiere.
Le attività vengono coordinate dai portieri della struttura Nadia e Mohamed, una giovane coppia di marocchini. Mentre lui, alto e gentile, ci accompagna a vedere i locali del condominio, lei vivace e solare comincia a chiamare tutti gli abitanti.
I telefoni iniziano a suonare e la gente si accalca all’ingresso per scoprire cosa sta succedendo. Qualcuno arriva un po’ affannato, altri in carrozzina con il nipotino in braccio. C’è aria di festa.
In fondo al buio corridoio si apre una stanza, il salotto comune. A causa di un finanziamento in ritardo l’arredamento non è ancora del tutto completo, ma i condomini non si sono lasciati scoraggiare e c’hanno portato tavoli, sedie, una televisione e un po’ di mobilia. Alle pareti sono ancora appesi i festoni dell’ultimo compleanno.
Nadia e Mohamed svolgono quello che è stato definito “servizio di portierato sociale”. Si occupano di rilevare i bisogni di tutti e di effettuare “assistenza di bassa soglia”, come fare la spesa, andare in farmacia, alle poste, o accompagnare chi ne ha bisogno dal medico. Assicurano la reperibilità notturna, garantiscono la presenza in determinate ore del giorno e fanno da mediatori con l’ente gestore della struttura per tutti problemi legati alla manutenzione o eventuali malfunzionamenti nell’immobile.
Come l’inverno scorso, quando appena entrato in funzione, il riscaldamento faceva le bizze.
I lavori di ristrutturazione dell’edificio sono iniziati nel gennaio del 2006 e l’investimento è stato di due milioni di euro. Oggi la struttura, che è di proprietà del Comune, è priva di barriere architettoniche ed è gestita dalla società Arezzo Casa (vedi box). Gli abitanti pagano un canone mensile di 25 euro per l’affitto e di 90 euro per il condominio. L’Ufficio delle politiche sociali del Comune ha elaborato questo progetto per rispondere alle problematiche inerenti all’invecchiamento demografico.
Su 98.658 abitanti, il 22 per cento della popolazione è ultra 65enne.
Di questi, il 47,8 per cento ha un’età compresa tra i 75 e gli 84 anni.
Il progetto attivo in via Concino Concini, cerca di dare una risposta a questi dati, facendo vivere queste persone in autonomia e riducendo le risposte assistenziali o istituzionali, incentivando reti di buon vicinato, relazioni più salde, fiducia reciproca.
Attraverso un bando rivolto alle associazioni di volontariato e a quelle di promozione sociale, il Comune ha affidato all’associazione di volontariato “Il sorriso” la gestione dello spazio comune, il servizio di portierato sociale e il compito di costruire una rete di relazioni nel territorio. L’appartamento dove risiede la coppia di portieri le è stato affidato in comodato gratuito per due anni.
Nadia e Mohamed raccontano gli sforzi fatti per iniziare a far diventare il salotto comune uno spazio aperto e fruibile anche da parte degli abitanti del quartiere. “Non è facile -spiega Nadia- sono pochi mesi che viviamo qui e questi sono processi che richiedono molto tempo. Ad oggi per esempio abbiamo organizzato un corso di cucina al quale hanno partecipato una decina di persone. In futuro prevediamo di organizzare un corso di cucito e cose simili”. Così è iniziato il processo di apertura e integrazione del condominio di via Concino Concini nel quartiere. Percorso non proprio scontato in una zona ad alta intensità abitativa e scarsa coesione sociale, vittima negli ultimi anni di una cementificazione selvaggia. Qui non c’è una fermata, un ufficio postale, una banca, esercizi commerciali per le necessità di tutti i giorni. Le strade cieche sono così strette che anche i mezzi della nettezza urbana fanno fatica a raccogliere la spazzatura. Solo il mese scorso, dopo una lunga battaglia e la raccolta di 1.050 firme, gli autobus hanno iniziato ad arrivare da queste parti. L’illuminazione notturna è molto scarsa, e le richieste di maggiori controlli di polizia o l’installazione di telecamere sempre più insistenti. Questo quartiere isolato è solo una delle conseguenze del fenomeno del mattone selvaggio che ha interessato profondamente il territorio del capoluogo toscano, teatro negli anni passati dello scandalo ribattezzato “Variantopoli” (vedi box). Oggi il quartiere cerca di uscire dal suo isolamento. Il seme è stato gettato. E inizia a dar frutti.

Un accordo per la casa
Il condominio di via Concino Concini ospitava gli uffici amministrativi dell’ex Consorzio agrario di Arezzo. Il progetto nasce da un Accordo di programma tra Comune di Arezzo, Regione Toscana, e Arezzo Casa, la società per azioni costituita dai Comuni della provincia di Arezzo che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, e si avvale della collaborazione con la Fraternità dei laici, un’Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza che opera in città da 8 secoli. Il progetto ha ottenuto
il finanziamento grazie a un interessante piano di reinvestimento dei proventi derivanti dalle vendite di alloggi effettuati con la legge 560/1993. In questo modo, è stato promosso l’incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica per far fronte alle esigenze abitative di immigrati, anziani, giovani coppie, persone sole e studenti, attraverso l’acquisto e il recupero di edifici già esistenti, in particolare di proprietà pubblica.

Il cemento sotto inchiesta

Lo scandalo di “Variantopoli” scoppia nel dicembre del 2005, con l’arresto di tre consiglieri comunali di centrodestra, in seguito a una discussa gestione dell’urbanistica che vedeva il fiorire di variazioni al Piano regolatore vigente mentre quello nuovo era in fase di approvazione. L’inchiesta ha coinvolto altre 11 persone, tra cui l’ex sindaco, ex assessori e un ex sottosegretario di un precedente governo Berlusconi, indagati per abuso d’ufficio, per estorsione, per concussione.
Quel frangente della storia cittadina, ha portato alla caduta della prima esperienza di governo del centrodestra nella ricca città toscana, da 50 anni saldamente nelle mani del centrosinistra. Una stagione politica che ha visto Arezzo retrocedere nelle graduatorie “Ecosistema urbano” stilate da Legambiente per la qualità della vita: da un ottimo nono posto su scala nazionale del 2002, la città è passata al 57° nel 2006.

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