Ambiente

Il governo commissaria la Valdastico Nord

Una decisione del Comitato interministeriale per la programmazione economica "forza" l’iter per l’approvazione del progetto dell’A31 Nord, tra Veneto e Trentino, un investimento da due miliardi. Una decisione che va a tutto vantaggio del concessionario A4 Holding, il cui primo azionista è Intesa Sanpaolo. Sergio Chiamparino, membro del CIPE, è stato fino a pochi mesi fa presidente della Compagnia di San Paolo, a sua volta primo azionista di Intesa. Intanto comitati, associazioni e amministrazioni manifestano a Besenello (TN)

Sabato 15 novembre a Besenello, in Trentino, viene inaugurata una statua: l’opera d’arte si chiama “Guerriero contro la Pi.Ru.Bi.”, ed è una scultura alta tre metri, in legno di cedro, che pesa oltre quattro quintali.
La “Pi.Ru.Bi.” è la Valdastico Nord, cioè l’autostrada che dovrebbe unire l’A31 -che termina a Piovene Rocchette, nel vicentino- all’A22, poco a Sud di Trento.
Quando l’iniziativa è stata programmata, non era possibile sapere che il 10 novembre, nel corso di una riunione del CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica), il governo guidato da Matteo Renzi avrebbe provato a far ripartire il progetto, e di superare -cancellandone con un colpo di spugna- la contrarietà espressa dalle comunità locali. Tra la Valdastico e Besenello, il governo sceglie di ripartire dagli anni Settanta, cioè da “Pi”, “Ru” e “Bi”, Piccoli, Rumor e Bisaglia, i tre democristiani che sono i promotori dell’opera.

Sono passati quarant’anni, ma è nel secondo decennio del ventunesimo secolo che la nuova autostrada, che viene definita “A31 Nord”, pare diventata “fondamentale”, un investimento imprescindibile in particolare per A4 Holding -la società che gestisce l’A31 e l’A4 tra Brescia e Padova-: i motivi li abbiamo spiegati in un reportage del gennaio 2013, intitolato -non a caso- “L’autostrada è una garanzia”, perché garantirebbe ad A4 Holding la continuità di una concessione altrimenti destinata a terminare nel giugno del 2015, dopo una proroga di due anni.

Prima di ricostruire l’intera vicenda legata all’iter autorizzativo dell’opera, vale la pena sottolineare che la decisione è stata presa dal CIPE, cioè il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che non è un organo “tecnico”, cioè capace di valutare la consistenza del progetto, ma politico, formato da Matteo Renzi, da una decina di ministri del suo governo, da due sottosegretari alla presidente del Consiglio dei ministri e da un segretario, che in questo momento è Luca Lotti, uno dei fedelissimi del primo ministro (e anche lui sottosegretario).
Tra i componenti del CIPE c’è anche, unico a non far parte della compagina governativa, il presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province Autonome. Secondo le indicazioni del sito www.cipecomitato.it, che probabilmente non è aggiornato, sarebbe Vasco Errani, l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna. In realtà, il presidente della Conferenza delle Regioni è oggi Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte.
Quel Chiamparino che prima di candidarsi nella primavera del 2014 a guidare il Piemonte è stato -dal 2012- presidente della Compagnia di San Paolo, “nominato per acclamazione” dal Consiglio Generale nella riunione del 7 maggio. La Compagnia di San Paolo è, a sua volta, il primo azionista di Intesa Sanpaolo, di cui controlla il 9.888  delle azioni (Consob, 13 novembre 2014).
E Intesa Sanpaolo controlla -attraverso Re Consult Infrastrutture ed Equiter-, il 35,35% di A4 Holding, la società concessionaria dell’A31. Quella che vuole realizzare a tutti i costi l’A31 Nord, perc non perdere così il diritto a gestire anche la trafficatissima A4, nella tratta tra Brescia e Padova. 

Qui emerge una prima anomalia dell’intera vicenda: la scadenza iniziale della concessione in carico ad A4 Holding era fissata alla fine di giugno del 2013, ma i motivi della proroga non sono stati spiegati a nessuno dal ministero delle Infrastrutture, che non risponde alle domande dei giornalisti, mentre la neonata Autorità di regolazione dei trasporti -che ha avuto serie difficoltà a recuperare i dati dallo stesso ministero e dai concessionari- quando a metà luglio ha presentato in Parlamento la propria relazione annuale ha indicato come dati di scadenza della concessione il 31 dicembre 2026.

"Per evitare che la concessione scadesse al 30 giugno 2013 -ci spiegano dall’Autorità-, il ministero delle Infrastrutture e trasporti ha chiesto alla Commissione una proroga ‘tecnica’ di due anni fino al 2015, finalizzata all’approvazione di detto progetto definitivo e la Commissione UE ha espresso parere favorevole.
Ovviamente, se il progetto in questione non dovesse essere approvato entro il 30 giugno 2015 la convenzione dovrebbe, allora sì, ritenersi scaduta".

È per questo che il ministero delle Infrastrutture, con la decisione del CIPE del 10 novembre, ha scelto di forzare l’iter, scegliendo di agire da dominus dell’intera vicenda: tra sette mesi, Intesa Sanpaolo rischia di perdere la concessione, e a quel punto il ministero dovrebbe bandire una gara per il nuovo affidamento.
Così, il Comitato ha deciso di avocare al Consiglio dei ministri la decisione in merito alla realizzazione dell’opera, realizzando -anche in questo caso- quel provvedimento che Salvatore Settis nel suo intervento sull’ebook “Rottama Italia” definisce, con un paradosso, di “dissenso-assenso”. Se alla fine del procedimento avviato secondo il Codice degli appalti pubblici (il dettaglio è in coda all’articolo) la Provincia autonoma di Trento resterà contraria, a quel punto interverrà Maurizio Lupi che farà approvare il progetto preliminare entro due mesi, con un decreto che dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica.

Torniamo a Besenello, dove il guerriero contro l’A31 Valdastico Nord -opera dal quarantenne scultore trentino di Folgaria, Florian Grott- verrà posato lungo la statale 12 del Brennero: la scelta non è causale perché proprio lì dovrebbe sboccare il tunnel previsto nel tracciato del prolungamento verso Trento dell’autostrada.
La montagna tagliata è quella che vedete sullo sfondo nella foto che correda quest’articolo, dietro il borgo.
E l’amministrazione comunale di Besenello, nel corso degli ultimi anni, si è distinta nella opposizione a un progetto distruttivo, che prevede la realizzazione di una galleria più lunga del traforo del Gran Sasso (sotto l’altipiano di Lavarone) per un costo stimato di circa 2 miliardi di euro.
Sindaco e vicesindaco hanno addirittura pagato con la propria indennità uno studio geologico, affidato ad un professionista esterno, Dario Zampieri dell’Università di Padova, che ha evidenziato -tra Valdastico e Pedemonte, nel territorio vicentino interessato dal progetto- “una massa di dolomia sospesa […] avente un volume di 20 milioni di metri cubi”, in pratica una gigantesca frana che potrebbe staccarsi proprio nell’area dov’è prevista la realizzazione di uno svincolo e dell’unica area di servizio della Valdastico Nord.   
 

Negli ultimi anni l’opposizione alla Valdastico Nord e alla Pi.Ru.Bi. è stata portato avanti dagli attivisti ma anche in sede amministrativa, e a fine luglio è arrivata un’ultima sentenza del TAR ha dato ragione alla Provincia di Trento e ai Comuni trentini, specificando che il parere negativo (e motivato) da parte della Provincia autonoma ha il potere di bloccare il progetto. Perché così è scritto nella Costituzione.  

È per questo che si è reso necessario l’intervento del CIPE, e qui l’articolo diventa un po’ tecnico, perché aiuta a comprendere l’attitudine del governo -e in particolare del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi- nei confronti delle grandi opere inutili e dannose.

Nella seduta del 10 novembre, il Comitato “ha assunto motivate determinazioni in ordine all’esigenza di superare il dissenso manifestato dalla Provincia autonoma di Trento sulla localizzazione dell’Autostrada A31 Valdastico Nord, 2° Lotto di completamento da Valle dell’Astico alla A22 (Besenello) e di proseguire nello svolgimento della apposita procedura prevista dall’articolo 165, comma 6, lett. a) del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 (Codice dei contratti pubblici)”.

Bisogna prendersi così il Codice dei contratti pubblici, per capire che cosa è scritto nell’articolo 165, comma 6, lettera a, e che cosa significa l’applicazione di quanto previsto al “caso” della Valdastico Nord. 

Il testo di legge spiega che “in caso di motivato dissenso delle regioni o province autonome interessate si procede come segue: a) per le infrastrutture di carattere interregionale o internazionale, il progetto preliminare è sottoposto alla valutazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, alla cui attività istruttoria partecipano i rappresentanti della regione o provincia autonoma interessata. A tale fine il progetto è rimesso a cura del ministero al Consiglio superiore dei lavori pubblici che, nei quarantacinque giorni dalla ricezione, valuta i motivi del dissenso e l’eventuale proposta alternativa che, nel rispetto delle funzionalità dell’opera, la regione o provincia autonoma dissenziente avesse formulato all’atto del dissenso. Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici è rimesso dal ministro al CIPE, che assume le proprie motivate definitive determinazioni entro i successivi trenta giorni. Ove anche in questa sede permanga il dissenso della regione o provincia autonoma, alla approvazione del progetto preliminare si provvede entro sessanta giorni con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle infrastrutture, e, per le infrastrutture di competenza di altri ministeri, di concerto con il ministro delle Attività produttive o altro ministro competente per materia, sentita la commissione parlamentare per le questioni regionali”.

(Aggiornato il 14 novembre 2014, 10.06)

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