Ambiente / Opinioni

Il Green Deal fa bene all’economia

In Italia investire sulla decarbonizzazione aumenterebbe il Pil e i posti di lavoro al 2030. Una ricerca mostra i risultati della lotta al climate change. La rubrica a cura di Stefano Caserini

Tratto da Altreconomia 231 — Novembre 2020
© Vasilios Muselimis - Unsplash

Sembra il libro dei sogni, invece è la conclusione di una ricerca dettagliata. Ridurre le emissioni italiane di gas climalteranti in modo drastico (arrivando a -55% al 2030 rispetto ai livelli del 1990, ossia -30% in soli 10 anni) permette di creare più occupazione e più valore aggiunto rispetto al non far nulla o impegnarsi in modo più timido, meno ambizioso.

L’analisi è stata condotta nella ricerca “Il Green Deal conviene. Benefici per economia e lavoro in Italia al 2030”, coordinata da Italian Climate Network e condotta dall’associazione Està-Economia e sostenibilità. Valutando l’evoluzione dei settori produttivi tra il 1990 e oggi si è arrivati a capire quali sono gli ambiti dove sono necessari maggiori investimenti e a cosa devono essere mirati: l’innovazione tecnologica, l’efficientamento del patrimonio immobiliare, le infrastrutture per la mobilità sostenibile. Per la riduzione delle emissioni, in linea con gli obiettivi europei, si dovrebbero aumentare dell’80% gli investimenti previsti dal Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC), pari a quasi 1.000 miliardi complessivi nel periodo 2020-2030. Questa sterzata verso un’economia in linea con gli obiettivi climatici avrebbe benefici anche nei termini degli indicatori macroeconomici tradizionali, con un maggiore aumento annuo del Pil dell’ordine dello 0,5%-0,6%. Un altro beneficio sarebbe sull’occupazione, in quanto la ricerca stima una crescita dell’occupazione stabile tra 530mila e 700mila lavori aggiuntivi in più rispetto allo scenario PNIEC. Con ulteriori investimenti nelle tecnologie più avanzate (per esempio in ricerca e sviluppo di pannelli fotovoltaici più performanti) si potrebbe arrivare a superare il milione di posti di lavoro.

700.000 sono i posti di lavoro aggiuntivi che si creerebbero investendo sulla decarbonizzazione, secondo una recente ricerca che ha valutato i benefici dell’European Green Deal

Lo studio valuta anche la perdita di occupati in questa transizione, per lo più nei settori della produzione di energia fossile, pari a circa 60mila unità. Non è detto che tutti questi posti di lavoro persi saranno recuperati in quelli green, perché le competenze richieste sono in parte diverse e la formazione potrebbe non riuscire a colmare il divario. Ma i numeri indicano vantaggi nel complesso solidi, quindi ci sarebbero le risorse per poter mettere in campo azioni di protezione per i lavoratori che non sono ricollocati. La transizione energetica ha dunque anche una convenienza economica e occupazionale. Non è lo scenario di lacrime e privazioni descritto da chi vuole ostacolare le politiche sul clima.

Il report individua alcuni settori per cui gli investimenti sarebbero particolarmente vantaggiosi. I trasporti, in cui oltre allo sviluppo della mobilità sostenibile serve che la quota di veicoli elettrici nel 2030 sia almeno pari al 30% del totale delle autovetture circolanti. Gli edifici, da rendere come prima cosa molto più efficienti (e a questo proposito c’è già in vigore un rilevante incentivo fiscale statale che arriva al 110% delle spese sostenute). La dismissione delle fonti fossili nel patrimonio immobiliare (dove si usa per lo più il gas) e nei trasporti avrà come impatto una maggiore domanda finale di consumi elettrici che dovrà essere soddisfatta con quantità gigantesche di energia rinnovabile, fotovoltaica ed eolica, da affiancare a sistemi di stoccaggio dell’elettricità perché l’energia rinnovabile non è costante. Ci sarà parecchio da fare anche per il settore agricolo e forestale italiano per stoccare carbonio o gestire meglio le foreste. Per concludere, visto che incendi, alluvioni e catastrofi varie sono già in corso, sarebbe utile approfittare dei benefici della lotta al cambiamento climatico.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Il clima è (già) cambiato” (Edizioni Ambiente, 2019)

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